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Quando si sta male, quando non si trova un posto nel mondo, tutti i tipi di terapia, dalla psicanalisi a quelle con approccio non medico-scientifico come il pensiero positivo, partono dal presupposto che dobbiamo perdonare qualcuno e tornare al momento in cui ci si è spezzato qualcosa dentro.

Quando invece siamo proprio dove vorremmo, assieme alle persone con cui vorremmo stare e stiamo facendo l’unica cosa che desideriamo, quale procedimento chimico-emotivo si è scatenato in noi? Come è nato quel benessere?

Forse sarebbe molto più interessante comprendere questo meccanismo per imparare così a replicarlo. Isolare il click che ha consentito l’avvio della pace, della guarigione, della voglia di riprendersi in mano la vita e farne un quadro, una poesia, una musica.

Anna riuscirà, grazie anche all’incontro con Cristian, a lasciar andare il peso che le preme il cuore? Troverà il coraggio di dire, di non tacere più, di liberare se stessa e tutte le donne che lo vorranno?

Perché la verità è l’unica libertà possibile. Ed è solo così che si smette di giudicare.

Una storia, quella di Anna, che non lascia mai solo chi legge.

Anna ha un peso sul cuore ma anche tanta voglia di dissolverlo. Quando era molto giovane ha volontariamente interrotto una gravidanza e da quel momento, quasi ogni giorno, si chiede che nome avrebbe dato a quella creatura, cosa farebbe adesso, quale posto occuperebbe nel mondo.

Non è pentita, non aveva altra scelta in quel momento di smarrimento emotivo e sente che per tante altre donne, sue amiche o conoscenti, è lo stesso pensiero che attanaglia la loro gioia.

Come fare, dunque, per scardinare quel silenzio che accompagna ogni donna sia ricorsa all’interruzione di gravidanza, un silenzio intoccabile, un taboo, un’onta, una macchia, una vergogna?


Anna, moltissimi anni dopo, nel momento in cui dovrà sottoporsi ad un piccolo intervento chirurgico, avrà un’illuminazione: saprà come fare, appena ristabilita, per salvare se stessa e tutte le donne che lo vorranno.

 Daniela Montanari scrive da quando bambina. O almeno, così lei ricorda. Molti i primi premi, tra cui i più importanti: il “Premio Circe”, vinto a Roma nel dicembre 2007, “Ottavio Nipoti”, Ferrera Erbognone (Pv), giugno 2008, “Tra Secchia e Panaro”, Modena, giugno 2016, “Premio città di Sarzana”, Sarzana, luglio 2019, Premio speciale della Giuria “Ut Pictura Poesis”, Firenze, ottobre 2019, e Menzione Speciale 5° edizione Alda Merini, Imola (Bo) aprile 2020