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Milano – Come dal romanzo ne è scaturito un film, dalla produzione cinematografica ne è sortita l’ispirazione per un incontro pubblico che, a Milano, la Gran Loggia d’Italia, ha realizzato nella propria sede locale che, in via del Progresso, delinea quegli spazi dove i lavori di loggia hanno abitualmente la loro rispettiva contestualizzazione.

Qui, fuori dagli ambienti solitamente adibiti alle periodiche ritualità praticate dagli affiliati a tale obbedienza massonica, strutturata nella delegazione magistrale lombarda, un’iniziativa, aperta a tutti, ha sviluppato il tema dal titolo “L’incontro con l’altro, Altro”, in calendario in quel penultimo sabato di febbraio che il 2017 ha meteorologicamente sviluppato nell’annuncio primaverile di un epilogo invernale volto, ormai, ad una stagione più mite.

Spunto trainante di tale appuntamento interessante è l’opera divulgativa a firma dello stimato critico cinematografico, scrittore ed accademico, Pino Farinotti che, pubblicata in un’apprezzata versione editoriale, intitolata “7 km da Gerusalemme”, ha avuto, nel tempo, l’analoga affermazione, di tale romanzo dal successo internazionale, nella produzione dell’omonimo film, per la regia di Claudio Malaponti, di cui, nel corso dell’incontro in questione, è stata proposta la proiezione di una ricca serie di sequenze, significative dell’argomento preso in considerazione, nel peculiare riferimento ad un possibile contatto dell’umano con il divino, secondo una sviscerata focalizzazione.

Come, fra l’altro, specificato dall’avvocato Giuliano Boaretto, delegato magistrale onorario con delega alla cultura, l’opportunità, data dalla materia esaminata, è relativa ad una riflessione circa il “Grande Architetto dell’Universo”, come, in massoneria, è tradizionalmente indicata l’entità suprema, coincidente con la concezione comunemente usata verso l’individuazione di una idea propria di divinità.

Attraverso l’accennata proiezione sul posto di alcuni stralci del noto film menzionato, dove, ad un tormentato uomo in ricerca di senso al proprio tempo, appare Gesù Cristo, nella Terra Santa dove egli stesso si trovava nell’incombente contemporaneità dell’epoca vigente, una impattante manifestazione dell’incontro, fra la dimensione corruttibile e quella incorruttibile, è interpretata dagli attori in quella dinamica immaginaria che reca loro il ruolo di protagonisti di una somma di interazioni nelle quali il Messia in persona rende visibile la straordinaria manifestazione del proprio apparire, in un dialogo da lui stesso ricercato con l’uomo, da lui volutamente incontrato ed a cui suscita la persuasione della veridicità di un diverso e di un più vasto scibile.
Questa traccia, sostanziata sia in forma narrativa che filmica da Rino Farinotti, fra l’altro, presente al tavolo dei relatori di questa iniziativa milanese, valorizzata anche da alcune sue dirette considerazioni circa certe chiavi di lettura che, ad una fattibile proposta analitica, risultano variamente comprese, ha rappresentato l’aderente spunto d’intesa rispetto alla figura massonica del “Grande Architetto dell’Universo”, di cui ha, invece, diffusamente relazionato l’avvocato Giuliano Boaretto.

Quale “riconoscimento del luminoso che c’è nel reale”, tale suprema entità può essere considerata, secondo la cultura massonica, come una percepibile “funzione d’onda”, capace di concretizzare, nell’animo umano, un desiderio sottile, una tensione ideale, una risoluzione interiore, volta a poter essere cercata, mediante una esperienza progressiva, maturata nel rispettivo ambito personale, perchè sia riconosciuta nei segni della quotidianità e pure testimoniata in quell’aura magnifica che la circonda, nell’ambito di una coerenza verso un cammino di perfezionamento, da intraprendere principiando attraverso il sacro zelo della nota esortazione filosofica, espressa nei termini di “Conosci te stesso”.

Conoscendo sé stessi, si impara anche a comprendere gli altri, mentre l’Altro, entità divina, è quel “momento evolutivo della materia” che non resta inerte e chiuso in un dogma, ma si rivela continuamente nel mistero che pervade la realtà di ogni giorno, come tale prerogativa è esemplificata pure nella figura messianica che “determina l’esserci del logos nella terra”, quale “parola” annunciata nel concreto del mondo reale.

Un carisma che si incarna nelle vicende umane, gravitanti nella storia, perchè tale anelito sia inteso ed accolto nella sua costante peregrinazione di forme e di circostanze nelle quali l’uomo è chiamato ad individuarne la scintilla luminosa, oltre la banalità, al di là della seduzione della materia ed a discapito del fatuo apparire in capo ad un ottuso radicarsi nel tempo, limitato alla mera crosta di una superficialità inscalfibile.

Questo metodo è volto a coagulare un’istanza praticata in un’ampia sintonia collettiva dove la fede è intesa laicamente come fiducia nel bene, nell’uomo, considerato quale “fragile fibra dell’universo, ma determinante per l’insieme vivente a cui appartiene”.

In questa catena fraterna, una riflessione sul “ruolo dell’altro” mette in luce il suo “essere strumento fondamentale per la nostra stessa individuazione”, come scommessa d’indagine di un senso più profondo da poter cercare di cogliere per il tramite dell’interazione con i propri simili, alla quale attiene anche il potenziale valore profetico che l’altro svolge, nel mettere in vista “parti di noi che prima non conoscevamo”.

Limitatamente a tale analisi, perchè “il sole rinasca in noi, dovremmo essere grati allo straniero”, a chi è ritenuto, quindi, per certi aspetti, estraneo, dal momento che, mettendo egli in discussione tutto ciò che potrebbe essere riferibile ad un dato insieme ormai acquisito, apre lo spiraglio per una ulteriore sfida propositiva da poter gestire in una feconda risoluzione speculativa dove una presa di coscienza si accompagna al cercare, nel medesimo tempo, l’Altro, il divino, nella sua perdurante manifestazione espressa sulla Terra, in una diretta ricaduta evolutiva.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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