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Era un giorno di maggio, forse il sette, quando alzai il piccone. Dovevo abbattere la parete interna della baita per il restauro. Non immaginavo che quel colpo mi avrebbe cambiato la vita.

Il protagonista senza nome è un misogino di prima categoria. E si capisce già sfogliando le prime pagine del romanzo. E’ raccapricciante intendere tra le righe il forte odio che nutre per il genere femminile.

La storia parte da lontano. Fa un’introduzione sui suoi rapporti che esso intrattiene con l’intero genere femminile nel corso di tutto il suo vissuto, da che ha memoria fino ai suoi attuali 65 anni, per poi avvicinarsi alla vera vicenda sulla quale è incentrato il romanzo. E’ una storia di cattiveria e di violenza.

Il racconto si apre nel fitto di un bosco tra i monti dell’Italia settentrionale, dove un uomo, dopo decenni di richieste e di tentativi, riesce finalmente ad acquistare una vecchia baita appartenuta ai suoi antenati. Negli anni le migliaia di domande fatte al padre sul destino e sulla storia di quella famosa baita, che ogni giorno era sul cammino che li portava al loro preferito sentiero di caccia, non avevano mai trovato risposta, morte nello strano silenzio e nelle ottuse reazioni di lui, che alla terza domanda insistente del giovane ragazzo rispondeva a cinghiate affinché esso non avesse taciuto per l’intera giornata.

Il protagonista è deciso a ristrutturarla, per andarci a vivere e sfuggire così alla crudeltà del mondo che lo circonda. Ma il destino non è d’accordo con la sua idea. Al primo colpo di piccone ben assestato, la sua vita cambia per sempre. Dietro il superficiale strato di calce, il vuoto di un’intercapedine ed in essa i corpi mummificati di tre donne. A rendere tanto più macabra la scena, il fatto che sia ben chiaro sulla palle delle tre donne l’incisione di strani segni, con delle forme quasi a ricordare le lettere dell’alfabeto di una lingua misteriosa e sconosciuta.

Le tre mummie cominciano a infestare i suoi pensieri e i suoi sogni, trasformandoli in incubi e allucinazioni. Quale sarà la loro storia? Chi sarà stato a far loro tutto ciò? Qual è il macabro messaggio che quelle lettere vogliono comunicare? E’ tutta follia o sarà davvero possibile che la “cerva dagli occhi buoni” che ogni sera spunta dal bosco voglia proteggerlo e rivelargli qualcosa? L’uomo non ha alternativa che mettersi alla ricerca della verità, una ricerca che può portarlo alla perdizione definitiva o alla salvezza. O forse a entrambe…

Nel muro” è il nuovo libro di Mauro Corona, edito Mondadori, che dopo tanti racconti brevi, torna alla forma vera a propria del romanzo. E lo fa con una forza quasi violenta. Questo libro è un viaggio nelle profondità più buie della natura umana. Un modo per sondare il profondo odio che alcuni uomini nutrono verso il genere femminile, toccando quindi anche il tema attuale della violenza contro le donne in un modo crudo, spietato.

Recentemente, in un’intervista a Bookcity, Mauro Corona ha parlato così del suo romanzo – “Ci sono molte cose di questo romanzo che sono mie, che appartengono alla mia vita, alla mia famiglia. Quando nel libro racconto del paese di gente che non parla e non denuncia, è il mio. La misoginia latente è quella che respiravo nella mia famiglia. Volevo mettere in evidenza che le violenze partono dalla famiglia, da cose che hai visto da bambino, e si manifestano più avanti. La chiave è l’infanzia, l’educazione. Io mi rendo conto di essere figlio di una determinata cultura, ho saputo gestirla con dolcezza, ma io sono stato istruito alla violenza sulla donna. La mia educazione sessuale è stata di una ferocia irripetibile. “Se non ve la danno, un ginocchio sulla pancia e ve la fate dare”, questo è quello che mi diceva mio padre. In questo libro volevo mostrare le difficoltà che possono venire fuori in un adulto che ha visto queste cose“.

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Roberta Mobini
Nata e cresciuta a Leno. Entro a far parte di Popolis dal primo agosto 2016. Studio Scienze matematiche all'Università Cattolica di Brescia. Estremamente curiosa, le mie passioni sono la lettura, l'attività fisica e soprattutto gli animali.

2 Commenti

  1. “con una forza quasi violenta”? Ma lo avete letto il libro? È di una violenza indicibile. Metà della recensione è copiata dalla fascetta di copertina.

    • Gentile Daniele.
      Sono d’accordo con lei che alla lettura il volume sia di una violenza indicibile, ma non sono io a giudicare cosa alla gente piaccia o meno leggere. Questo è solo un consiglio di lettura per chi apprezzi il genere, non una recensione al volume.
      Grazie del suo commento, le auguro buona giornata.

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