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“Mille copie su carta Gardamatt Art” che sono numerate nell’edizione di un libro dedicato a Tina Belletti (1922 – 2016). All’anagrafe Ernestina Belletti di Milano, poi, bresciana d’adozione, in quel di Concesio ed, in seguito, di Botticino Sera.

Chi era costei? Come recita il sottotitolo di questo libro, era “La danza nel cuore di tremila bresciane”. Con questo ammirato e poetico eufemismo, Costanzo Gatta ne annuncia, per la “GAM editrice“, un’interessante biografia, utile anche per la possibile contestualizzazione storica di rimando alla poliedrica esistenza di questa eclettica e raffinata coreografa ed insegnante di danza, a sua volta, eccellente ballerina, essendo stata, fra l’altro, “prima ballerina” della Scala di Milano, a diciotto anni.

Il legame con la dimensione storica è anche nella significativa ispirazione espressa alla base di questa pubblicazione, temporalizzata nella sua effettiva uscita in stampa nel 2017, mediante un aspetto, fra altre considerazioni, non a caso, sottoscritto da Cristina Begni, Cinzia Bricchi, Michela Busi, Anna Carlino, Gloria Francolini, Orietta Trazzi e Alessandra Valerio: “(…) Noi, ex allieve, oggi, vogliamo rendere omaggio alla maestra di danza morta lo scorso anno, a 94 anni, promuovendo questo libro. Abbiamo avvicinato quante più amiche abbiamo potuto ritrovare, invitandole a cercare materiali che raccontino trent’anni di danza a Brescia, con la Forza e Costanza e con la guida di Tina Belletti. Oppure a fissare su carte piccole testimonianze personali. Il libro, voluto da tutte, è la riprova di quanto la signora della danza sia ancora nella mente e nel cuore di ognuna delle sue allieve di trenta, quarant’anni fa. Più per gli insegnamenti di vita che per i passi del balletto”.

Costanzo Gatta, già apprezzato autore di numerosi libri dall’interessante caratura storica, interviene sull’argomento, imbastendone l’assortimento con quelle molteplici tracce che si conformano al principale riferimento d’ingaggio del volume stesso, valorizzato da parecchie illustrazioni che appaiono inserite in una scorrevole stilistica narrativa, d’avvincente efficacia espositiva che è, a sua volta, racchiusa nel gradevole garbo caratteristico ad un vago effetto un poco retrò, di un’opalescente eleganza di copertina, per opera di Lorenzo Guareschi.

La carriera di una donna in carriera. Grazia ed abilità di quella professione artistica che, sul palco dei teatri, celebra la versatilità umana dell’ascendere a dimensioni esplicative di leggiadre allegorie plastiche ed oniriche.

Notevoli capacità propriocettive manifestate nelle concomitanti dinamiche di rappresentazioni sceniche, incardinate da imprescindibili armonie, condensate nel fare sintesi, fra quelle discipline che ne animano lo stile e ne contraddistinguono il riscontro culturale, connesso al corrispondente ed all’innegabile pareggio di simmetrie.

In questo ambito, si è distinta Tina Belletti. Questa apprezzata professionista ha coltivato la propria autentica vocazione anche a Brescia, inserendosi nella codificata espressione di quella tradizione locale che, a partire dal 1886, si riconduceva al ben congegnato binomio connotativo da sempre fedele al proprio appellativo di “Forza e Costanza”, in un’allusione che, anche a motivo delle virili attività ginniche ed agonistiche, comunque attive al proprio interno in modo preponderante, sembrava, a prima vista, un poco stridere con la ricercata delicatezza della danza classica, sebbene la stessa disciplina necessitasse, allora, come oggi, anche delle sane virtù, appunto, di forza e di costanza.

