L’isola di Cipro è teatro di una disputa al centro del Mediterraneo Orientale che, di fatto, ha definitivamente spezzato in due questa terra. Ma come si è giunti a questo punto?

A raccontare genesi ed evoluzione della Questione Cipriota è Giovanni Vazzana, ricercatore da sempre attento al tema della frontiera, ai problemi delle minoranze e alle dinamiche degli Stati divisi e autore di ‘L’ultimo muro d’Europa. Cipro, disputa al centro del Mediterraneo’, edito da Paesi Edizioni per la Collana Machiavelli.

Il libro – in tutte le librerie e negli store online  – ricostruisce nel dettaglio le vicende che hanno portato alla divisione dell’isola: dai tentativi di negoziazione sistematicamente naufragati negli ultimi decenni, al Piano Annan per la riunificazione su forma federale bocciato dalla maggioranza dei greco-ciprioti (ma non dai turco-ciprioti) a un referendum del 2004, fino all’ingresso della sola Repubblica di Cipro nell’UE.

Una terra divisa che oggi più che mai si trova al centro di nuove dispute, ben note all’autore che proprio a Cipro ha avuto la possibilità di toccare con mano l’ultimo muro d’Europa tramite l’Associazione italiana Giovani per l’UNESCO.

«Oltrepassare la frontiera, muta anche il carattere di un individuo: al di là di essa si diventa stranieri, emigranti, diversi non solo per gli altri ma talvolta anche per se stessi. E non sempre il ritornare al punto da cui siamo partiti ci fa ritrovare tutto quello che abbiamo lasciato».

Dal 1974, a seguito dell’intervento militare turco in risposta al tentativo della giunta militare greca di annettere Cipro ad Atene, una Linea Verde divide in due quest’isola: a sud la Repubblica di Cipro, membro dell’Unione Europea dal 2004, con il 95% della popolazione di etnia greco-cipriota; a nord la Repubblica turca di Cipro Nord, non riconosciuta a livello internazionale a eccezione di Ankara, con il 98% della popolazione di etnia turco-cipriota. Da allora Cipro è in gran parte militarizzata: a sud 10mila soldati greco-ciprioti, a nord 30mila elementi delle forze militari turche e, ancora, 4mila soldati inglesi nelle basi di Akrotiri e Dhekelia, retaggio dell’ex dominio britannico, e altri mille peacekeeper delle Nazioni Unite a sorvegliare la zona tampone.

La Turchia di Erdogan rispolvera piani di espansione neo-ottomana. Il suo candidato, Ersin Tatar, ha recentemente vinto le elezioni a Cipro Nord. Ankara rivendica il controllo delle immense riserve di gas e petrolio situate al largo delle coste cipriote e minacciando anche le esplorazioni dell’italiana ENI. Una politica aggressiva che sta avendo gioco facile di fronte a un’Europa che si scopre, per l’ennesima volta, disunita e incapace di difendere gli interessi di un suo Stato membro. Lasciando che il «suo» mare cada in mano ad altri.

Giovanni Vazzana è  palermitano, classe 1986, ha compiuto i suoi studi universitari linguistici a Pisa e a Lorena, in Francia. Ricercatore da sempre attento al tema della frontiera, ai problemi delle minoranze, alle dinamiche degli Stati divisi, a Cipro ha avuto la possibilità di toccare con mano l’ultimo muro d’Europa tramite l’Associazione italiana Giovani per l’UNESCO. Appassionato di poesia, oggi insegna nel nord Italia.

 

 

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