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Donne che hanno scoperto, in situazioni molto diverse, le ferite del mancato amore. E in alcuni casi la violenza nelle relazioni familiari. Sono loro le protagoniste di “Solo Mia”, il nuovo libro di Annalisa Graziano (la Meridiana), giornalista foggiana responsabile della comunicazione del Csv Foggia, con una lunga esperienza di volontariato in carcere e nell’Ufficio locale di esecuzione penale esterna.

Fatto di storie vere inserite in una cornice di fantasia, “Solo Mia” è un romanzo dove i vissuti si intrecciano per rispondere all’idea di un progetto editoriale rivolto soprattutto alle giovani generazioni: mettere al centro vicende fatte di violenza subita e a volte taciuta, attese tradite, affetti soffocati e speranze; storie di dolore ma anche di svolte e di rinascita, che affrontano temi delicati come la maternità, il rapporto con i familiari, la detenzione, l’abuso.

“Mia” (nome di fantasia), la donna scelta per il titolo, ha subito per anni abusi da chi avrebbe dovuto proteggerla; lo stesso uomo che, in un’alba di sangue, le ha strappato via uno degli affetti più cari, per vendetta. Prima di lei altri volti femminili attraversano le pagine del libro, che nasce (anche) da un progetto nel carcere di Foggia: raccontare le donne recluse attraverso i percorsi che le hanno portate alla detenzione e la loro ricerca di una nuova possibilità.

Il tema viene affrontato da diverse prospettive, senza tralasciare il ruolo fondamentale del volontariato nel suo contrasto.

“Ho voluto raccontare – spiega l’autrice – il grande lavoro che l’associazione Impegno Donna svolge nel carcere di Lucera con gli uomini che hanno agito violenza: un’esperienza trattamentale innovativa. Sono citate anche esperienze di altri volontari, sia nell’istituto di Foggia che in quello di Lucera. Progetti che spesso sono realizzati con la collaborazione del Csv Foggia, grazie al sostegno della Fondazione dei Monti Uniti”.

“Solo Mia” vede la luce dopo “Colpevoli. Vita dietro (e oltre) le sbarre”, un reportage che raccontava storie di detenuti e di persone in esecuzione penale esterna, al centro di numerosi progetti didattici nelle scuole, negli ultimi due anni.

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