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Brescia – Una diffusa riflessione proposta non per rimarcare differenze, ma per favorire le possibili tendenze che paiono convergere su un profilo di comuni appartenenze. Nord e Sud, con in mezzo il Centro, afferiscono, in questo caso, ad un medesimo Paese, nella tripartizione italica che è speculare al tricolore, bandiera nazionale, del Belpaese.

Ospite nella sede di Confartigianato di Brescia, Roberto Maroni, già governatore della Lombardia, ha, fra l’altro, precisato di aver scritto il libro “Il rito ambrosiano per una politica della concretezza” (ed. Rizzoli), in un’ottica di propositiva compartecipazione alle sorti di tutta la penisola italica, Alpi ed isole comprese, per determinare una stimolante argomentazione, circa le distinte afferenze che paiono tipiche nei territori per lo più localizzabili in una dicotomia di ormai invalse e di tradizionali pertinenze.

L’autore varesino si è confrontato con Eugenio Massetti, presidente di “Confartigianato Brescia e Lombardia”, con il sindaco di Brescia, Emilio Del Bono, rispondendo ad alcuni interrogativi sottopostigli dal giornalista Renato Andreolassi, referente del mondo dell’informazione per il ruolo di moderatore dei vari interventi di questa tavola rotonda, funzionale ad interagire, in forma di dibattito, con i contenuti focalizzati nel merito del libro secondo un’interessante presentazione.

Come, fra l’altro, sottolineato da Renato Andreolassi “in una città che si appresta a ricordare padre Ottorino Marcolini”, riferendosi alle manifestazioni cittadine in occasione dei quarant’anni trascorsi dalla sua morte, il valore della concretezza, in una ragionevole logica del fare, si sposa con il “rito ambrosiano” stigmatizzato nel volume da Roberto Maroni, riferendosi l’autore, alle riconosciute prerogative della metropoli meneghina alla quale una vasta area settentrionale del Paese si riconosce per un’analoga ed intrinseca cultura attiva, rispetto all’intraprendenza imprenditoriale e comunque legata, a vari livelli, ad una solida coscienza collettiva.

Possibile esemplificazione di questa identità costitutiva delle differenti accezioni che la qualificano in una sintesi complessiva, è la quadruplice specificazione coniugata dall’autore nei termini di coraggio, condivisione, carità e concretezza, pure assegnando a ciascuna di esse una figura di qualità che, desunta nell’area territoriale osservata per una testimonianza di assertività, ha rispettivamente i volti di Alberto da Giussano, del popolo milanese delle Cinque giornate, di San Carlo Borromeo ed, in parametri temporali, invece, maggiormente contemporanei, di un imprenditore bustocco, Benigno Crespi, protagonista, fra l’altro, a fine Ottocento, di una concreta operazione di investimenti per la messa in atto di un insediamento manifatturiero sull’Adda, contestualmente alla realizzazione, sul posto, di un antevisto villaggio operaio, ora riconosciuto “Patrimonio Unesco dell’Umanità”, sul profilo di una località, non a caso, poi denominata Crespi d’Adda.

Ciascuna porzione relativa a questi esponenti, in una corrispondente caratterizzazione di rappresentatività, qualifica l’espressione qui intesa di “Rito Ambrosiano”, nell’ottica umana e pragmatica con la quale tale specificità è presentata in questo libro, non per farne la storia e nemmeno l’apologia, ma per evidenziare alcuni punti fermi di una stima di fondo verso la quale si è inteso proporre la via per una fattibile sequela verso gli aspetti costitutivi la miglior accezione dell’esemplarietà di massima che vi risulta empiricamente compresa.

“Non è Milano, contro Roma, non è un manifesto politico e non è nemmeno la mia biografia”: ha, fra l’altro, spiegato Roberto Maroni, sottilineando che la traccia, perseguita nella disamina strutturata nel suo volume, è ciò che si ispira al valore della “concretezza che caratterizza il nostro modo di vivere. Questo libro è testimonianza, cronaca, del nostro modo di essere. (…)”.

Un’ispirazione, non solitaria, ma destinata ad avere un riscontro plurale, nella pubblicazione, essendo che, ad esempio, tale indirizzo di pensiero si raffronta con l’analisi personalmente proposta dall’autore rispetto al cosidetto “rito romano 4.0” che pare, attualmente, profilare un allontanamento con le rivendicazioni dell’imprenditoria, maggiormente concentrata nel nord del Paese, ma non solo, espresse per essere meglio posta nelle condizioni di investire e, quindi, di lavorare.

Come è, pure, emerso nel corso della presentazione del libro “Il rito ambrosiano per una politica della concretezza”, a sua volta, accompagnato dal sottotitolo di “Le ragioni del primato di Milano contro l’immobile palude romana: un modello vincente oltre gli schieramenti politici”, il rischio non è la secessione fra maggioritarie aree distinte del Paese, ma è la “delocalizzazione”.

A differenza dell’imprescindibile necessità di confutare la credibilità delle praticate scelte gestionali da sempre al vaglio degli elettori, “superficialità, frettolosità ed imprudenza”, per il sindaco di Brescia, “ci richiamano a quella anomalia che vorremmo continuare a curare”, alludendo, cioè, al diretto rovescio rispetto a tali criticità che sono, invece, piuttosto emergenti nella da lui attribuita visione attuale della politica romana, scorta nella sintesi centrale di un’azione governativa che delinea, a suo dire, “una stravagante differenza fra i due riti”: quello nominalmente preso a prestito dalla concezione liturgica propria di Milano, ossia l’ambrosiano, e quello “urbi et orbi”, aleggiante in un medesimo ambito cattolico, ma adottato, per questa riflessione aconfessionale e del tutto avulsa dal significato ecclesiale, del termine di romano.

Una divaricazione che, per il presidente Eugenio Massetti, rappresenta un punto interrogativo, anche rispetto alla possibile lettura rivolta al consenso elettorale registrato dalle odierne forze di governo, dal quale, invece di ingenerarsi, in proporzione, “una sorta di pacificazione nazionale”, pare si siano maggiormente evidenziate le storiche differenze caratteristiche fra i territori del Paese.

Nella preoccupazione per l’incalzante divario fra Nord e Sud, Confartigianato, per quanto apartitica, non è apolitica, accompagnando tale precisazione del suo presidente bresciano anche alla proposta di questa opportunità di riflessione, nell’ambito di questa recente inziativa editoriale, aperta al confronto con l’oggi, secondo la visione di un noto esponente delle istituzioni e della vita politica, essendo stato Roberto Maroni al vertice della Lombardia e di una perdurante forza politica.

In tal senso, nella manifestazione bresciana dedicatagli grazie a Confatigianato, non sono mancate valutazioni e previsioni d’insieme sul panorama politico nazionale, prossimo a strutturarsi in due blocchi, fra i quali una componente “sovranista” o “populista”, oltre l’alternanza fra destra e sinistra, e, fra altro ancora, sull’attualità dell’esito referendario per l’autonomia di Veneto e Lombardia, ancora in fase di attuazione, e pure sull’ottica di un salto di qualità, nella visione emergente di ulteriori elementi costruttivi fra le più giovani generazioni, citate dalo stesso Maroni con l’appellativo di “Millenials”, ai quali spetta l’evolversi delle responsabilità per la gestione che attende la loro guida, nelle perseguite e supposte innovazioni, presunte nella nostra società ed in un avvicendamento di prospettiva.