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Cremona – Presso il Teatro Cinema Filo, nelle giornate di giovedì 24, venerdì 25, sabato 26 e domenica 27 agosto, verrà proiettato “L’infanzia di un capo”, un bel film drammatico diretto da Brady Corbet, con Robert Pattinson, Stacy Martin, Bérénice Bejo, Liam Cunningham e Sophie Curtis.

Il giovane Prescott, americano, vive un periodo della sua vita in una grande casa fuori Parigi, insieme alla madre, una donna inquieta che sfoga l’insoddisfazione nella devozione religiosa, e alle altre donne che si occupano di mandare avanti la casa. Il padre, invece, consigliere del presidente americano Wilson, va e viene da Parigi, dove sta lavorando al trattato di pace che porrà fine alla Prima Guerra Mondiale.

Un bambino dal volto gentilmente perfetto, dolce come quello di una femmina, che recita senza errore la sua parte nella funzione ecclesiastica, salvo poi uscire in preda alla collera e mettersi a scagliare pietre sui fedeli, ancora agghindato con l’abito candido dell’angelo. È in questa condizione ossimorica che facciamo la conoscenza di Prescott, nell’ottimo esordio dietro la macchina da presa dell’attore Brady Corbet.

Il film è liberamente tratto dall’omonima novella di Jean-Paul Sartre, cioè “L’infanzia di un capo“, contenuta nella raccolta “Il Muro”, ma la storia di Lucien Fleurier (questo il nome nella novella) è solo una delle suggestioni dietro L’infanzia di un capo, insieme con ciò che Corbet ha visto e immagazzinato sui set di Von Trier, Araki, Haneke.

Non è la politica anzitutto che interessa al regista, non la satira, nemmeno, in fondo, la psicanalisi: a Corbet preme la materia umana, quella scomoda, che assomma nello stesso pensiero, nello stesso quadro, nello stesso corpo, l’infanzia e il male, che dapprima ha i contorni dell’errore e poi vira senza se e senza ma verso quelli dell’orrore.

Materia umana, dunque, fatta di umori (la collera) e contraddizioni, ma anche materia splendidamente cinematografica, perché incentrata sul fenomeno dell’impressione. Prescott, bambino sensibile, diviso tra il mondo rigido delle regole genitoriali e quello materno (ma non veramente tale, anzi precario o tentatore) delle figure femminili che si occupano di lui, rimane impressionato da ciò che vede, in primo luogo dalle debolezze e dalle ipocrisie degli adulti e mette in discussione il concetto di obbedienza che è chiamato a rispettare.

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