Più che terra dei fuochi, la Lombardia è la terra della “brace coperta”. I rifiuti smaltiti illegalmente finiscono infatti sotto terra: viene scavata una cava (o si utilizza una delle tante esistenti), la si riempie di rifiuti e poi si copre tutto costruendoci su opere pubbliche, centri commerciali, strade o case.

È quanto emerge dal dossier “Ecomafia: i dati e i numeri dell’illegalità ambientale e delle ecomafie in Lombardia”, presentato da Legambiente a Milano.

La Lombardia può vantare il primato nel nord Italia per numero di reati nel ciclo illegale dei rifiuti con 535 delitti accertati nel 2018, il 6,7% del totale nazionale e la prima in Italia per numero di persone sottoposte a provvedimenti cautelari restrittivi della libertà personale (23).

Inoltre nella regione si sono svolte nell’ultimo anno 12 delle 100 inchieste per corruzione e reati contro la pubblica amministrazione nel settore ambientale, con 110 persone arrestate portando la Lombardia al terzo posto della classifica nazionale della corruzione ambientale. Per quanto riguarda le inchieste specifiche sulla criminalità organizzata nel campo dei rifiuti, in Lombardia la magistratura ne ha svolte 106 (il 23% delle inchieste a livello nazionale) che hanno portato a 210 ordinanze di custodia cautelare e 438 persone denunciate.

In Lombardia sono coinvolti nel traffico o nello smaltimento illecito dei rifiuti sia la criminalità organizzata sia singoli imprenditori, titolari di aziende apparentemente in regola, che pubblici amministratori.

Un’illegalità alimentata dall’enorme quantità di rifiuti che vengono prodotti in Lombardia e dal fatto che ora la regione attira rifiuti dalle altre regioni.

“Secondo stime riferite all’anno 2018 – si legge nel rapporto di Legambiente – la Lombardia da sola produce 29,4 milioni di tonnellate di rifiuti speciali, pari al 27,3% dell’intera produzione nazionale, ai quali bisogna aggiungere tutti quei rifiuti che vengono trasportati qui da altre regioni per essere smaltiti”.

Il fatto che i rifiuti arrivino al Nord è legale e fisiologico perché il Nord Italia ha la maggior parte degli impianti che trattano rifiuti. Basti pensare che in Lombardia sono oltre 2700, nel Veneto 1500. Il problema nasce quando questi rifiuti prendono la strada dello smaltimento illegale, ossia vengono seppelliti o bruciati.

Dai sei roghi registrati nel 2015 si è passati ai 15 del 2017 e ai 16 del 2018. Un trend che ha fatto notizia e destato allarme, ma che è solo la parte visibile di un fenomeno sommerso più vasto. Gli incendi hanno quasi sempre una natura dolosa: il fuoco serve a “nascondere altri reati connessi al ciclo dei rifiuti, come ad esempio il trattamento di determinati rifiuti senza avere le autorizzazioni previste dalla normativa o la ricezione di un quantitativo di rifiuti superiore rispetto alla capacità dell’impianto”.

Un ulteriore fenomeno che sembra in crescita nell’ultimo periodo, e che ovviamente desta molta preoccupazione, è quello che interessa i capannoni abbandonati che vengono illecitamente riempiti di rifiuti e vengono poi dati alle fiamme come quello di Corteolona-Genzone in provincia di Pavia dove, a gennaio 2018, sono stati bruciati circa duemila tonnellate di rifiuti.

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