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Dara McAnulty ha 16 anni, il cervello di un aspirante scienziato, ed è stufo di assistere passivamente al male che viene inflitto al pianeta.

In famiglia è il più curioso e riflessivo di tutti, quello con le mani sempre sporche di terra e le tasche sempre piene di piume, ghiande e sassi.

Fin da piccolo, la natura è stata fonte di meraviglia per lui: ogni scricchiolio, canto di uccelli o fruscio lo spingeva a indagare e catalogare, per poi condividere le sue scoperte con mamma e papà, i suoi due fratelli e il cane Rosie.

A cinque anni gli è stata diagnosticata la sindrome di Asperger e i suoi genitori hanno deciso di trasferirsi da Belfast a un paese più tranquillo dell’Irlanda del Nord.

«Vi sorprende che quasi un quarto dei giovani abbia problemi di salute mentale? Siamo sempre più frammentati tra ambizione, materialismo e autoanalisi […] è facile sentirsi sopraffatti, depressi e disconnessi. Io ci combatto ogni giorno».

Questi e altri pensieri li ha affidati a un libro, “Diario di un giovane naturalista”, edito da Feltrinelli, vincitore del Wainwright Prize 2020, finalista al Baillie Gifford Prize 2020 e in corso di traduzione in dodici diversi Paesi.

La cronaca di un anno della sua vita, diviso per stagioni, dalla primavera all’inverno, in cui Dara McAnulty registra i cambiamenti che, giorno dopo giorno, avvengono nel suo giardino e nel suo universo, come la prima cinciarella che segna l’arrivo della primavera o le esplorazioni nei boschi.

Annotando, a volte, anche le capriole fatte dalla sua mente, l’ansia per un esame o un trasloco, il risveglio della sua coscienza ecologista.

Proprio dove vive scopre «che è nell’azione a livello locale che posso fare la differenza. Quando ho fondato l’ecogruppo, non sapevo se qualcuno si sarebbe presentato; davo per scontato che agli altri ragazzi non importassero queste cose. Mi sbagliavo di grosso. […] In un mondo così veloce e competitivo, ci servono radici ben salde. Ci serve un contatto profondo con la terra e con gli esseri che la popolano».

Grazie al suo amore per la natura e alla sua onestà sull’autismo, Dara ha vinto il premio Unsprung Hero assegnato dal programma Springwatch della Bbc ed è diventato ambasciatore per la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals.

La sua voce è quella di un’intera generazione di attivisti-bambini che, grazie a Greta Thunberg, ha cominciato a urlare al mondo la propria indignazione ed è, al tempo stesso, la voce di un adolescente che cresce, sogna, combatte e non vuole smettere di stupirsi davanti allo spettacolo della natura.

«Tutti noi abbiamo la possibilità di fare qualcosa per salvaguardare tanta bellezza. Siamo noi a doverla proteggere».

(La recensione è tratta dal numero di gennaio di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)