Brescia. Ogni anno in Europa si producono 11,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici e di questi il 60% finisce in discarica. Si tratta di una vera e propria miniera di materiali preziosi potenzialmente recuperabili che, invece, vengono gettati. La strategia di riduzione dei rifiuti rappresenta un’opportunità di recupero di materie prime e di risorse minerarie. In questo contesto si inserisce il progetto europeo Life-MED, i cui risultati saranno presentati giovedì 18 maggio dalle 9 alle 12.45 presso la Sala Consiliare del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale, via Branze 38 a Brescia.

In 36 mesi il progetto europeo Life-MED ha visto coinvolti la Cooperativa sociale CAUTO, Legambiente Lombardia insieme all’Università di Brescia, al partner rumeno Ateliere Fara Frontiere e a Medicus Mundi Attrezzature di Brescia, quest’ultima attiva nel fornire apparecchiature medicali nell’ambito di progetti di cooperazione internazionale per lo sviluppo.

Un settore particolarmente interessante nell’ambito della gestione delle apparecchiature elettroniche è quello sanitario. In Europa sono stati censiti 11mila ospedali, 68 mila presidi sanitari e 55 mila cliniche veterinarie, che producono ogni anno 3 milioni di tonnellate di rifiuti classificabili come Raee. Una parte di essi non può che essere distrutta, in quanto potenzialmente a rischio infettivo, ma ben l’85% di questi materiali contiene componenti suscettibili di valorizzazione, attraverso il riciclaggio e, in molti casi, il riutilizzo perché ancora operanti.

«Il progetto punta a rendere minima la quota di rifiuti derivante dalla dismissione di attrezzature mediche, massimizzandone il recupero e la rigenerazione, attraverso il ricondizionamento di attrezzature, strumenti biomedici e ausili sanitari che possono tornare ad essere pienamente funzionali, per essere donate a organizzazioni e associazioni nel territorio europeo, a cliniche e centri medici – spiega Anna Brescianini della Cooperativa CAUTO, capofila del progetto Life-MED

  Grazie all’azione pilota svolta dal progetto, l’obiettivo è rendere il processo economicamente sostenibile, definendo le strategie di mercato possibili e le tipologie di attrezzature recuperabili. L’obiettivo finale è, infatti, presentare un ordine del giorno alla Commissione Ambiente della Camera, per avviare l’iter di creazione di una normativa nazionale sulla gestione degli apparati elettromedicali, innescando un circuito virtuoso di domanda e offerta».

In 3 anni sono stati ricondizionati 441 tra attrezzature elettromedicali, componenti di ricambio smontati e arredi sanitari, che hanno permesso di evitare la produzione di 31 tonnellate di rifiuti. I partner dell’iniziativa hanno individuato 80 enti beneficiari in Europa ai quali sono state destinate, attraverso donazione, le apparecchiature revisionate, con l’obiettivo di arrivare ad avviare un sistema di recupero e riacquisto delle attrezzature nel settore sanitario.

Tra le realtà coinvolte sul territorio italiano l’Asst di Crema ha rappresentato uno degli esempi più virtuosi di partecipazione. Grazie alla collaborazione con l’ospedale nei laboratori di Medicus Mundi a Brescia sono arrivate due culle termiche, molto preziose per i progetti di cooperazione, tre respiratori per anestesia, diversi ecografi ed alcuni monitor parametrici, contribuendo a recuperare sei quintali di materiali altrimenti destinati a divenire rifiut.

«Da sempre siamo attenti a chi ha di meno e nel rispetto di questo, abbiamo adottato una procedura organizzativa interna tale per cui nel momento in cui è necessario il rinnovo delle attrezzature mediche, viene consultata una lista di Associazioni alle quali destinare il riuso del dispositivo ricondizionato – dichiara il Direttore Generale dell’Asst di Crema, il dott. Luigi Ablondi

L’ottimo risultato di partecipazione al Progetto è stato possibile grazie alla gestione in proprio della manutenzione delle attrezzature sanitarie. Il virtuosismo di donazioni raggiunto a fine 2016 sarà difficilmente ripetibile nei prossimi anni per diversi motivi, tra i quali l’esternalizzazione dei servizi per la gestione della manutenzione ai ‘Globalservice’, che trattengono le apparecchiature dismesse per riutilizzarne diversi componenti  come “pezzi di ricambio”, è il più rilevante».

Le attrezzature che i tecnici specializzati hanno dichiarato non più recuperabili, sono state caratterizzate per i diversi componenti, recuperandone le parti di ricambio.