Ad un certo punto la fotografia, che era lenta e laboriosa, che era posa e rigidità, che era pazienza e lavoro, diventa istantanea. Niente più artifici, niente più saperi, niente più capacità. La fotografia è per tutti. Tutti possono comprare un apparecchio fotografico e scattare. E fermare il mondo, e fermando il mondo svelare l’anima, perché più è rapido lo scatto e più non puoi difenderti da quello scatto, come un colpo di pistola improvviso che non puoi scansare. Perché la forza della foto è nell’essere immediata, nell’essere infinita, nel generare un istante che rivela, che spiega più di qualsiasi altra cosa. – Roberto Cotroneo

Si stima che in una giornata, solo su Instagram, il social per immagini numero uno per velocità di crescita mondiale, vengano condivisi 95 milioni di post. Siamo bombardati da fotografie di ogni genere e le possiamo vedere stando ovunque semplicemente aprendo con un click la Home page di una qualunque piattaforma sociale disponibile sul nostro smartphone. Spesso siamo degli scorritori incalliti di bacheche, vediamo migliaia di fotografie al giorno, ma quanto ci resta davvero in mente di tutto quello che vediamo? Quanto ci fermiamo in media su uno scatto? Cosa vi leggiamo? O meglio, vi leggiamo qualcosa?

Miliardi di foto scattate con macchine analogiche e digitali sempre più sofisticate sempre più spesso superate da tablet e smartphone. La prima reazione alla foto “bella” scattata con il cellulare è: “ora la carico”, che sia su Instagram o che sia su Facebook non importa, il fatto cruciale è che essa, insieme a milioni di altre, va ad alimentare quell’impressionante numero di immagini che ogni giorno gira su un social, senza pensare che nei prossimi anni ne saremo invasi. Vanno a formare un database nel quale ci si va a perdere. Chi si ricorda le foto che ha scattato la settimana scorsa con il cellulare. E quella prima? E quella prima ancora? Io personalmente non mi ricordo le foto che ho fatto ieri con il mio smartphone. Ma se vado a controllare, almeno due o tre le ho scattate.

Questo perché oggi la fotografia accompagna ogni momento delle giornate di noi tutti: siamo fotografi, più o meno consapevoli è vero, che però abbiamo a portata di un semplice gesto uno strumento potentissimo, che estratto dalla tasca, ci permette di documentare le fasi di tutta la nostra vita. Questo origina flussi di immagini da archiviare (e spesso dimenticate) in una memoria esterna artificiale, con la conseguenza che affidiamo sempre più ad un supporto cose che i nostri nonni ricordavano a mente. Ci ricordiamo sempre meno parti della nostra vita, “tanto ho fatto la foto, mi ricordo“.

Se fosse umanamente possibile, oggi, dovremmo provare un esperimento: mettere di fronte un fotografo come Henri Cartier-Bresson, l’occhio del secolo, il più grande fotografo di tutti i tempi e che scattava solo in pellicola, ed una influencer tanto famosa ai giorni nostri. Effetto garantito: credo fortemente che il primo avrebbe un attacco epilettico.

Oggi noi scattiamo per farci vedere, per far vedere cosa mangiamo, cosa facciamo, per ricordarci la lista della spesa. Addirittura per ricordare dove abbiamo parcheggiato! Chiaramente tutto ciò sarebbe stato inconcepibile per chi aveva a disposizione solo un rullino con massimo 36 scatti, quando era fortunato. Questo dimostra fino a che punto la nuova fotografia dell’era digitale, l’iperfotografia, stia diventando sempre più specchio, e non finestra sul mondo. Perdendo per sempre la sua magia.

Siamo oberati di immagini che crediamo eterne ma che sono, in realtà, molto più effimere e destinate all’oblio più facilmente delle vecchie diapositive conservate in soffitta. Scatti che possiamo sì moltiplicare all’infinito ma che ci riduciamo a vedere solo nella cornice di uno smartphone, e dove i filtri di Instagram donano una patina di bellezza (e un’illusione di creatività) a qualsiasi cosa.

Ma che ne sarà della verità e della potenza della fotografia? Che ne sarà della sua particolarissima magia, che rivela e spiega, che denuncia e mette a nudo? Se lo chiede Roberto Cotroneo nel suo saggio sulla fotografia. Lo sguardo rovesciato è un racconto personalissimo sulla sua esperienza nel campo della fotografia.

Roberto è in grado di evocare la magia stessa delle immagini fotografiche, tra ricordi personali e suggestioni letterarie, tra incontri con grandi maestri come Ferdinando Scianna e analisi, ispirate alla lezione di Susan Sontag e Roland Barthes, degli scatti più controversi del giornalismo d’inchiesta e della fotografia di moda. Arriva sino a svelare le radici del cambiamento tecnologico degli ultimi decenni: una rivoluzione da interpretare anche, e soprattutto, come un cambiamento sociale che ha trasformato e sta trasformando nel profondo il nostro sguardo sul mondo. Uno sguardo, per dirlo alla Cotroneo, ormai rovesciato, proprio come se la fotografia fosse prigioniera di un eterno selfie.