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La medusa camuna, ritornata a Milano, passando per Roma.
Trentaquattro anni, trascorsi nella valle del fiume Oglio, valgono pure a qualcosa: anche nell’avere, a suo tempo, acquisito la cittadinanza di un caratteristico territorio di adozione, seppur destinato a tramutarsi in un trampolino di lancio per i vari passaggi di consegne su un’altra destinazione.

A quest’opera d’arte di Lucio Fontana (1899–1968) è dedicato il libro, intitolato “La medusa inquieta” di Eletta Flocchini, per le edizioni della “Compagnia della Stampa”.

Una notevole scultura a mosaico, per un autore di fama internazionale, a motivo di un’opera d’arte con la quale poter configurare le interessanti vicende che l’hanno contrassegnata, attraverso gli anni del suo peregrinare, dopo il trascorrere di un buon lasso di tempo stanziale, fino alla sua sistemazione attuale, presso la sede della “Fondazione Prada” di Milano.

Questo volume, elegantemente illustrato, di cui il titolo completo è “La medusa inquieta. Il viaggio inaspettato del capolavoro di Lucio Fontana”, “è un progetto di narrazione territoriale sostenuto da Rotary Club Lovere Iseo Breno (ente capofila), Fondazione Tassara, Comunità Montana – Distretto Culturale di Valle Camonica, Confartigianato, Antichità Gogna, con il patrocinio di Archivio Osvaldo Borsani“.

L’emblematico manufatto, al centro delle poco più di duecentoventi pagine del volume in cui riceve un’esclusiva monografia, era stato, in un certo senso, veicolato dall’architetto Osvaldo Borsani (1911 – 1985), partendo dal fatto che, questo qualificato professionista brianzolo, aveva inteso coinvolgere anche l’artista Lucio Fontana nell’opera di riqualificazione e di abbellimento di Villa Tassara, a Breno, nella misura di un più vasto intervento, allora commissionatogli dalla vedova dell’affermato industriale Filippo Tassara: “la Signora”, come era conosciuta in paese, Laura Samaritani, residente con i figli in questo prestigioso immobile dove tale pertinenza artistica è rimasta dal 1954 al 1988.

Punto e a capo di un passaggio di cui, fra l’altro, si legge in questo libro, recante pure il saggio introduttivo di Enrico Crispolti ed il contributo critico di Giampiero Bosoni, che la “(…) Medusa viene staccata dalla parete dell’ingresso della villa. Ci vogliono alcune ore per riuscire a rimuovere l’opera dalla nicchia dove è rimasta appesa tutti questi anni. Alla fine, avvolta in un solido imballaggio che preservi le migliaia di tessere musive della scultura, parte per Milano. (…)”.

Tale snodo d’avvicendamento, relativo alla interpretazione fontaniana della mitologica figura della medusa “come un sole, con fiamme – serpi che dipartono dal volto e lo incorniciano” è il primo di una circoscritta serie di passaggi a venire, per i quali tale scultura in mosaico approda, in seguito, “a Roma dove comincia un nuovo soggiorno”, nel 2006, e, poi, via Londra, al n. 8 di King Street dove ha sede una delle più importanti case d’asta al mondo, Christie’s, per giungere di bel nuovo a Milano, “all’altezza del civico 1 di via Tommaso Grossi, l’ingresso di un elegante albergo l’Hotel Park Hyatt“.

La successiva corsa di sette anni e, quindi, il sopraggiungere di un ulteriore cambio di destinazione che, da quel 2014, contempera l’ingenerarsi di analoghe dinamiche dove la medusa riceve altre attenzioni, fino a stabilizzarsi nell’attuale contesto di un’esposizione permanente, secondo ciò che, della Fondazione Prada, attiene a prerogative esercitate anche in quest’ambito artistico, in uno spessore avvallato dal qualificato seguito di una somma di estimatori.

In cosa consiste quest’opera? A pag. 140 di questo volume si trova la definizione più approfondita, racchiusa in un sostanzioso insieme di otto capitoli, dove pare che di questo manufatto si sia accuratamente e ragionevolmente fatto tutto il possibile per contestualizzarne e celebrarne le peculiarità, in un’attenzione che deroga solo in apparenza a divagazioni, in quanto, l’obiettivo è il rispondere ad un’ispirazione, volta a stabilire costruttive connessioni che lo travalicano in punti fermi, certamente, percepibili a riferimento delle sue stesse connotazioni.

Ad esempio, tali intrecci sono documentati fra la medusa e l’epopea industriale della famiglia ligure degli imprenditori Tassara, gravitante nella terra dei camuni, come pure, fra le incisioni rupestri, tipiche della zona, e la medesima rappresentazione artistica, a sua volta, osservata nell’alveo di una feconda compenetrazione compositiva, attraversata da tendenze d’avanguardia del design, qui inteso in un accostamento di prospettiva ambientale con questa creazione, nel rilievo plastico di un mosaico, a soggetto classico ed apotropaico, che sembra, non a caso, pure esplicarsi in un piano di altolocato rimpallo, fra le sollecitudini di una transitante sua ricollocazione.

Questo libro di cui, Eletta Flocchini, ringrazia, fra gli altri, l’editore Eugenio Massetti ed il grafico Cristiano Ramera, focalizza, motivandoli, le implicazioni dell’opera in esame, nell’impronta culturale analizzata nella sua eterogenesi e nel suo stesso indotto di interazione dove ha avuto una propria evoluzione, valorizzandola in un’avvincente esposizione con la quale ricreare narrativamente un’eloquente immedesimazione della “splendida scultura in mosaico di 190 x 189 cm, eseguita su una base di cemento e ricoperta da migliaia di tessere dalle sfumature oro, nero, verde, azzurro e rosa“.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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