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Tutti gli esseri umani hanno diritto alla felicità. Ripercorrendo il significato di felicità, dalla filosofia greca e latina ai pensatori dei nostri tempi, in questo “Il diritto alla felicità”, in uscita per Novalogos il 6 giugno, Roberto Tiberi  giunge a ricomprendere la felicità tra i diritti naturali e inalienabili dell’uomo.

Ma un diritto alla felicità individuale possibile solo a patto che si realizzi anche una felicità collettiva.

Il diritto alla felicità è un diritto o viverlo come un dovere? si chiede nella prefazione Piefranco Bruni.

Ha ragione. Perché questo libro ci pone davanti a degli interrogativi forti. La felicità ci rende sognanti. O il sogno ci regala briciole di felicità? Una vita contaminata da parole in un tempo in transizione diventa un tempo traslocato. Discordanze. Dalla discordanza può nascere la felicità? Che cos’è la felicità?

“Mai dire che la felicità è una leggerezza dell’anima o una dissolvenza che attraversa il dolore e lo supera” aggiunge Bruni.

“Mai dire che la felicità ha la serenità tra le pieghe. Roberto Tiberi tocca il nodo di Gordio della felicità oltre il modello epicureo. Si ha diritto alla felicità. Oppure no? In questo senso il modello greco e poi latino hanno richiesto una sopportazione del quotidiano.

La felicità è un assentarsi dalle difficoltà che diventano conflittualità. O forse è riuscire a convivere con le infedeltà della propria anima? Si abita la vita per infelicità e per mito si cerca di armonizzarla pur sapendo che è difficile incontrare il contrario.

Si ha diritto alla felicità. Bisogna essere in armonia con il proprio sé, con il proprio senso, con il proprio orizzonte. Non credo che si possa dire che la felicità sia un eterno o che la felicità sia un indelebile infinito che accarezza la linea degli orizzonti, quando gli occhi diventano custodi di memoria.

Una memoria che attraversa lo sguardo… Tiberi scava nelle parole della discordanza umana della felicità-serenità. La felicità è saper attraversare il buio pur sapendo che nel bosco è difficile trovare la luce o è difficile sapere che ci possa essere una luna che faccia da faro”. 

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