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Quito – L’incontro si apre con l’inno nazionale ecuatoriano. Tutti in piedi e tutti a cantare. Al tavolo ci sono le autorità. Numerose, sia italiane che ecuatoriane, a dimostrazione che c’è interesse a riflettere, a discutere, a impegnarsi su temi difficili – come la microfinanza etica, la solidarietà e la reciprocità in epoca di globalizzazione – e a trovare strade comuni per invertire la rotta. Per regalare un nuovo futuro a coloro che vivono in questa parte del mondo, che sono i più poveri, ma che non hanno perso il “senso” più profondo dell’esistenza. E offrire nuove prospettive a tutti gli altri che crescono e si arricchiscono nel Nord del mondo, che faticano a convincersi della necessità improrogabile di uno sviluppo sostenibile e che da questo Sud hanno tanto da imparare in valori e sentimenti.

Di fronte a loro decine di campesinos e di impiegati delle casse di Codesarrollo, giunti a Quito dalle comunità andine. Alcuni di loro per poter partecipare al convegno hanno fatto un viaggio più lungo di noi italiani. Noi in aereo. Loro a piedi, sul mulo, in bus, su scomode camionette e strade sterrate. Alcuni sono scesi dal Paramo, l’altipiano andino, altri hanno attraversato mezzo paese mettendosi in marcia un giorno prima dalle piccole comunità dell’est amazzonico dell’Ecuador.

Ma l’incontro si apre e prosegue in nome e in memoria di padre Tone, un missionario che un giorno di tanti anni fa lasciò Pavone Mella, un paese della Bassa bresciana, per dedicarsi ai più poveri dei poveri, e che nelle comunità sperdute delle Ande costruì comunità e luoghi dello spirito.. La sua sarà una presenza continua e fortemente sentita, soprattutto dai bresciani qui a Quito, per tutti i due giorni del convegno internazionale “Incontro Italia-Ecuador. Costruiamo alleanze per sviluppare le finanze locali” che si sta chiudendo in queste ore a Quito e che è stato voluto da Cassa Padana e Federcasse, la federazione italiana delle banche di credito cooperativo in collaborazione con Fepp e Codesarrollo e al quale hanno aderito Banca d’Italia, Ministero per gli Affari esteri, Conferenza episcopale.

E’ il mercato della finanza e del credito il punto cruciale del futuro sviluppo. Quello da cui dipendono tutti gli altri mercati. Può essere questo, in estrema sintesi, il nodo alla base delle riflessioni e delle testimonianze portate nell’incontro di Quito.
“La ricchezza mondiale si concentra del nord del pianeta”, ha detto Giuseppe Tonello, presidente del Feep aprendo i lavori del convegno, “Proviamo a immaginare la finanza locale come un fiume che corre al mare portando con se tutto e lasciando nulla alle spalle. E’ il cammino dal sud al nord che non lascia nulla nelle mani di chi originariamente produce. Noi vogliamo invece che quel fiume si fermi in piccole lagune che trattengano nelle comunità la ricchezza prodotta e producano lavoro. Solo in questo modo potremo ridurre e cancellare l’usura che mette in ginocchio i poveri e costruire con loro un futuro diverso”.

Invertire la rotta, quindi, ma come in questo paese economicamente ben più compromesso della vicina Argentina? “La cooperazione è un metodo che si può esportare”, ha suggerito Alessandro Azzi, presidente di Federcasse, “lo abbiamo visto in Italia come le banche di credito cooperativo siano le banche delle gente, votate allo sviluppo delle comunità e del territorio. E cooperare significa oggi unire risorse, capacità, sviluppo, in una continua reciprocità”.

Che il microcredito – economia su cui si basa il progetto italiano di Microfinanza campesina da cui è nato questo incontro – sia “uno strumento privilegiato per lo sviluppo del Sud America”, ne è convinto anche il sottosegretario italiano agli Affari esteri,.Baccini, che non è potuto arrivare a Quito ma che ha affidato un proprio messaggio a Roberto Rivalta, in rappresentanza del governo italiano. “Questo progetto” ha aggiunto poi Enzo Serata di Banca d’Italia, “si inserisce in un momento importante dello sviluppo della finanza etica e rappresenta un’occasione preziosa per dimostrare che nella finanza può esistere una profonda dimensione etica. D’altra parte, il successo in Italia del credito cooperativo e delle Bcc è un’ulteriore testimonianza della sua forza”.

Don Paolo Tarchi, direttore della pastorale sociale della Conferenza episcopale, sa parlare al cuore della platea. Forse perché, con generosità e umiltà, ringrazia tutti, organizzatori e partecipanti, “per averci fatto toccare con mano la forza, la creatività, la cristianità” di molti uomini e donne che vivono in Ecuador. O forse perché don Paolo invita tutti a riflettere su una frase della Bibbia: “La terra è mia e voi tutti siete inquilini e forestieri”. Tutti, poveri e ricchi. Tutti con la medesima responsabilità di conservarla per i figli e i nipoti. “E’ più che mai necessario, oggi”, ha aggiunto don Paolo, “che vengano create le condizioni per cui lo sviluppo si coniughi alla giustizia. Perché si tengano stili di vita coerenti con uno sviluppo compatibile e si ricerchi e concretizzi un rapporto nuovo fra etica, finanza ed economia reale”.

“Mushuc Yuyay” in lingua quecha – l’antico idioma del popolo Inca, qui parlato ancora in molte comunità delle Ande e che don Tone aveva imparato così bene da poterci tradurre la Bibbia e offrirla ai campesinos – significa “pensiero nuovo”. Ed è stato proprio questo “pensiero nuovo” il protagonista delle numerose testimonianze portate al convegno dalle comunità campesine. Dall’esperienza raccontata da Ramon Pichisaca di una cassa comunale andina avviata nel 1996 con 18 clienti e che oggi ne conta 330 erogando il 70% dei credito per piccole imprese agricole, a quella dell’associazione di donne “Nueva Vita” che appena fuori Quito ha costituito una micro cassa nata per aiutare le madri sole (alle quali l’ex marito non passa nulla per il mantenimento dei figli) e che oggi eroga crediti anche agli uomini. E ancora alla comunità di Salinas de Bolivar che a 3600 metri d’altezza nel 1972 ha avviato un progetto di microcredito di cui oggi già si raccolgono i frutti con il caseificio, che produce in migliori formaggi dell’Ecuador, gli allevamenti (ai latifondisti sono stati acquistati 500 ettari di terreno) e che conta 900 soci.

Un universo sconosciuto al mondo questo che si è presentato a Quito.
Come poco conosciuto al Nord del mondo è l’Ecuador. Ma che racconta come il microcredito, la fiducia nei più poveri, il coraggio di mettere un campo un sistema alternativo di piccole, a volte piccolissime, casse di risparmio e credito in luoghi dove nessun altro ha la forza (o la volontà) di arrivare a portare aiuto e speranza, può essere realmente una strada vincente a invertire la rotta. Non un’utopia, né un progetto ideale. Bensì una realtà concreta. Fatta di uomini e donne in carne e ossa che sa guardare la vita con sguardo fiero.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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