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Reggio Emilia. Palazzo Magnani propone fino al 14 febbraio un’ampia e raffinata indagine sul Liberty in Italia. Sette sezioni che vedono riunite quasi 300 opere: dipinti, sculture, illustrazioni, progetti architettonici, manifesti, ceramiche, incisioni. Vernissage previsto per venerdì 4 novembre alle ore 15.00.

La mostra, a cura di Francesco Parisi e Anna Villari, è organizzata e promossa da Fondazione Palazzo Magnani e Silvana Editoriale, con il Patrocinio e il Contributo del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

Selezionatissimi i prestiti provenienti dai più importanti Musei italiani e da straordinarie Collezioni private e molti dei quali, oggetto di recenti studi, vengono presentati al grande pubblico per la prima volta.

Ogni sezione della mostra – dedicata al dialogo tra le diverse arti – mette in luce l’alternanza tra le due “anime” del Liberty italiano: quella propriamente floreale e quella “modernista”, più inquieta, stilizzata ed essenziale e che precederà le ricerche delle avanguardie, in primis il Futurismo.

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Rubino Antonio: La necessità, 1910 ca. china e tempera su cartoncino, mm 600×740. Scandicci (FI), Collezione privata

“All’interno di una idea più ampia e generale di “Liberty italiano” – anticipano i Curatori Francesco Parisi e Anna Villari – abbiamo voluto porre a confronto le due diverse tendenze; cercando di assecondare in questo modo il dibattito storico artistico dell’epoca che individuava, come vera essenza del Liberty, la linea fluente, floreale e decorativa e, d’altra parte, recuperando il modello critico della letteratura coeva che identificava nel Liberty tutto ciò che era considerato moderno e di rottura, includendo quindi anche quelle esperienze non propriamente classificabili in Italia come floreali ma piuttosto moderniste o secessioniste”.

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Paolo Antonio Paschetto: Ragazza con lira, 1908-1910 olio su tela, cm 232 x 120 Roma, Collezione privata

Il percorso della mostra si sviluppa secondo una scansione per sezioni “tradizionali”: pittura, scultura, decorazione murale, ceramiche, progetti di case d’artista (come chiave nuova per entrare nell’idea progettuale dell’architetto che lavora, eccezionalmente e con la massima libertà espressiva, per se stesso), manifesti, illustrazione e incisione.

Filo rosso che collega tutte le sezioni di mostra è lo stretto dialogo tra opera e processo creativo, che si manifesta attraverso la pratica del disegno e l’esercizio sulla linea grafica: alle pitture, sculture, ceramiche, ai progetti decorativi e ai manifesti sono stati infatti accostati bozzetti preparatori, cartoni, i disegni relativi a vasi, piatti e oggetti, in un continuo scambio tra arti e campi di ricerca; si potrà così anche scoprire che lo scultore Arturo Martini ha disegnato vasi in ceramica, Felice Casorati ha progettato una fontana, Vittorio Corcos è stato anche cartellonista e Umberto Boccioni, oltre che cartellonista, ha disegnato alcune vignette per il “Corriere dei Piccoli”. Risale insomma proprio al Liberty la ricerca di una bellezza applicata, grazie alla firma di un “autore”, a tutte le forme del vivere quotidiano.

Una chiave inconsueta che rivela, entrando nel vivo del “fare” e nella mente dell’artista, la vera essenza concettuale e espressiva del Liberty, un movimento, una tendenza e una moda che, a distanza di più di cento anni, non ha ancora esaurito il suo potere seduttivo.

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Manifesto – Fonte Meo

Le sezioni della mostra:

La pittura

Nelle tre ampie sale dedicate interamente alla pittura emergerà come in Italia non sia possibile individuare uno stile unitario riconducibile ad una ortodossia Liberty, ma piuttosto una varietà dovuta, da una parte, alla fedeltà al tradizione regionale, dall’altra alla volontà di adeguarsi a esperienze straniere. Il percorso si snoda attraverso i primi tentativi di aggiornamento del gusto e prevede anche un’ampia sezione di ritratti, nudi e allegorie.

L’illustrazione e la grafica

Forse più di ogni altra, l’espressione artistica caratterizzante la Belle Epoque è stata quella grafica, sia quella applicata – ovvero il manifesto e l’illustrazione libraria – sia quella produzione più personale sortita dai torchi dei singoli artisti che, in un’accezione più vasta, alle Esposizioni d’arte veniva definita “Bianco e Nero”. Ampio spazio è dato all’incisione originale.

Le case d’artista

I temi correlati della dimora d’artista e della autocommittenza forniscono un punto di osservazione privilegiato per guardare all’architettura del liberty italiano e al tema, di primaria importanza, della casa. Anche in Italia le dimore d’artista offrono agli architetti, per un verso, imprescindibili spunti di riflessione sui temi dello spazio della creatività, e sull’autorappresentazione dell’artista all’interno della società; per l’altro offrono l’opportunità di singolari rapporti con il committente finalizzati alla creazione di importanti esperimenti di “opere d’arte totali”.

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Scultura di Corrado Selva

Le arti decorative

L’affermazione delle tendenze Liberty in Italia si ebbe soprattutto in occasione dell’Esposizione delle Arti Decorative di Torino del 1902, dove l’influsso dell’arte si estese verso tutti gli aspetti della vita quotidiana, sotto il motto “L’Arte si democratizza come la scienza”. Il gusto modernista italiano si sviluppò con tendenze anche contrastanti legate alla complesse realtà regionali. Le arti decorative in mostra si articolano in due diverse sezioni: la ceramica d’artista, e piccoli manufatti in bronzo, tra scultura e oggetti di uso comune. In mostra le ceramiche di Domenico Baccarini, Giuseppe Cellini, Galileo Chini, Arturo Martini, Giovanni Prini, Achille Calzi e i bronzi di Duilio Cambellotti, Alessandro Zanelli, Giovanni Alloati e Renato Brozzi etc.

La scultura

La sezione traccia una mappa della scultura Liberty in Italia con opere mai prima d’ora esposte e realizzate, orientativamente, nel periodo compreso tra il 1895 e il 1920. Partendo dalla produzione di quei scultori nati tra l’inizio degli anni Cinquanta e la fine degli Ottanta dell’Ottocento, fino ai più giovani come Attilio Selva, Giovanni Primi, Ercole Drei, Nicola d’Antino.

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Galileo Chini – Vaso con pavoni

La grande pittura decorativa

Nella pittura decorativa, specie nella grandi commissioni pubbliche, continuarono a riaffiorare in maniera evidente stilemi desunti dalla grande tradizione italiana. Basti pensare alle inflessioni rinascimentali di Galileo Chini, nei pannelli per la sala del Sogno alla Biennale di Venezia. La sezione si apre con i bozzetti per la Galleria Sciarra di Roma realizzati da Giuseppe Cellini, esempio di proto Liberty, si snoda attraverso la linea francesizzante di ettore Maria Bergler per giungere alle inflessioni bizantineggianti e klimtiane di Giulio Bargellini fino alle tensioni dinamiche di Duilio Cambellotti.

I manifesti

In anni in cui è massima l’attenzione verso il mondo delle arti applicate, della decorazione, di quello che verrà chiamato design, nella necessità di rivalutare il rapporto tra industria e artigianato educando il popolo ad una diffusa bellezza dell’oggetto di uso quotidiano, anche il manifesto diventa un canale attraverso il quale l’artista moderno può veicolare la propria creatività, rendendosi attivo e utile nel diffondere i frutti benefici della rivoluzione industriale. In mostra manifesti mai visti di grandi dimensioni e dall’impatto coloristico dirompente.

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