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Diciannove donne unite dallo stesso dolore, la morte del marito avvenuta a causa del Covid-19, condividono le loro storie in “Mariti con le ali. Vedove da Covid ‘Unite dall’Amore’”, il libro a cura di Laura Badaracchi e Stefania Principale, con  la prefazione della scrittrice Mariapia Veladiano, pubblicato da Effatà Editrice (2021).

Un viaggio doloroso tra le testimonianze di un gruppo di donne che condividono dolore, sensi di colpa e smarrimento ma anche forza, determinazione e speranze future. Donne provenienti da tutta Italia, diverse per età, provenienza geografica e cultura che si sono incontrate su una pagina Facebook e che hanno iniziato a condividere i loro pensieri e il loro dolore creando una rete di aiuto spontaneo talmente perfetto da essere un modello.

Come racconta nell’introduzione Laura Mambriani, fondatrice della pagina: “La pagina pubblica su Facebook ‘Unite dall’Amore – Le nostre storie’ è nata dalla necessità di raccontare la nostra verità perché ciò che abbiamo vissuto e subito possa essere compreso da tutti”.

Dopo la morte di suo marito Danilo il 4 aprile 2020, a giugno Laura ha scoperto su Facebook il comitato “Noi denunceremo – Verità e giustizia per le vittime di Covid-19” dove leggeva storie come la sua, di chi ha lasciato questo mondo senza i propri cari affianco, senza carezze o conforto.

Così ha deciso di creare su Messenger il gruppo “Unite dal dolore” invitando donne che come lei avevano perso il marito a causa del virus.

“Eravamo in venti, ma giorno dopo giorno aumentavano i messaggi e i racconti diventavano confidenze – ha continuato Laura – Così, naturalmente capitava che chi stava meglio sorreggeva e confortava chi non aveva la forza di reagire. A turno ci siamo consolate.

Il gruppo per noi era una bolla, uno scudo protettivo; solo lì potevamo parlare con chi realmente potesse capirci, senza inutili parole di circostanza né moralismi o pietà.” Il gruppo privato è diventato poi una pagina pubblica, “da 33 a 65 anni, ormai eravamo donne “Unite dall’Amore”, così abbiamo cambiato il nome del gruppo.”

La giornalista Laura Badaracchi ha contattato poi Laura Mambriani, prendendosi a cuore tutte queste storie, e dopo svariate interviste per alcuni settimanali, ha promosso l’idea della pubblicazione del libro.

“Siamo tutte convinte – racconta Francesca nel libro – che quello che ci ha spinto a cercarci ed unirci sia stato qualcosa di estremamente grande, che abbia agito per il nostro bene e per la salvezza dei nostri cuori. Anche grazie a loro ho compreso che nel dolore più atroce, ingiustificato e inaspettato si nasconde qualcosa di misterioso e grande.”

Oggi il gruppo è composto da centoventi donne, la cui forza è rappresentata dalla collaborazione e dalla reciprocità con cui si ascoltano e confrontano. Non si tratta di racconti fini a se stessi ma di veri e propri percorsi volti all’acquisizione di una nuova consapevolezza.

“In queste pagine è come se la comunità narrante avesse trovato spontaneamente la forza riparatrice della parola – scrive Mariapia Veladiano – Il dolore che poco a poco lascia spazio all’amore è il miracolo possibile quando non si è soli. In una società che celebra l’individualismo, l’essere unici, uomini soli al comando, sopra o contro gli altri, ancora una volta il bene arriva dal condividere.”

I racconti partono tutti dall’avvisaglia dei primi sintomi, quando in televisione si sentiva parlare di Covid-19, ma sembrava un pensiero lontano, confinato ad un paese così distante da non poterli sfiorare, fino ad arrivare all’annuncio della fine, alla fatidica telefonata che nessuna di loro poteva veramente immaginare.

Con un balzo nel presente l’autrice chiede poi alle donne di elaborare una riflessione sul primo anno passato senza il marito, dove le testimonianze degli abbracci mancati si intrecciano al ricordo delle prime uscite, del giorno del matrimonio, dei figli e dei progetti futuri.

Alla fine del libro trovano poi spazio i pensieri e le dediche delle nuove arrivate nel gruppo e la postfazione di Tiziana Giardoni, vedova di Stefano D’Orazio, l’ex batterista dei Pooh. Un modo per onorare la vita di questi uomini e dell’amore delle loro mogli, ma anche per non dimenticare. “In questo senso – continua Mariapia Veladiano – la testimonianza personalissima e quasi intima di questo libro diventa educazione civica, programma politico, educazione alla cittadinanza”.