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Paralipomeni” di Carla Boroni non è un libro come altri. E’ un libro diverso, tra quelli che sembrano ricondursi a certi intriganti taccuini narranti. La sua proposta raccoglie, in uno stile omogeneo, la robustezza retrospettiva di quegli intenti che ne hanno subordinato, alla stampa, l’estemporaneità di una serie di considerazioni graffianti.

Non per nulla il sottotitolo è “Piccola protesta contro il pensiero unico e globale” che, in uno sfondo verde pastello, la “Sefer Edizioni” pubblica nella copertina di questo saggio dal maneggevole formato tascabile.

“L’attenzione è una facoltà cognitiva (sempre più rara, visti i sempre nuovi e pressanti motivi di distrazione) ma è anche una qualità umana, etica, religiosa e perfino ecologica. E’, infatti, fondamentale, nel promuovere la cura per l’altro, una cura che si riferisce più esattamente non solo alla cura di un altro essere umano, ma anche di tutto ciò che ci circonda”: scrive, fra l’altro, Carla Boroni.

Da questa attenzione, investita dalla responsibilità di trattare ogni particolare nell’insieme di una complessità più generale, si irradiano molteplici opportunità di introspezione, dedicate a ponderate realtà esperienziali, mediate da una personale interpretazione, circa elementi utili per una pubblica condivisione, principiando dalla presa in carico del concetto relativo a quello “sguardo” d’intesa che sottintende la consapevolezza dello scibile in cui trovano posto le differenze traslate dal soppesare i diversi aspetti di una medesima caratterizzazione.

“(…) Le città invisibili di Calvino iniziano ad esistere solo se descritte. (…)”, precisa l’autrice, sviluppando, anche con il ricorso a dotte citazioni analitiche, il messaggio di una versatile dimestichezza culturale volta a focalizzare quelle prerogative di senso che si rapportano alle conclusioni messe nero su bianco dal sistematico incedere di solerti annotazioni, passando attraverso un caleidoscopico spettro di misurazione, ragionevolmente calibrato secondo una prospettiva confacente: come, pare, emerga, fra l’altro, nella precisazione che “(…) Solo uno sguardo selettivo può dar senso al vedere che resterebbe muto, senza uno sguardo attento allo scopo del proprio guardare. (…)”.

Questa ricca produzione di pronunciamenti, secondo una genuina sollecitudine autobiografica, ha, nell’accattivante dinamica di un maneggevole volume, la prefazione di Roberto Gitti, per un’iniziativa editoriale realizzata con il contributo della ditta “ISVAL” di Marcheno.

La prima sfida proposta dal libro è la linea di un assortimento rappresentata dal termine della sua intitolazione che riconduce, con “Paralipomeni”, al classicismo di una reminiscenza rivolta, fra l’altro, ad un’acculturata formazione, graziosamente modellata nel sapere antico di una fine esegesi, famigliare ai termini d’un eloquente sintesi d’affabulazione.

Presto detto, per i profani, il significato di questa traccia di iniziazione consacrata a quella cultura umanistica che conserva intatto il ruolo di tale edificante espressione, qui puntualmente spiegata dall’autrice nello scrivere che: “I paralipomeni sono in generale ciò che è stato omesso, tralasciato. E perciò un’opera che viene così chiamata rappresenta un’integrazione di quell’omissione, vera o immaginata”.

Ancora, secondo, invece, le parole introduttive al volume, da parte di Roberto Gitti, si pone un’ulteriore chiave rivelatrice per un’esplicita chiarificazione: “(….) Carla Boroni ci propone i suoi paralipomeni, scritti tralasciati e riflessioni su cose ancora non dette, o non ancora dette nel giusto modo. Risistemare, rifare, ripensare….è così che una cosa trascurata ieri, oggi ci può riapparire fresca e nuova, sia nella forma che nei contenuti, in modo tale che la nuova scrittura si libera dalla consueta genericità per diventare singolare, acuta, di nuovo unica. (…)”.

Dai “Paralipomeni” della tradizione biblica veterotestamentaria, specificatamente riguardante i “Libri delle Cronache”, fino ai “Paralipomeni della Batracomiachia”, ossia al poemetto “sulla battaglia dei topi e delle rane” di leopardiana memoria, questo volume rinverdisce l’effettiva semantica del titolo, sposandola con il carisma di una virtuosa sensibilità corrispondente, nel compendiare un libero metodo comunicativo, mediante lo sviluppo della somma di uno scritto completamente contestualizzato nel presente.

In quel presente dove un’interessante varietà di considerazioni, argomentate a lettura di altrettanti aspetti dell’odierna società, interagisce con le rispettive tematiche annunciate dalla decina di capitoli, rispettivamente pertinenti la correlazione con le esternazioni di riferimenti “Sulla salute e sulla sofferenza”, “Sul viaggiare, nello spazio e nel tempo”, “Sul bere e sul mangiare”, “Sull’attenzione”, “Sulla scuola”, “Sulla formazione in politica”, “Sul teatro”, “Sulla letteratura e sull’arte” e “Sulla religiosità”.

A queste poco più di novanta pagine, collima la conclusione, espressa, fra l’altro, nel ringraziare i fruitori dell’opera stessa, per la lettura dedicata ad una trama che appare brillantemente sia concava che convessa, rimandando pure, ironicamente, al seguito di un’analoga messa in stampa, la sintesi esaustiva di altri pensieri conclusivi, quale ideale connessione con l’ispirazione posta alla base della pubblicazione che si fonda, appunto, su quel variegato materiale d’interesse che l’autrice non aveva prima ugualmente trattato, come invece, ora realizza nella versione tipografica confezionata in una versione significativa, secondo le tematiche che vi sono dettagliatamente impresse.

Come la conclusione, anche la dedica del libro percorre i passi di una coerente soluzione, concretizzandosi nella doppia accezione di: “A tutti quelli che tralasciano, ma non trascurano”, come messaggio di forte presa e di ancor maggior potenziale condivisione, alludendo alla vita che, per ognuno, si diversifica nella gamma dei tempi che ne cadenzano l’incedere, in una implicita progressione, fra quanto, cioè, incombe in una diretta contingenza e tutto ciò che, invece, vi si pospone, nella metaforica ipoteca esercitata dal riproporsi critico d’un motivo, per il momento, ancora in gestazione.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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