ROMA – Yasmine e sua figlia Falak, profughe della guerra in Siria, sono le prime persone ad arrivare dal Libano in Italia con i corridoi umanitari, senza essere costrette ai “viaggi della morte” nel Mediterraneo. Ma il 4 febbraio è stato un giorno importante anche per tutti coloro che credono nell’accoglienza e nell’integrazione: un arrivo a cui segue quello della loro famiglia e, nel corso dell’anno, di un migliaio di altri profughi, in modo sicuro e legale.

Raggiungeranno infatti il nostro Paese grazie all’accordo firmato il 15 dicembre scorso da Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e Tavola Valdese con i Ministeri degli Esteri e dell’Interno.

“La porta è finalmente aperta. Con l’arrivo della prima famiglia si apre la strada anche a tutte le altre, che già stanno facendo il loro riconoscimento e fornendo le impronte digitali in Libano”. Così Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio ha commentato l’arrivo della prima famiglia di rifugiati siriani attraverso il corridoio umanitario. Il progetto a supporto della venuta è stato sostenuto anche dal Consolato Italiano a Beirut e da funzionari del ministero dell’Interno, ma le spese sono sostenute dalle associazioni.

Yasmine e Falak all’aeroporto di Fiumicino sono state accolte dai responsabili delle organizzazioni che hanno promosso questo progetto, il primo del genere in Europa, rivolto a persone in condizioni di “vulnerabilità” (donne con bambini, anziani, malati, disabili) che attualmente vivono nei campi profughi di Libano, Marocco ed Etiopia.

Redattore Sociale
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