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Ad ognuno dei dodici apostoli, la corrispondente ascendenza zodiacale.

Il tutto, per rendersene conto, scorrendo in visione l’immagine del noto cenacolo vinciano su cui si era applicato Franco Berdini (1941–2011) in uno studio che ha dato poi corpo al libro “Magia e Astrologia nel Cenacolo di Leonardo”, pubblicato per “Editalia”, nel 1982.

Il lato pittoricamente in ombra di quest’opera leonardesca, conservata nell’ex-refettorio rinascimentale del convento adiacente al Santuario di Santa Maria delle Grazie di Milano, sviluppa rispettivamente le figure di Bartolomeo (Pesci), Giacomo Minore (Acquario), Andrea (Capricorno), Pietro (Sagittario), Giuda (Scorpione), mentre, oltre la sagoma centrale di Gesù alla quale è attribuita la posizione del sole, le costellazioni procedono nel verso delle più miti stagioni, profilando una specifica corrispondenza con Tomaso (Vergine), Giacomo Maggiore (Leone), Filippo (Cancro), Matteo (Gemelli), Taddeo (Toro) e Simone (Ariete), assestati sulla parte cromaticamente più in luce del manufatto stesso, in analogia con i periodi dominati dagli accennati segni zodiacali, incombenti in primavera ed in estate.

Trattasi di una rappresentazione implicitamente evocativa delle “virtù e delle peculiarità dell’essere umano”, quale somma di “caratteristiche fisiche dipendenti dagli influssi astrali”, nel prestarsi ad essere significativa anche di quei dodici archetipi che sono speculari ad altrettante sommarie caratterizzazioni personali, con le quali, Leonardo pare abbia valorizzato il proprio lavoro, includendovi un ermetico messaggio di universalità cosmica, confutato dalle diverse tipologie degli apostoli stessi, tramandateci, in parte, pure dal Vangelo.

Anche di questo celato insieme allegorico, come pure di una serie di altri interessanti aspetti correlati alla produzione vinciana, con particolare riferimento alla “Gioconda”, se ne è parlato nel corso della conferenza dal titolo “L’esoterismo di Leonardo e la simbologia del cenacolo”, organizzata dalla Gran Loggia d’Italia nella propria sede milanese, al civico 3 di via del Progresso, nella zona di Via Melchiorre Gioia della metropoli lombarda.

Saluto di benvenuto da parte di Amodio Di Napoli, delegato magistrale della Gran Loggia – Lombardia, nell’introdurre le distinte relazioni del prof. Giorgio Gregorio Grasso, docente universitario, critico e storico dell’arte, e di Fabio Cognetta, ricercatore presso il “Collettivo Movimenti di Coscienza”, applauditi protagonisti del primo incontro pubblico del 2018, in capo alle iniziative culturali allestite per l’autorevole coordinamento dell’avv. Giuliano Boaretto, delegato alla cultura per la Gran Loggia – Lombardia a cui è, pure, spettato il ruolo di concludere l’evento, contraddistinto, fra l’altro, dalla partecipazione di un numeroso ed attento pubblico:

Quando di parla di esoterismo: è opportuno spiegare che cosa si intenda oggi e cosa si intendeva in passato. In passato si intendeva “il cerchio interno” di una scuola filosofica, piuttosto che di una corrente religiosa o di una setta, ovvero “il cerchio interno”, fatto da quei discepoli, da quegli adepti che erano ammessi alla conoscenza dei segreti. Oggi, non si intende la stessa cosa. Oggi, quando si parla di esoterismo, si parla non solo di “cose” magiche o misteriose, ma di “cose” interne ad ognuno di noi. Tutto sommato si parla della psiche, del rapporto tra conscio ed inconscio, perchè, bene o male, la psicanalisi esiste. E’ un paradigma del Terzo Millennio.

Nel merito, invece, delle “Opere d’arte – artista”: discorso di estremo interesse. L’artista del passato è tale, cioè, merita questo titolo, perchè ha prodotto delle opere d’arte. Le opere d’arte sono una finestra sul mondo. Oggi questo non vale più. Perchè opere d’arte è ciò che ha prodotto l’artista, quindi qualsiasi cosa faccia l’artista è opera d’arte, come giustamente diceva il professore. Che cosa stiamo recuperando? Secondo le tradizioni stiamo recuperando il concetto che l’opera d’arte non è esclusivamente quello che l’artista fa o dice, ma nasce dal rapporto tra il pubblico e l’artista, cioè entrambi partecipano alla costruzione dell’opera d’arte. (…) Se io fossi capace di esprimere delle cose di me stesso e del mondo che suscitano interesse, ecco che sarei considerato un artista, ma per chi mi legge, se, ad esempio, scrivessi libri.

Perchè abbiamo parlato di Leonardo e ne abbiamo parlato da tanti punti di vista? Certo che Leonardo nascondeva alcune cose, certo che Leonardo parlava in modo esoterico, non essoterico, non pubblico, e questo perchè? Perchè correva certi rischi che tutti sappiamo, cioè l’Inquisizione esisteva. In quegli anni, a Firenze, è successo quel che è successo, con il frate che poi è stato bruciato. Quindi è evidente che Leonardo stava accorto a non dire e a non fare certe cose che l’avrebbero portato ad avere problemi.

Noi parliamo di Leonardo perchè egli rappresenta per noi un esempio, non l’unico, evidentemente, di cosa sia un ricercatore e, in fondo, leggendo gli scritti e gli appunti di Leonardo ed esaminando alcuni suoi disegni, alcune sue fanta-invenzioni, che cosa ne traiamo? Ne traiamo alcuni concetti fondamentali che sono tipici del ricercatore: per esempio, la curiosità estrema, la gratuità della ricerca: lui non faceva ricerche per arrivare a dei risultati, lui faceva ricerche perchè gli piaceva farle. La capacità di stupirsi che noi abbiamo perduto: cioè di cogliere nel quotidiano e nel banale, qualcosa che sta dietro, qualcosa che ci affascina; vero o non vero: non importa; non è questo il problema. Questa curiosità, questa gratuità, questa incostanza, questa non specializzazione, questa capacità di divagare con noi stessi e di lasciare libero sfogo a tutti i pensieri che ci vengono, di riesaminarli o di non esaminarli, di segnarli su un foglietto e dimenticarsene, caratterizzano il ricercatore, lo connotano.

Proprio la gratuità, la non finalità, la non continuità, la discontinuità e la fantasia caratterizzano il ricercatore. Noi non vogliamo diventare artisti, (chi è artista non è che lo condanniamo), noi vogliamo portare avanti questo spirito di ricerca che, in un momento come questo, è difficile da portare avanti, perchè la gente pensa a mangiare, perchè la gente pensa a fare soldi, perchè la gente pensa ad acquistare o a conquistare il potere, queste sono cose che a noi non interessano che al ricercatore interessano pochissimo.

Con una conclusione. La conclusione è: attenzione, il perfetto è nemico del buono. Miriamo al buono, non al perfetto. Il perfetto è dei santi e degli dei, non è dell’uomo. A questo servono queste riunioni che facciamo: a creare, in ognuno di noi, delle domande, dei problemi, per una parentesi nella vita quotidiana che ci consente di inseguire delle fantasie che tutti abbiamo e che abbiamo il diritto di portare avanti”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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