di Pierantonio Braggio

interessante l’articolo, e commovente, quello dal titolo DA AUSCHWITZ NON SI RITORNA MAI..., su Shlomo Venezia a cura di Valerio Gardoni.

L’occasione mi spinge a segnalarVi, non certo per apparire, ma, per unirmi al Vostro attento e preciso ricordo d’un Uomo, che, come correttamente si legge nell’articolo in parola, ha provato, a suo tempo, il peggio, inflitto all’umanità, e che anch’io ho avuto la fortuna d’incontrare il modesto ed eroico Shlomo, proprio qui a Verona.

Uomo, che, con saggezza e pazienza, ha girato e girava l’Italia per fare conoscere i crimini del Konzentrationslager Auschwitz, di cui egli fu testimone, anche sulla sua persona, onde non si verifichino più, anche se stiamo, purtroppo, assistendo nuovamente, oggi, alla ripetizione, sotto altro aspetto, di realtà inaccettabili, che abbruttiscono l’uomo…, seminando altre vittime innocenti.

Shlomo mi commosse profondamente due volte: perché era un sopravvissuto alla diabolica criminalità nazista e perché, al tavolo dei relatori, quando andai ad ascoltarlo e, quindi, a conoscerlo, c’era Lui solo, sconosciuto e quasi abbandonato dal mondo, per parlare, giustamente, a studenti.

I quali, ovviamente, capivano, ciò che potevano intendere, di quanto egli era riuscito a sopportare..., in tempi terribili ed oscuri e che, appunto, egli andava dettagliatamente raccontando.

Ora, egli, dal 2012, non è più. Bene hanno fatto, quindi Gardoni e Popolis a ricordarlo.

Sul mio modesto incontro con lui, ove la cosa interessi, segnalo un breve riassunto pubblicato su VeronaEconomia,   Ricordando l’Olocausto.

Forse, qualche ulteriore dato, ad ampliamento, potrebbe interessare, proprio in questa fine di gennaio, nella quale si celebra il Giorno del ricordo di milioni di vittime del fanatismo nazista e fascista e, fra queste, sei milioni di ebrei, dei quali ottomila italiani.

ll trasporto dei quali, verso la morte certa, avveniva anche con il vagone-merci o -bestiame, che porta le sigle FS (= Ferrovie dello Stato) F III 7666, nel duro periodo 1943 – primi mesi del 1945…, vagone esposto, anche in questo gennaio, nella veronese e centrale Piazza Bra.

Tutto ciò, non dimenticando il massimo disprezzo dei propri simili, da parte della SS, la quale scriveva in gesso, sulle pareti esterne del vagone, a carico avvenuto, il numero delle future vittime, nel mezzo bestialmente rinchiuse, definendole “pezzi”: 54, nel caso del vagone in parola.

Che il carro – assolutamente privo di cibo, di acqua e del minimo servizio igienico e destinato a non essere mai aperto, se non a raggiunta ed infernale destinazione – contenesse esseri umani avviati all’eliminazione, era indicato, per usi d’ufficio, in gesso bianco, dalla sigla RSHA, ossia, ufficio centrale per la sicurezza del Reich.

Non posso concludere – e, mentre ringrazio per l’attenzione, mi scuso per lo spazio che sto rubando – senza accennare, in fatto di contatti diretti con sopravvissuti dai campi di concentramento nazisti, al lavoro di carattere storico, frutto dell’impegno del mio caro amico di Innbruck, Austria, Hermann Weiskopf.

Egli, noto regista, ha realizzato, lo scorso anno, un docu-dramma di 87 minuti, sulla ‘Versplitterte Nacht’ o ‘Notte dei Cristalli’, voluta dal fanatismo degli allora nazisti di Innsbruck, fra il 9 ed il 10 novembre 1938, ‘Notte’, durante la quale fu assassinato il presidente della Comunità Ebraica del Tirolo e del Voralrberg, l’ing. Richard Berger.

Nella sua ricostruzione filmata, Weiskopf ricorda, quindi, il triste evento, con scene di fiction e testimonianze inedite di testimoni oculari, sopravvissuti alla barbarie del Terzo Reich e tuttora viventi nello Stato d’Israele, www.avgproduktion.com.

Complimenti, dunque, alla rivista Popolis di Cassa Padana, anche per avere riservato spazio, sullo stesso numero, ad Enzo Sereni, la cui vita, azione eroica e morte a Dachau sono storia incancellabile e che va sempre e ripetutamente fatta conoscere, onde i fatti, sopra fin troppo brevemente citati, mai più si ripetano, e la nobile dignità dell’uomo, di qualsiasi uomo, sia, dall’uomo stesso, sempre e sotto ogni aspetto, rispettata.