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Mantova – A Palazzo d’Arco l’argenteria, custodita gelosamente come un tesoro di famiglia da trasmettere in eredità di generazione in generazione, restituisce i ricordi del vivace passato e rivela tra i suoi riflessi lo spirito delle cose.

L’esposizione Lo Spirito delle cose, promossa dalla Fondazione d’Arco e curata da Francesca Rapposelli con il patrocinio del Comune di Mantova, è l’occasione per ammirare la ricca collezione di argenti e preziosi dei Conti d’Arco; massicce posaterie e servizi, graziosi accessori femminili e ricercatezze maschili si rincorrono in un vivace percorso narrativo delle consuetudini nobiliari tra Sette e Ottocento all’insegna dell’eleganza e dello stile.

A Palazzo d’Arco è conservato un consistente nucleo di argenti e di oggetti preziosi mai esposti al pubblico che permette di ricostruire quelle che dovevano essere le consuetudini della vita quotidiana negli spazi di una residenza nobiliare.

La raccolta risale prevalentemente al Settecento e all’Ottocento, quando le arti decorative avevano un ruolo predominante e gli oggetti preziosi di cui si circondava l’aristocrazia interagivano con gli ambienti.

Per ricostruire il passato di queste opere sono stati ricomposti servizi, individuati gli stemmi e i monogrammi e analizzati i punzoni impressi sugli argenti, effettuando uno studio su tutti gli esemplari.

Sono emersi nuclei di argenti tedeschi, inglesi e francesi, che conferiscono un carattere internazionale alla raccolta e fra le manifatture nazionali si è distinto uno straordinario gruppo di opere milanesi che trasmettono memorie di importanti eventi storici.

Il ricco corredo di argenteria diviene la testimonianza eloquente di un universo scintillante che dalla tavola imbandita si riversava in tutti gli ambienti domestici. Oggetti che a quel tempo associavano un compito di rappresentanza a quello funzionale di oggetti d’uso, riflettendo le mutevoli necessità della committenza.

Argenti, quindi, presenti nella vita aristocratica di ogni giorno, scandita da ricevimenti mondani che si alternavano ai momenti più intimi dei leziosi salotti femminili o accompagnavano l’amore per la scrittura nelle mura domestiche.

Preziosi, al contempo, che caratterizzarono i passatempi tipicamente maschili nei fumoir, o i più informali pasti al ritorno dalla caccia, offrendo un’illuminante dimostrazione delle consuetudini nobiliari.

Durante la mostra, i servizi prenderanno dimora sulle tavole e nei salotti, facendo rivivere quegli oggetti uniformandoli al contesto originale come solo una casa museo può ancora offrire.

La natura evocativa del museo ha aperto la strada a molteplici racconti del vivere quotidiano della famiglia sulla base di una solida ricerca scientifica condotta negli archivi della dimora. Le proposte contemporanee inglesi del living museum trovano qui pieno compimento coniugando le finalità di educazione e diletto.

 

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