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Eleganza e nitidezza espressiva sono, fra l’altro, i canoni costitutivi di una scelta compositiva che mediante l’eccellente impiego della tecnica fotografica traluce una personale propensione per dare immagine ad un’ispirazione elettiva.

Ivan Pintossi, maestro di questa sinergia, è protagonista della mostra intitolata “L’impossibile reale” che è allestita in una doppia dozzina abbondante di sue opere fotografiche presso “Villa Fenaroli”, grazie all’Associazione – Arte e e Cultura – “Ars Vivendi”, presieduta da Ugo Nappi, in collaborazione con la direzione di tale prestigiosa sede ricettiva di Rezzato e di “Life Video Foto” di Brescia e con il patrocinio, sia dell’ente Provincia che della “Associazione Artisti Bresciani”.

Per la cura di Rosa Lardelli, qualificata referente culturale del sodalizio organizzatore, la mostra si profila nei gangli vitali della natura, osservata nei minuziosi particolari nei quali svela le specificità millimetriche di quella propria originaria perfezione che sussiste già entro le dimensioni esigue che si confondono negli spazi allargati dallo sguardo comune di una ricorrente scansione ricognitiva.

L’intonazione di queste fotografie che sono realizzate a colori in “stampa fine art”, deriva dall’impianto macrofotografico delle loro rispettive soluzioni, vagliate dai cenni di presentazione del fotografo professionista e critico cinematografico Luigi Mazzoleni, nel corso della riuscita manifestazione inaugurale della mostra stessa, nella quale, all’indirizzo degli scatti fotografici del bresciano Ivan Pintossi, si è, fra altre considerazioni, precisato che “con le sue opere si presenta all’occhio dell’osservatore come il fotografo poeta del dettaglio della natura; racconta la vegetazione da una distanza ravvicinata, nei particolari minimi, nei frammenti, che, osservati in vari momenti, sempre suscitano stupore e meraviglia. Nella bellezza segreta dell’ambiente, il fotografo, non si limita a ritrarre, ma rileva ciò che l’occhio non vede. Nelle sue fotografie, non solo sa cogliere l’attimo fuggente, ma, con un preciso scopo, sa creare immagini espressive di grande impatto visivo. L’atto artistico fotografico è definito da un procedimento creativo che punta a cogliere una somma di percezioni visive che si sviluppano in quel momento magico. Noi non partecipiamo la realtà solo attraverso la vista, ma anche tramite sensazioni e interpretazioni di stimoli avvertiti dagli altri sensi”.

Nel bel mezzo della fredda stagione, quando le ultime settimane del 2021 si avvicendano con l’anno a seguire, tale iniziativa espositiva incorona la madre natura con la visibilità avvolgente il tripudio germinativo che le è proprio, nella gamma anche floreale di una stagione ancora di là da venire, come, può essere, l’abbinamento con una variopinta farfalla in groppa ad un fiore o il primo piano applicato sull’apertura di una rosa rugiadosa nel pieno rigoglio del proprio rubicondo vigore.

Nell’un caso, si tratta della opera “Farfalla golosa”, mentre, nell’altro, trattasi della proposta visiva sancita dall’intitolazione “Gocce d’amore”, dal momento che l’accuratezza di questa esposizione si esplica anche nella capillare distribuzione dei titoli scelti dall’autore, per dare un ulteriore carisma di immedesimazione nell’estesa interazione intercorsa con gli interessanti elementi che proporzionano le sue opere nella caratura di una poliedrica fattibilità di riflessione.

Certamente, non ci si limita a questo, già di per sé, valore aggiunto di una sensibile prossimità di sperimentazione con le attrattive naturali prese in considerazione, in quanto, Ivan Pintossi, introduce, a volte, elementi dirimenti le parti che si trovano in un accostamento di estrinsecazione, con l’aggiunta, ad esempio di sfere trasparenti, nell’immagine che le ingloba armoniosamente, quasi fossero assodate pertinenze acquisite dal profilo reale dove si esplicano in una simbiosi di avvincente profilazione.

Ne è testimonianza la “Sfera magica”, come pure, per stare in questo ciclo, particolarmente assecondato per il registro espressivo di questa esposizione, ne è la prova “Estasi d’amore” ed anche, “Il mondo in una sfera”, tutte protese a sottintendere ciò che in una, fra queste accezioni sferiche, esercenti la propria relativa caratterizzazione fotografica, emerge pure dal titolo, ovvero, “Fusione”, quale risultato fotografico consacrato ad un dardeggiante cromatismo giallo-bronzo, in cui, fra alcuni scuri rami scheletrici, il tondeggiare di una sfera pare metafisica trasposizione di una sorta catarsi d’evoluzione, nel contesto di una visione, in questo caso, finalmente emancipata dall’anguistia magra e languente di tali ramaglie, spirate da tempo nel rito della notte più buia.

Anche quando una sfera è, invece, situata altrove, in più ridenti cromatismi di insieme, ancora una volta, le fotografie di Ivan Pintossi, uniformi per taglio e spessore, in questa mostra, nel formato quadrato di 60 centimetri, puntualmente incorniciato in legno tinto “white”, riferiscono di un messaggio di continuità allusivo di una differente e contigua dimensione esplicativa, coesistente con la scena dalla quale traggono il risalto di una realtà primigenia, quale riflesso al quale restituire il lenimento a tanta esuberante e vivida materia.

La natura è materia, ma è anche spirito vitale, come culturalmente piace, in una più evoluta visione d’insieme, attribuire e riconoscere vita all’ambiente, patrimonio da tutelare e da perseguire in una più efficiente cura ed in una più accorta convivenza civile, perché pure in questo si situa il tema dell’ecologia, nell’interazione della società umana con le molteplici propaggini nelle quali il dono della vita giunge da madre Terra sia dalle maggiori che dalle sue più sottili ed imperscrutabili vie.

Vie che, Ivan Pintossi, percorre in un esercizio meritorio di valorizzazione della bellezza del Creato, privilegiandovi anche l’apporto smagliante e poetico del colore, non disgiunto da quell’attimo catalizzatore delle peculiarità visive che risultano, dal vero, ricorrentemente nelle fotografie, di fatto catturate da un oltremodo attento piglio indagatore.

Grazie a questo dialogo di osservazione, fra i vari aspetti di una possibile e di una significativa riflessione intuitiva, si svela tutto un mondo che non va dato per scontato e nemmeno dimenticato, impregiudicato dall’incombere di un oblio, forse, perché silente e di effimera durata nella sua estemporanea rappresentazione effettiva, come lo sbocciare di un fiore, l’agitarsi di steli d’erba, il comporsi virente a cielo aperto a contatto con i rovesci del tempo, la quotidiana corsa del sole, i ritmi pallidi e solenni della luna, diafana regina notturna di un’ermetica forza radiante in un’oscurità occlusa, i liberi giochi del vento che accarezzano le forme spontanee e disarmanti di questo genuino dibattersi di passaggio, struggente illusione di un momentaneo batter d’ali.