Il mondo femminile e quello maschile raccontati attraverso le note biografiche, la poesia e la prosa poetica in “Rima di Frattura”, scritto da Paola d’Agnese e Fabrizio Falconi.

Il libro è un esperimento letterario che esplora limiti e possibilità nel rapporto tra uomo e donna e mette in luce l’immagine della frattura come dolore e separazione, come impossibilità di comunicare e di essere reali complici uno dell’altro.

Il confronto travagliato tra il femminile e il maschile viene reso attraverso: la poesia, la prosa poetica e il monologo interiore. I due autori si pongono una serie di domande sulle differenze di genere.

C’è una sfumatura emotiva maggiore in un genere e una maggiore razionalità nell’altro? Domande la cui risposta viene affidata nelle mani dell’interpretazione del lettore.

Il libro si articola in tre parti. La prima è biografica, i due autori raccontano di sé; nella seconda si affronta il confronto dei punti di vista maschile e femminile, attraverso la scelta di alcune parole; nell’ultima gli autori scelgono delle loro poesie dagli anni 70 ad oggi. Delle vendite del volume “Rima di frattura” Paola d’Agnese e Fabrizio Falconi hanno deciso di donare i proventi all’associazione Le Kassandre di Ponticelli di Napoli, un ente culturale di promozione sociale, attivo per il contrasto alla violenza contro le donne.

“L’idea del libro è partita dalla mia percezione – spiega Paola d’Agnese – legata alla frattura che avverto si è creata tra il mondo maschile e quello femminile. E’ in realtà un libro sulla solitudine dell’uomo e della donna che si mettono su due linee parallele, stando vicini ma non incontrandosi più o cercando di farlo sempre meno.

Nel libro infatti i due punti di vista non si confrontano in un dialogo ma camminano in maniera parallela come in uno specchio. Io e il mio partner letterario non ci parliamo ma ognuno racconta se stesso, l’uno di fronte all’altro. La parte centrale del volume è caratterizzata dalla scelta di dieci parole concrete e astratte che sono stampate a specchio in cui ci si confronta sulle definizioni in parallelo.

L’ultima parte è dedicata, invece, alle nostre poesie che abbiamo diviso per decenni, dagli anni settanta ai giorni nostri. L’impostazione del libro vuole, in questo modo, lasciare liberi i lettori di dare la loro interpretazione sulla base delle loro idee. La mia idea è, però, che si è creata, soprattutto nell’ultimo decennio, una distanza tra i due mondi che probabilmente si può anche colmare.

C’è qualcosa che si è rotto, c’è una maggiore solitudine, incomprensione che poi nelle forme più radicalizzate sfocia anche in sopraffazione e violenza. Per ritrovare i possibili punti di incontro occorrerebbe forse avere una maggiore pazienza, tolleranza e attenzione verso l’altro. I social per esempio hanno accresciuto l’individualismo che penalizza la relazione peggiorando tutti i rapporti sociali che si sono disumanizzati. Nel libro c’è anche la possibilità di trovare delle luci come richiesta di apertura e di attenzione verso l’altro”.

Redattore Sociale
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