Nella sede di tale sodalizio, un tempo situata in via Cavallotti, poco distante dal “Teatro Grande” cittadino, Tina Belletti giunge nel 1967, dopo vari anni da lei fecondamente spesi in quel medesimo appassionato settore d’elezione che, trasposto, invece, in tale radicata realtà bresciana, corrispondeva, sul piano d’azione di un altro ambiente, alla già presente “sezione danza” che, in quegli anni, era diretta dal prof. Giuseppe Crisafulli.

Dopo la significativa affermazione milanese, anche nella spiccata riuscita didattica dell’organizzazione operativa di analoghi ambienti formativi, Tina Belletti svolge a Brescia il resto della sua lunga vita professionale, promuovendovi, ad esempio, certe sue ravvisate concezioni, fra l’altro, rappresentate da una considerazione sottoscritta negli aspetti per i quali “La maturità del pensiero pedagogico odierno, richiamandosi ad un antico concetto platonico, mira a fondere armoniosamente l’educazione del corpo con quella dello spirito. L’applicazione ideale di questo assunto teorico è realizzata dalla danza, dalla danza come apprendimento d’esercizi, come disciplina scolastica, come materia di rapporto tra educatore ed alunno, prima ancora che come forma spettacolare. (…). I valori educativi della danza sono a tutti ben noti. L’esperienza ha dimostrato come la danza sviluppi il controllo analitico e progressivo di ogni gruppo muscolare e, abbinando l’armonia stilistica dei movimenti allo studio del ritmo, rappresenti un perfetto sistema d’educazione integrale della persona umana. Attraverso questa disciplina, ogni facoltà fisica e psichica di un allievo trova modo di essere sviluppata in sommo grado. (…).”

Le memorie bresciane rappresentano l’ossatura portante della pubblicazione: il cuore pulsante di quest’edizione, non a caso voluta da un gruppo di sue ex allieve, con il nipote Luca Belletti e con l’infaticabile autore del libro Costanzo Gatta, mediante un paziente ed appassionato lavoro di ricerca e di rielaborazione narrante che sembra faccia vibrare all’unisono, insieme all’indimenticata figura della protagonista stessa, le perduranti vicende di un’ampia gamma di molteplici professionalità della danza, facendosi naturalmente interprete, riguardo questa specificità, sia di chi è all’esordio che delle maggiori sue referenze.

Fra altri significativi elementi cardine, l’opera appare confezionata in una sorta d’ampia sinergia istituzionale, dettagliata nel patrocinio del Comune e della Provincia di Brescia, come pure della “Società Ginnastica Bresciana Forza e Costanza”, unitamente alla rappresentatività del supporto di alcuni sostenitori, fra i quali “La Fondazione della Comunità Bresciana Onlus”, mentre l’elenco di chi, nel tempo in questione, ha partecipato ai vari spettacoli di danza, come interprete ovviamente, e gli altrettanti laboriosi indici dei nomi ed, in altre pagine conclusive del volume, delle coreografie censite, rimandano alla ramificazione dei numerosi risvolti che sono percepibili in ulteriori chiare aderenze, legate al settore dove non manca nemmeno il puntuale manifestarsi di certi interventi espressi a lettura di altre rispettive pertinenze.

Nelle poco più delle duecentosessanta pagine dell’opera, trovano spazio anche “Maurizia Camplani, Cristina Caprioli, Domenico Bertini, Matteo Corbetta ed Enzo Vizzini: una mano vincente di maestri e danzatori”, come pure, nel capitolo, in modo evocativo intitolato “L’eredità”, hanno rispettivamente modo di presentarsi la ventina di scuole di danza sparse nel territorio locale, fra quelle attive ed, invece, quelle, nella minor quantità, nel frattempo, cessate, come lusinghiera propaggine dell’insegnamento della stessa Tina Belletti alla quale confluiscono, nel medesimo volume, anche le considerazioni desunte in un riflesso con “le altre arti”, ovvero con le figure artistiche di Giovanni Confortini, pittore iperrealista, Monica Conti, attrice, Marco Febbrari, grafico televisivo e sceneggiatore ed Erix Logan, prestigiatore.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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