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A prescindere dalle polemiche che ne hanno accompagnato la pubblicazione, la disputa con l’ex moglie che ha scelto (e imposto) di non comparire nel volume, l’acceso dibattito su quanto ci sia di vero e di falso, di letterario e di reale, “Yoga” di Emmanuel Carrère è un libro che ci racconta qualcosa (di autentico) sulla salute mentale.

E così il volume, partito dall’idea di scrivere un saggio arguto e accattivante sulla meditazione e sullo yoga, diventa in corso d’opera tutt’altro: una finestra, vera o presunta, sulla vita dell’autore in cui colpiscono (anche per il contenuto di verità) le parti dedicate alla caduta nel baratro del disagio psichico da parte di un uomo che, dopo una vita all’insegna della nevrosi, trascorre finalmente dieci anni di serenità e armonia, forse di vera felicità.

Così lo scrittore si ritrova, per la prima volta nella sua vita, non sul divano di uno psicanalista, come gli è capitato tante volte in precedenza, ma nello studio di uno psichiatra che gli prescrive forti dosi di antipsicotico e gli diagnostica il disturbo bipolare per sottoporsi, poi, a 14 sedute di quello che un tempo si chiamava elettroshock e che oggi prende il nome di Tec.

Insomma, al di là degli indiscutibili risultati artistici, il coming out letterario di Carrére non può che fare del bene alla causa della salute mentale.

(La recensione è tratta dal numero di ottobre di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)