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Aprile, il mese del risveglio della natura, neve e freddo permettendo. Insomma, a dispetto delle temperature di questi giorni è primavera  e si avverte il desiderio di luce, aria e passeggiate all’aperto. E’ il momento di raccogliere e cucinare alcune piante spontanee ricche di sapore e benefiche proprietà e che hanno tutti i requisiti per avere un degno posto in cucina: sono spesso erbe che fanno parte della gastronomia tradizionale e che, spesso ci fanno scoprire sapori dimenticati o sconosciuti.

Loertismalvatarassaco ed ortica sono molto diffuse, facili da riconoscere e da usare e pure dotate di proprietà depurative, tanto utili per risvegliare le energie dell’organismo dopo l’inverno. Le piante spontanee conferiscono alle preparazioni culinarie sapori e profumi netti, intensi ed inconfondibili, propri della cucina tradizionale “povera”.

Eccole:
Loertis , impropriamente definiti i parenti poveri degli asparagi, vera prelibatezza primaverile di cui si utilizza la parte alta detta “turione”.
Teneri germogli ricchi di fibre, vitamina A e C, minerali, soprattutto potassio e con pochissime calorie, da raccogliere durante le passeggiate in campagna. Ottimi nella frittata , nel risotto o sulla pasta .

 Malva:  elegante, bellissima quando è fiorita, con i suoi fiori rosa-violetto, divini infrittura , diffusa ovunque.
Famosa per le proprietà emollienti  ed espettoranti, ricca di mucillagini che rendono più corposi risotti , zuppe e minestre.
Le parti più tenere della pianta (germogli, cimette, foglioline, fiori) sono ottime crude in insalata, mentre le foglie più grandi sono perfette stufate, lessate e per ripieni e hanno la giusta consistenza per essere usate come involucro per involtini.

Tarassaco , la pianta dalle foglie a rosetta, i fiori giallo vivo, che si aprono di giorno e si chiudono di notte e che si trasformano poi in globi biancastri. Chiamato anche “dente del leone” il tarassaco lo troviamo da marzo fino a giugno. Ha molte qualità curative: e’ lassativo, tonico, diuretico, depurativo.
Se le sue foglie sono tenere, dopo averle lavate per bene, si possono consumare crude, in insalata.

Normalmente si fanno pero’ bollire. Una volta lessate si consumano calde, condendole con olio, oppure in insalata dopo averle fatte raffreddare. Si abbinano egregiamente, in questo caso, con le uova sode. Si possono anche far friggere in padella, con olio o burro e anche un poco di aglio.
L’acqua della bollitura del tarassaco si può riutilizzare per cuocere la pasta.

Ortica: eccola, comunissima, praticamente presente un po’ ovunque, non è necessario coltivarla: da millenni segue l’uomo nei suoi spostamenti.
I getti giovani freschi sono i migliori in cucina, in quanto più teneri e anche in campo medico, perché il loro potere curativo è massimo: il momento migliore per coglierli è dopo la pioggia, il periodo più adatto è la primavera (quando conviene anche farne una buona scorta per l’inverno), o l’autunno quando, dopo il taglio del fieno, crescono i nuovi getti.

Naturalmente data la caratteristica di queste piante è necessario munirsi di forbici e guanti. Le ortiche sono usate in cucina da sempre: si lessano come fossero spinaci; si aggiungono alla minestra; si cuociono con il riso o si impastano con le patate per fare delicati e saporiti gnocchi; sono ottime anche nelle frittate; messe in infusione con qualche foglia di menta danno una tisana che può essere bevuta al posto del tè.

Bellezza: gli shampoo all’ortica comunemente in commercio rinforzano i capelli rendendoli più forti e lucenti; chi desiderasse far da sé può lavare la testa ogni settimana con un infuso di foglie d’ortica e risciacquarli con un infuso di radici.

Salute: l’ortica è una delle più importanti piante medicinali ma non una delle più apprezzate, in quanto le sue virtù non sono universalmente note. Il suo potere depurativo è notevolissimo, inoltre essa contiene ferro per cui esercita una funzione antianemica ed è particolarmente indicata per una cura primaverile consistente nel bere una tisana di germogli alla mattina prima di colazione e un’altra tazza, sempre a piccoli sorsi, durante il giorno. Per mantenere intatti i principi attivi della pianta è bene solo scottare i germogli, senza farli bollire a lungo. Un cucchiaino di germogli d’ortica è sufficiente per un quarto di litro d’acqua: dopo una breve infusione si può bere senza zuccherare, chi lo desidera può aggiungere nell’acqua dell’infuso un po’ di menta o di camomilla per migliorare il sapore.

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Emmegi
Già studente all'I.S. Capirola, lavoro in Cassa Padana. Prediligo le ricette della tradizione un po' alleggerite. Il mio piatto preferito "la torta di mele". Sono volontaria del soccorso in Croce Bianca a Leno. Mi piace stare con gli anziani.

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