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La scuola e la droga sono due aspetti della vita che ho sempre odiato.
La prima mi ha tolto del tempo, mi ha detto che potevo solo fare l’operaio e mi ha fatto conoscere falsi amici.
La seconda mi ha tolto gli amici veri.”

Chi sta male non lo dice è una storia iniziata in un quartiere dove a cadere a pezzi sono le persone prive di impalcature, schiave delle condizioni economiche al punto di attaccarsi al lavoro rinunciando così alla vita.

Dove chi non ci riesce beve fino ad annullarsi e alza le mani sui figli e sulle mogli dietro imposte serrate. Dove la gente sa e non fa nulla. Perché addosso tutti hanno l’odore dei poveri e le scarpe consumate di chi è abituato a frenare in bici coi talloni.

Una storia di sogni infranti che i figli ereditano dai genitori, partiti dall’Africa per “na Poto”, l’Europa, senza sapere che questo paese non è pronto ai loro tratti del viso né preparato a sostenere le loro ambizioni. Basta avere la pelle un po’ più scura per essere preso di mira, il taglio degli occhi diverso per sentirsi intruso, un cognome con troppe consonanti per sentirsi gli sguardi addosso.

In questa desolazione, Ifem prova a colmare il vuoto che la mangia da dentro con l’amore. Quello per Yannick. Un ragazzo che sembra inarrestabile. “Ifem, non ci fermeremo finché non capiranno che non siamo neri che si sentono italiani, ma italiani neri” le ripete continuamente. Ma pian piano quell’amore, come tutto attorno a lei, svanisce. Ne rimane solo un’ombra sottile nelle linee immaginarie che lei traccia sulle labbra di lui mentre dorme. Uno dei pochi momenti in cui Yannick sembra quieto. Perché a fermare la sua corsa è la cocaina. Iniziata per noia, quasi per caso, perché lui è cresciuto in un quartiere popolare dove tutti almeno una volta hanno provato, anche i preti. E perché per un attimo la polvere bianca riempie qualsiasi vuot,ti fa sentire come avessi dentro tutto il ferro della torre Eiffel, ma poi si porta via tutto.

“Non sapevo allora che quando una certezza svanisce poi svanisci un pò anche tu”

Chi sta male non lo dice non è però solo un pugno nello stomaco, è soprattutto la storia di come i fiori spuntano anche nel cemento. Di come c’è sempre un modo per salvarsi, l’importante è non rinunciare, non smettere mai di amare la vita. E che “dare troppo non è sbagliato, diventa un problema quando non otteniamo in cambio il sostegno per continuare a farlo”

Nella vita si può imparare a vivere senza una persona, ma non si impara a dimenticarla. Il problema è capire perché una persona manca. Se manca per le cose che faceva, allora sicuramente un’altra persona un giorno potrà prendere il suo posto. Se manca per la sua essenza allora non potrà mai succedere”.

Autore libro

Antonio Dikele Distefano Nato a Busto Arsizio da genitori angolari, visse infanzia e adolescenza a Ravenna dove si appasionò di hip-hop. Scrisse pezzi musicali in questo genere musicale e infine nel 2013 costituì il duo Primavera Araba, cantando e scrivendone i testi. La suà attività di scrittore fu segnata inizialmente dalla auto-pubblicazione di un romanzo scaricato da diecimila lettori. Questo romanzo fu notato dalla Mondadori che, riveduto e corretto, lo pubblicò nel 2015. Dopo questo primo romanzo, Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?, pubblicò i successivi Prima o poi ci abbracceremo e Chi sta male non lo dice.

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