Pescarolo ed Uniti (Cremona) – Anche a Pescarolo abbiamo avuto modo di fissare alcune immagini di questo uccello, l’Ibis alias Threskiornis Aethiopicus, così classificato dal fisico, naturalista e scrittore inglese John Latham (1740/1837) definito il nonno dell’ornitologia australiana.

E’ un uccello dal folto mantello bianco piumato e dal becco, coda e piedi neri, gli adulti hanno una lunghezza di 68 centimetri  l’apertura alare varia da 112 a 124 centimetri, il peso si aggira sul chilo e mezzo e quando è in volo mantiene il collo allungato in
avanti e le zampe slanciate.

Ormai presenti anche sul nostro territorio e già avvistati in parecchie zone, da Soncino a Pieve San Giacomo, sono naturalizzati in diversi paesi Europei e da noi sono in prevalenza in vicinanza di laghi e fiumi (Mincio), nel Delta del Po e nelle campagne tra Novara e Vercelli. In rapida espansione viene considerata una “specie esotica invasiva”.

Nella mattinata di martedì 5 gennaio siamo riusciti a scattare una bella foto, grazie anche a Tenca Mauro, appassionato cacciatore ma soprattutto amante della natura e delle sue bellezze, mostrandoci a proposito un primo piano di un ibis bellissimo, aesegnalarci dove li aveva appena visti.

Uccelli di palude, con queste piogge hanno trovato il luogo migliore nella zona denominata ”Pracastello”, oggi formata da vari acquitrini,e che si trova ai lati della SP3, nel tratto compreso tra le vie Mazzini e Matteotti.

Purtroppo dopo i cinghiali, sono arrivati anche questi ospiti scomodi, certamente meno dannosi delle nutrie, come precisa il Sindaco Cominetti, ma il fatto che ci siano animali onnivori fuori dal loro territorio naturale, che minacciano la fauna del nostro ambiente, non può che portare a importanti riflessioni sul nostro comportamento.

Questo, come abbiamo già scritto, comporta per tutti i paesi europei l’obbligo di controllo. Si apprende inoltre che un decreto Europeo, entrato in vigore anche in Italia ci adegua alle norme che riguardano appunto ruoli e responsabilità per affrontare il problema sul quale sta lavorando l’ISPRA – Istituto per la Protezione e Ricerca Ambientale, riguardante il danno che le specie invasive creano, vedi i parchi, causando anche grossi problemi alla salute e alle attività dell’uomo. Un problema non da poco che affrontato
comporterebbe, secondo uno studio dell’ISPRA, un costo annuo di oltre 12 miliardi di euro.