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Nelle notizie di coda del Tg spesso alcune news mi fanno riflettere: la pop star Madonna spende, come regalo per il suo 53esimo compleanno, un milione di euro dal chirurgo plastico per una liposcultura totale del corpo; in Inghilterra, invece, una dipendente troppo avvenente ha perso il suo posto di lavoro in banca perché ritenuta inadatta alla mansione da svolgere.

Due vicende agli antipodi: la ricerca della perfezione ad ogni costo (e ad ogni età) e gli svantaggi derivati da un fisico prorompente. Ma allora come bisogna essere? Belli o brutti? Appariscenti o passare inosservati?

La società di oggi ci propone sempre più spesso modelli quasi irraggiungibili di perfezione: corpi che sembrano scolpiti nella pietra, visi tanto perfetti da sembrare dipinti dalla mano di un artista. Visioni inafferrabili per la maggior parte delle persone che si trovano a fare i conti con rotolini di grasso sui fianchi, rughe, capelli spesso arruffati. Eppure tutti aneliamo alla bellezza. Obiettivo che trovo ben posto se ricercato con saggezza e moderazione.

Soprattutto in questo periodo dell’anno, poi, in cui siamo maggiormente portati a scoprire il nostro corpo, saltano fuori difetti che non vorremmo avere. Via, quindi, alle diete per rimettersi in forma, creme rassodanti/snellenti/purificanti ecc.. attività fisica. Va bene tutto, migliorare il proprio aspetto per sentirsi meglio e a proprio agio in mezzo alla gente mi sembra ragionevole. Io stessa mi sono affrettata, dopo la gravidanza, a perdere i chili di troppo che avevo accumulato. Ma senza eccessi. “In medium stat virtus”, dicevano i latini.

Analizziamo, per esempio, la “questione naso”. A chi piace veramente il proprio naso? Mi piacerebbe sapere quanti risponderebbero di si a questa domanda. Ecco perché la rinoplastica è forse il ritocchino più gettonato al mondo. E non mi serve guardare troppo in là per accorgermene. Sabato scorso ero a cena con un gruppo di amici: tra le mie coetanee tre sfoggiano un bel nasino rifatto. Un’altra mia amica si è sottoposta al riempimento delle labbra e una sta informandosi per rifarsi il seno.

Accettarsi, insomma, non è sempre facile. Certi specchi dovrebbero riflettere prima di restituirci la nostra immagine diceva Jean Cocteau. Così il difetto si trasforma in complesso e il complesso va estirpato con i bisturi che ci regalano quell’immagine così a lungo agognata. Certi “difetti”, invece, dovremmo imparare ad amarli e capire che ci caratterizzano, ci rendono unici ed inimitabili. Neppure io faccio i salti di gioia se mi guardo di profilo: il mio naso è “un po’ egizio”. Alla Cleopatra, diciamo così che suona meglio. Ma in fin dei conti con un altro non mi ci troverei. Se poi penso che sempre più spesso vedo attorno a me “nasi alla Micheal Jackson”, sono contenta di essere fuori dal gruppo e quasi quasi il mio naso comincia a piacermi.

Trovo che il ricorso alla chirurgia plastica abbia omologato un po’ troppo l’immagine corporea: bocche, nasi e seni tutti uguali. Tuttavia non sono contraria al “ritocchino”: un difetto che ci fa star male si può anche modificare. Quello che non trovo giusto è l’esasperazione. Il volersi rifare tutto per rispondere a stereotipi sciocchi. Ogni tanto alla TV, e per strada, vedo esagerazioni che storpiano il corpo invece di renderlo più armonioso: taglie esagerate di decolté su fisici minuti, bocche stratosferiche, ultrasessantenni in balia del mito dell’eterna giovinezza, con pelle così tirata da non poter più neppure sorridere.

Allora mi torna in mente la mitica Anna Magnani che ad un truccatore che le chiedeva se doveva nascondere le rughe più evidenti rispose: “non ti azzardare a togliermi neppure una ruga, ci ho messo una vita a farmele venire!”. Eggià, la personalità non è acqua.

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Laura Simoncelli
Dopo il diploma di liceo scientifico, si laurea all’Univeristà Cattolica di Brescia nel 2004 in Lettere e Filosofia. Collabora con Fondazione Civiltà Bresciana e Bresciaoggi con stesura di articoli sportivi, cronaca e tempo libero. Dal 2004 al 2017 fa parte della redazione di popolis. E’ docente di italiano e storia presso le scuole medie e superiori

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