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Brescia – La parlata dei bresciani è compendiata in un apposito volume attraverso un’accurata raccolta lessicale che, nella forma sviluppata in un vocabolario, è rappresentata nella laboriosa disamina culturale pubblicata, in circa ottocentocinquanta pagine, dalla “Compagnia della Stampa”, nella dettagliata realizzazione tipografica presentata con il titolo di “Lessico Bresciano – I diversi significati, le varie sfumature, le pronunce altre e le scritture di una lingua che ha connotato una civiltà”, secondo la specifica dedicazione di una convinta progressione analitica, profusa in una raggiunta codifica documentaristica.

Codifica ottenuta dalla forma per lo più verbale a quella invece resa nell’articolata attestazione scritta che, nel proporzionare fattivamente l’ispirazione dell’autore, nel suo personale e qualificato estro versatile di un attento ricercatore, costituisce materia intellegibile per un patrimonio fattibile di una esponenziale memoria collettiva, condivisibile nel retaggio di una medesima tradizione largamente percepibile.

Il maestro Gianni Pasquini (1926–1996), compianto protagonista indimenticato di questa notevole trattazione, circa il dialetto bresciano da lui colto in una genuina caratterizzazione, sta al suo paese natìo di Borgo San Giacomo, come lo stesso vernacolo sta al linguaggio gergale di una forma espressiva coniugata alla composita realtà locale, strutturata in una diversificata tipicità territoriale, amalgamata nel fattor comune di un’estensione geografica costituente l’unitaria connotazione provinciale che le è istituzionalmente e culturalmente corrispondente.

Lo spiega, fra l’altro, Agostino Garda, “allievo, amico e collega dell’autore”, nel suo contributo evocativo del significato della pubblicazione, affidato alle possibili letture dei testi inclusi fra le numerose pagine della bene ordinata spunta lessicale di questo notevole vocabolario, redatto a senso unico, fra la locuzione bresciana e quella italiana, per una fedele ed argomentata traduzione: “Dialetto, quindi, come altro mezzo espressivo da porre accanto alla lingua dell’unità nazionale e non alternativo. Dialetto come possibilità, differenziata da territorio a territorio, per esprimere sensazioni, colori, umori ed intensità non traducibili nell’Italiano corrente. Dialetto non come barriera, ma come opportunità di conoscenza”.

Il contesto dell’interazione verbale, nella formulazione di un complessivo registro espressivo che l’opera propone attraverso un attento incedere ricognitivo, è lo spazio plurale in cui si dibattono i molteplici contenuti individuali e comunitari di un omogeneo insieme identificativo che si riconduce, sul piano di un folclore linguistico, ad un interessante spessore connotativo, pure costituito da quanto i vari lemmi documentati tralucono nel loro riverbero esplicativo.

Voce per voce, gli sterminati riferimenti, riportati nel volume secondo l’orientamento di farne il censimento nelle loro invalse manifestazioni ricorrenti, snocciolano la varietà dei vocaboli a disposizione per la comunicazione interpretata nel lessico bresciano che, nella qualità della pubblicazione, si collegano anche ai “simboli dell’alfabeto fonemico internazionale” per la trattazione delle rispettive locuzioni, in quella veste tipografica che è pure correlata da altre puntigliose informazioni.

Informazioni inserite nell’orma lessicale dove le stesse si compenetrano fra i diversi elementi apportatori degli aspetti ortografici, fonemici, semantici ed etimologici presenti nel prodotto linguistico, stratificato per mezzo di quei molteplici fattori sociologici che sono pure sottolineati fra le considerazioni rivolte ai lettori, attraverso la presentazione di Agostino Garda per alcuni spunti chiarificatori, da lui espressi anche in relazione al lavoro effettuato dall’autore, per quanto gli si attribuisce a priori: “Posso affermare, senza dubbio di smentita, che proprio la volontà di scoprire è stata la ragione che ha spinto il Maestro Gianni Pasquini a contattare personalmente le persone che usavano ancora direttamente il Dialetto come mezzo abituale di comunicazione. Uomini e donne delle nostre valli bresciane, delle aree del lago di Garda e d’Iseo, di Bagolino piuttosto che di Lumezzane e di Gambara, oltre che di Borgo San Giacomo, suo paese, ovviamente. Di quei territori, insomma, in cui il Dialetto, soprattutto grazie a qualche grande vecchio o saggio cultore, continuava ad essere lingua viva, capace di trasmettere con potenza evocativa emozioni, situazioni e sentimenti, concetti”.

Opera postuma di Gianni Pasquini, “Lessico Bresciano” affonda le radici nei lunghi anni di applicazione orientati alla sequela dello svelamento letterale di quell’idioma locale che è emerso progressivamente dalla feconda gemmazione di appunti manoscritti e di una serie di prime bozze stilate per la precisa documentazione dei termini attinti dall’uso praticato dai dialettofoni ai quali, per lo più come spiccio e confidenziale vettore verbale, rimangono avvinti.

Nel volume, dove le immagini che vi sono contenute si originano dagli scatti fotografici di Carlo Monterenzi, eseguiti su alcune opere degli artisti bresciani Giacomo Bergomi e Giacomo Olini, una pagina dedicata alle “Regole ortografiche e fonetiche” partecipa, con un elenco di indicazioni, alla consona lettura dei vocaboli pubblicati secondo quel verso comune che, in ordine alfabetico, li dipana nella loro complessiva profusione.

E’ questa l’opportunità colta dalla pubblicazione per una vivisezionante e rispettiva osservazione di quanto dagli stessi lemmi appare in quella corrispondente spiegaz ione che si manifesta puntualmente nella contestualizzante precisazione sia del loro ambito d’uso che del rimando, come riferimento utile per possibili correlazioni fra altre voci collegate insieme nella fattibilità di approfondimenti o di ampliamenti della ricerca lessicale in ogni caso sostanzialmente assolta grazie alla definizione semantica della parola stessa, contemperata, a volte, pure da una citazione, relativamente ai modi di dire, a certe frasi fatte ed a locuzioni particolari, come anche a fonti letterarie dalle quali traspare l’esemplificazione concreta di un brano letterario e del suo autore.

“Lessico Bresciano”, pubblicato in collaborazione con la “Cassa Rurale ed Artigiana” di Borgo San Giacomo, in occasione del centoventesimo anniversario di fondazione, reca, in tal senso, una ricca bibliografia di opere corrispondenti alla cultura ispirata alla realtà locale alla quale, a sua volta, si integra l’elenco di varie altre pubblicazioni che al dialetto, non solo bresciano, ma anche dell’intera area settentrionale italiana, si rivelano tematicamente confacenti, fino a rappresentare, in una pagina apposita, i “Cultori del dialetto”, citati in quella nutrita schiera, composta dai cultori della materia d’ogni tempo, che fanno capo a quell’inesausto lavoro di cui Agostino Garda, a proposito dell’omaggio rivolto a questa lingua del cuore, genealogicamente aderente all’anima antica della più remota ed atavica appartenenza ad una comunitaria condivisione, ne sottolinea la funzionalità spiegando che “(…) dare alle parole del Bresciano un senso unico di comprensione, almeno a livello nazionale, era, ed è, garantirne la sopravvivenza e fornire a studenti, insegnanti, cultori, studiosi e appassionati uno strumento valido, anche se, nonostante gli sforzi, non definitivo”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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