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Manerbio (Brescia) – Un ampio excursus sulla realtà del digitale nella nostra società.
Dare un volto all’innovazione tecnologica, nell’era digitale in atto.
L’obiettivo è confrontarsi con uno fra quei temi di maggior attualità che sono riscontrabili anche in ambito economico, oltre che in quello sociale.
Il risultato è un diretto piano di ricaduta dei suoi effetti che, a vari livelli, è pure sperimentabile nell’area d’interesse dell’imprenditoria.

Per questo nesso inscindibile che, grazie al costante progresso dell’informatica, è intercorrente fra le tendenze attuali, mosse da una progressiva dinamica di incalzante trasformazione, e la necessità di intercettare l’evoluzione in corso, al fine di riuscire a valorizzarne l’apporto in un consapevole cambiamento di utili funzionalità, l’Ucid (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) di Manerbio Bassa Bresciana ha sviluppato la riuscita proposta di un incontro dedicato ad una composita serie di protagonisti di tali diversificate novità.

Introdotto da Giuseppe Pozzi, al vertice del sodalizio organizzatore, ed in seguito, moderato, nei vari interventi del subentrato avvicendarsi dei contributi espressi, da Viviana Filippini, l’evento ha rappresentato un’opportunità per sostanziare il calendario delle attività sociali di questa laboriosa sezione locale dell’Ucid, mediante un apposito convegno che, nello snodo del 2019 con la metà di febbraio, si è svolto presso l’oratorio di Manerbio, con il titolo evocativo di “Il ruolo del digitale, della tecnologia e della connessione globale oggi”.

Ad aprire la rosa di queste significative testimonianze, condivise con il pubblico dei numerosi partecipanti all’iniziativa, Lorenzo Maternini, vice presidente e socio fondatore di “Talent Garden” la “community tecnologica più vivace d’Europa e che a oggi conta 23 Campus in 8 Paesi e migliaia di talenti, offrendo tutto ciò di cui un innovatore ha bisogno per creare e avere successo”.

In piedi: Lorenzo Maternini; seduti: Viviana Filippini e Giuseppe Pozzi.

Ricorrendo anche alla proiezione, sul posto, di alcune slide esplicative, la caratura di tale “osservatorio” che si occupa dello sviluppo delle “start up” nel settore digitale, ha avuto, per voce del suo stesso referente, la presentazione dei concetti che stanno alla base della propria caratterizzazione, ispirata, fra l’altro, allo “sfidare l’innovazione”, al cercare di “capire in anticipo come sfruttare il cambiamento piuttosto che subirlo”, anche ricorrendo alla messa in atto di flessibilità e velocità, entrambe condivise nel “coworking”, quale soluzione adottata mediante il propositivo coinvolgimento di varie professionalità, interpreti delle differenti specificità del digitale, secondo una “innovazione dal basso”, favorita con l’entrare, a pieno titolo, in un funzionale “ecosistema di condivisione delle idee”.

Un ecosistema in cui, svincolato dalla tradizionale codifica scolastica ed alla portata anche dei non laureati, trova, fra l’altro, posto una pragmatica offerta formativa: una sorta di “master”, presentato come corso intensivo di una dozzina di mesi, nel quadro di una “scuola professionale del digitale”, per il tramite di apposite “piattaforme”, per loro natura propedeutiche ad un conseguente inserimento lavorativo, nel contesto del crescente settore delle nuove tecnologie che è affrontato nell’ottica di connessioni internazionali, a loro volta, prese in considerazione per assicurare una corrispondenza di sistema, nella qualità di un impegno che abbia sbocchi favorevoli rispetto alle tendenze anche altrove sperimentabili.

Fra queste, quelle in campo medico-scientifico delle quali ha, fra l’altro, riferito Paolo Bellitti del Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università degli Studi di Brescia, riferendosi, pure, a progetti di rilevante interesse nazionale, con finanziamenti ministeriali, testimoniando un impegno che, nella mirata messa in opera di applicazioni innovative, passa pure attraverso quella cultura sempre più emergente che è relativa alla cernita dei dati, raccolti a lettura della realtà, per poter meglio efficacemente intervenire nel dare risposte alla competitiva richiesta di un costante aggiornamento.

