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«Tra gli animali, il cavallo è come una bella donna: mutevole, timido, di salute cagionevole e schizzinoso nel mangiare, troppo prezioso e agitato per essere lasciato da solo [..] insomma un compagno inaffidabile ed esigente, che aumenta anziché diminuire le difficoltà di un viaggiatore. Ciò di cui avevo bisogno era invece un animale che fosse di poca spesa, piccolo e robusto, tranquillo e pacifico: in una parola, un asino».

Così scriveva nella seconda metà dell’Ottocento Robert Louis Stevenson in Viaggio con un’asina nel cuore della Francia.

Non so se Silvia Allegri, veronese, giornalista, scrittrice ma soprattutto asinologa, e che firma questa bella guida di Vita in campagna sugli asini, sia d’accordo con Stevenson. Non credo. Non è questione di trovare caratteristiche o differenza fra cavalli e asini. Poco importa che siano entrambi equini. Sono animali diversi che appassionano entrambi. Difficile scegliere.

Certo che, per stare dalla parte di Stevenson, pochi animali come gli asini sanno ridestare in noi emozioni profonde che credevamo scomparse o seppellite negli anni.

Accarezzare un asino, accudirlo, passeggiare con lui (o lei) per le vie di viaggi lenti e possibili, ci può riportare in un mondo che credevamo per sempre scomparso e che invece, proprio grazie a questi pelosi, continua a vivere. Almeno dentro di noi.

“Un proverbio dice “i ragli dell’asino non arrivano al cielo’: come a dire che le parole stolte non han no valore”, racconta Silvia.  “Nulla di più sbagliato: il raglio, suono forte, espressivo e penetrante, simile a un potentissimo urlo di gioia e disperazione al tempo stesso, rivela differenti stati d’animo. Può essere un saluto di accoglienza, un richiamo, un segnale di paura e di avvertimento, o ancora di panico, in caso di allontanamento di altri componenti del branco.

Silvia Allegri con Gemma e Barone
Silvia Allegri con Gemma e Barone

Se l’asino è abituato a vivere insieme a un altro animale, l’allontanamento di questo scatenerà una serie infinita di ragli”.

Questi antichi compagni di vita e di lavoro dell’uomo oggi tornano a popolare le campagne. Complici la voglia di semplicità e gli stimoli provenienti dai Paesi nordeuropei –tradizionalmente più attenti alla relazione con gli animali in un’ottica di rapporto alla pari e più inclini, nonostante le temperature rigide, alla promozione di attività all’aperto
– l’asino sta vivendo un momento d’oro: è stato rivalutato e sono sempre più numerose le persone che desiderano averlo come ospite e compagno di vita nei propri terreni.
Oggi se ne apprezzano le tante qualità e non solo nei lavori pesanti.

Allevarli è semplice e gratificante: gli asini si accontentano di poco e ripagano le attenzioni con affetto e collaborazione. Eclettici, intelligenti e affettuosi, sono i compagni ideali per passeggiare in campagna, ma anche ottimi giardinieri, babysitter perfetti per tenere a bada giovani puledri, collaboratori affidabili in attività rivolte a bambini, anziani, persone disabili.

Il bello di questa Guida all’asino è che l’animale dalle lunghe orecchie non è visto come una macchina da reddito. E’ una creatura con un cuore che batte. Proprio come Gemma e Barone, gli asini di Silvia, e che appaiono in molte delle belle foto di questo libro.

“Purtroppo nei Paesi del Sud del mondo”, aggiunge Silvia, “la cui economia è tutt’oggi basata sulle attività rurali, si è conservata l’abitudine a vedere l’asino più come macchina da lavoro che non come animale. Asini stracarichi di pesi, con le schiene sfondate e le costole sporgenti. Infaticabili, vengono sfruttati fino all’ultimo respiro e poi abbandonati, come si abbandona uno strumento di lavoro che perde la propria utilità.  Si tratta di luoghi e angoli della Terra dove anche i diritti degli esseri viventi in genere sono spesso messi da parte e dimenticati”

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