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Arci e Ucca (l’Unione dei circoli cinematografici Arci) lanciano “L’Italia che non si vede, una rassegna itinerante del cinema reale”. Dieci film d’autore saranno distribuiti e diffusi nei prossimi mesi nelle piccole sale e nei circoli culturali presenti in più di 40 città italiane.

Una rassegna organizzata per “rendere popolare” la produzione cinematografica indipendente del nostro Paese, dove il termine popolare si declina nel tentativo di rendere accessibile anche nei piccoli centri, in provincia e nelle periferie, una serie di opere che spesso faticano ad “uscire” dai festival in cui vengono ospitate o dal panorama dei circoli metropolitani d’éssais, perché più fragili e meno attrezzate a competere sul mercato.

“L’italia che non si vede vuole” è anche un pretesto per creare e ri-creare degli spazi: spazi di confronto e di dibattito, e perché no, anche di denuncia. Spazi in cui sia possibile parlare di una società e di un cinema che cambia – come sottolinea il filosofo Jacques Rancière in un suo celebre testo – dopo lo sconvolgimento dei “rapporti tra significare e mostrare che ha investito l’arte di raccontare storie”.

Perché come sottolinea il presidente di UCCA Roberto Roversi, il film è un evento collettivo e l’occasione per produrre lo spazio di condivisione di un’esperienza particolare. Spazi ed esperienze di cui, in questo momento più che mai, la società necessita.

Le dieci pellicole in programma, equamente distinte tra documentari ed opere di finzione, hanno partecipato ai maggiori festival internazionali europei , sono: “Arianna” di Carlo Lavagna, “Cloro”, di Lamberto Sanfelice, “Genitori”, di Alberto Fasulo, “Gitanistan”, di Pierluigi De Donno e Claudio Giagnotti, “La Bella Gente”, di Ivano De Matteo, “Lei disse sì” di Maria Pecchioli, “Memorie”, di Danilo Monte, “Napolislam”, di Alberto Pagano, “Short skin” di Duccio Chiarini e “La Vergine Giurata”, di Laura Bispuri.

Giunta alla sua quinta edizione, “L’Italia che non si vede” fa del cinema “una potenza comune”, l’esperienza di un attraversamento, con dieci storie che raccontano di diritti negati e di riscatti, d’integrazione, d’identità di genere e di disabilità.

Per la prima volta saranno distribuiti anche i cortometraggi frutto delle attività del laboratorio napoletano FILMap dell’Arci Movie di Ponticelli e della Produzione Cinemaniaci di Piacenza. Narrare la complessità e creare nuovi spazi per l’immaginario, dunque, per fare dell’immagine un filo teso sul caos del reale, ma anche la cifra di una pratica di resistenza, un “esercizio di rottura”.

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