Tempo di lettura: 4 minuti

“Il gigante e la luna”, secondo la stessa autrice, è un racconto scritto dal “Cappellaio Matto”, per le edizioni “MEF – L’Autore Libri Firenze”, per la collana “Biblioteca ’80 Narratori”.

Ispirandosi a tale figura, tra i personaggi immaginari del noto romanzo “Alice nel Paese delle Meraviglie”, Patrizia Gagliano, ha tradotto, in prosa fantastica, l’inventiva letteraria di una propria narrativa che, all’intrigante seduzione del racconto surreale, riserva il fascino onirico del suscitare, nel lettore, anche la possibile percezione di un ermetico segreto da provare a svelare.

“Cosa hanno in comune un corvo ed uno scrittoio?”.
E’ l’interrogativo del “Cappellaio matto” rivolto ad Alice, protagonista dell’omonimo racconto di Lewis Carroll (1832 – 1898), in un quesito rimasto inevaso, rispetto allo svelamento di quella versione ultimativa che, anziché concretizzarsi, cede, invece, il passo ad una costante ricerca di un’ulteriore traccia esplicativa, in modo che ciascuno possa contribuire ad affinare un percorso d’indagine, affidato ad una propria libera prerogativa.

E’ la forza dell’allegoria metafisica che, nel racconto “Il gigante e la luna”, sviluppa il ritmo di una personale metrica narrativa, consona alla rapsodia onirica di quei guizzi fantasmagorici che si ispirano alla messa in campo di una serie di autentici elementi propri della natura, nella sua stessa essenziale manifestazione primitiva.

Tutto questo condito pure da una autentica vena poetica che corrobora lo scritto con la forma di un’altra dimensione espressiva, interagente con il piano sottile di una comunicativa che si rivolge al cuore, quale patrimonio interiore, a motivo di quella sensibile prospettiva che affronta la realtà grazie alle liriche pulsazioni di una mediazione introspettiva, oltre la vetusta corteccia del carico robusto del tempo, stratificatosi sopra l’epidermide della vita.

A tal proposito, scrive, fra l’altro, Giovanni De Piaggi, nella prefazione dedicata alle poco più di settanta pagine di questo volume di Patrizia Gagliano: “(…) C’è in lei il senso del mistero e del miracolo: ed è perciò che nei suoi languidi abbandoni con la luna, riesce a cogliere l’infinita verità del tutto. (…)”.

La luna sembra essere presenza discreta ed aleggiante nei quattro principali capitoli dell’opera, come alto riferimento ancestrale che, in quanto tale, risulta funzionale, per il suo progressivo e consueto divenire, mediante le fasi di un proprio sistematico comparire e scomparire, ad accompagnare lo sviluppo del racconto, in una sorta di profilo compresente che attesta la trasformazione del tutto, in un fatale processo di sublimazione evanescente.

Un’evoluzione strisciante interessa le rispettive figure del racconto, attraverso l’avvio, in capo alle varie parti coinvolte, di un percorso di superamento della loro natura originaria, mediante un’evoluzione in linea con l’intuizione rivolta a tale aspetto da parte dell’antroposofo Rudolph Stenier (1861 – 1925) nell’affermare: “Guarda il fiore! E’ una farfalla, incatenato alla terra. Guarda la farfalla! E’ un fiore, liberata nel cosmo”.

Un avvicendamento che pare richiamare una dinamica iniziatica per la quale, come nella realtà sognata che è nel mondo in cui abita il “Cappellaio Pazzo”, il racconto si assesta, infine, nel seguito di un divenire, grazie all’intreccio di una disinvolta progressione di scene che lascia aperto lo spazio ad un’inesorabile mutazione dello scibile a cui pure attiene la medesima narrazione, nello spettro vagante di una metamorfosi d’insieme.

Forse il viaggio stesso, nel suo concetto figurato, è la meta agognata anche in una concomitante ed ascendente contestualizzazione spirituale, espressa, ad esempio, in quella sollecitudine valoriale che, in una versione del “Credo”, procede ad affermare, in una sua cattolica declinazione confessionale che “Credo nella volontà di Dio/ che vuole che la terra torni/ ad assomigliare al cielo”.

Una meta, legata pure alla cura di un’attesa, che è annunciata da quella trasformazione dove si nasconde in una realtà in evoluzione, come appare nell’espressione usata da San Paolo “Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Non solo, ma anche noi che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo”.

Nella simile propensione verso questo incedere, si legge, fra l’altro, nella trama del racconto di Patrizia Gagliano, complessivamente al di fuori degli schemi convenzionali, quasi sviluppata a mosaico di tessere fra loro dirompenti, che: “Inquietante è la percezione dei propri sentimenti, delle proprie voglie, delle proprie delusioni. Giungere alla meta delle proprie aspettative, toccare l’orizzonte della ricerca, diluisce l’anima fino al turbamento”.

Tra i quattro elementi di aria, terra, acqua e fuoco, ai quali si riconduce lo snodo incalzante di un mutamento costante, “Il gigante e la luna” muove rispettivamente l’estemporanea visione, fra altre possibili realtà d’ingaggio, di un gigante, di un nano, di un fiore, di una nuvola, della luna e del sole, attraverso un’osmosi cristallizzata di passaggi per i quali la narrazione è il mezzo per condividerne l’avvicendarsi di immagini ipnotiche su scenari surreali, secondo il vigore diffusamente enigmatico di uno stile compositivo che, sfiorando centri tematici d’interesse, mediante un approccio evocativo, si cala in quanto, ancora secondo, Giovanni De Piaggi, riguarda la scelta di una sostanziale indagine riflessiva, compiuta dall’apprezzata autrice, in corrispondenza con una meditazione esistenziale, scrivendo che “(…) Il racconto della Gagliano si apre sulle ali del canto, il verso si allarga ad una visione quasi panteistica, corpo e universo, natura e sangue, come elementi pagani o sensuali che in un’atmosfera lirico-religiosa trovano il loro fondamento. (…)”.

CONDIVIDI
Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *