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C’è uno spartiacque fra la prima e la seconda vita di Federica Maspero: il 19 novembre 2002. Ha 24 anni quando viene colpita da una meningite fulminante.

Lo racconta in “Calze in cashmere. Vita di un’atleta paralimpica”. Un’autobiografia lucida dedicata alla “Vita”.

Quel giorno, per una meningite fulminante subisce l’amputazione delle gambe a partire dal ginocchio, delle ultime falangi delle dita delle mani, di una parte del naso.

Quando si sveglia dal coma farmacologico, sette settimane dopo, la studentessa al quarto anno di medicina si rende conto che non indosserà mai gli stivaletti neri col tacco comprati per festeggiare.

La sua prima domanda spiazza: “Va bene, è successa questa cosa… ma posso tornare a fare le cose che facevo prima?”.

Il suo libro è un’autobiografia dedicata “alla Vita, che mi ha offerto molto di più di ciò che mi ha portato via”.

“Ha combattuto il male, prendendolo a pugni, picchiandolo forte, ribellandosi a ogni suo diktat. L’ha menato”, scrive l’ex tennista Adriano Panatta nella prefazione. Lei la definisce “una ripartenza non certo di scatto, anzi, in salita”.

Si laurea in medicina e si specializza in oncologia, diventa esperta in medicina cinese e agopuntura, dieci anni fa scopre la corsa e mentre prova le protesi conosce Matteo: si sposano nel 2014 e a settembre 2019 ottengono l’idoneità per adottare un bambino cinese, anche se la pandemia ha rallentato il loro sogno.

(La recensione è tratta dal numero di luglio di SuperAbile INAIL, il mensile dell’Inail sui temi della disabilità)