La strada per la prospettiva di un’umanizzazione di questo intreccio a sfondo informatico, fatto da algoritmi strategici, sembra sia individuabile nella dichiarazione di intenti manifestata nella volontà di mettere al centro l’uomo, come è stato evidenziato da Gino Mainardi, “direttore della ricerca avanzata della Cobo Group” di Leno, nel senso che, oltre al punto di forza operativo del saper fare squadra, fra le diverse parti coinvolte nel raggiungere risultati d’innovazione, la “mission aziendale” risiede nel lavorare per il “progresso, il beneficio, la salute, la sicurezza del lavoratore”.

Tutto questo, anche passando attraverso una sorta di monitoraggio serrato, svolto dalle medesime tecnologie che conducono, in questo modo, ad una diversa declinazione del lavoro, fornendo il prestatore d’opera di strumentazioni sempre più sofisticate, in grado di interfacciarsi con i tempi di produzione e con la sua stessa natura, letta nella mediazione dei dispositivi e delle applicazioni installate dove svolge la propria attività, per l’interattiva definizione della rispettiva postazione lavorativa.

Un’innovazione che, per essere anche attrattiva, non è fine a se stessa, ma punta a quella vocazione programmatica che la mission di una azienda deve saper costantemente coltivare, traendo da essa una continua forza di ispirazione, che, per Emanuele Bulgherini della “startup EOS (Gruppo Farco)”, si profila, fra l’altro, anche nel campo di un intervento rapportato ad una sensibilità ecologica dove la ricerca di una efficienza energetica si accompagna non solo all’emarginare ed a risolvere gli sprechi di un’erogazione di servizi o di una stessa produzione, ma pure al ricorso a tecnologie innovative, “perchè non basta il prodotto, ma è necessario anche il valore aggiunto”, come, ad esempio, nel progetto, riferito dallo stesso relatore, volto a poter ricaricare l’auto elettrica con il fotovoltaico.

Un contesto dove l’industria pubblicitaria, anch’essa assimilata alla corrispondente sua enunciazione inglese, sta rappresentando un’altrettanto fluidità d’insieme, come testimoniato da Gaetano Polignano, “Country Manager di Tradelab, esperto in Programmatic Advertising”, andando, fra l’altro, a rimarcare come la rete del digitale, ossia dei mezzi connessi ad internet, abbia superato, per importanza e per impatto di proporzione, i tradizionali vettori mass-mediatici di radio e di giornali, oltre che della ancor più datata affisionistica.

Dalla pubblicità, in pratica, di tipo “on line”, nella quale è necessario il saper intercettare tutti i dati possibili di chi naviga in rete ed utilizzarli al meglio, in una istantanea versatilità di efficacia, promuovendo intrecci di potenziali interessi per l’utenza stessa che è connessa ai dispositivi digitali utilizzati, il convegno ha dato pure voce ad un’esperienza, invece, calata nel mondo manifatturiero, da parte di Alessio Bernesco Lavore dell’Ultrafab che ha pure spiegato gli analoghi accenti della digitalizzazione, nella fornitura di servizi, applicati al proprio campo di interesse: “(…) Tramite le nostre soluzioni siamo in grado di collegare e fare dialogare tra loro macchinari industriali di vecchia e nuova concezione, permettendo un miglioramento della produttività e una riduzione, degli sprechi e degli scarti. (…)”.

Con un meritorio occhio di riguardo al territorio, l’Ucid di Manerbio Bassa-Bresciana ha pure coinvolto, in questo qualificato confronto plurale, anche Nicolas Spinoni, studente diciottenne dell’Istituto Superiore “Pascal – Mazzolari” di Manerbio, in riferimento alla sua interessante testimonianza di applicazione delle nuove tecnologie anche in contesti di conservazione della memoria, come quello museale di Manerbio, dove, in un promettente progetto scolastico, il digitale è stato pure utilizzato per coadiuvare la visita in loco, per il tramite di un collegamento tra un dispositivo, sistemato in prossimità della rispettiva teca espositiva, ed lo smartphone del singolo visitatore, per approfondire le informazioni correlate a tale specificità in esposizione.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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