Tempo di lettura: 5 minuti

Già interprete di un’iniziativa editoriale, realizzata con la “Fondazione Dominato Leonense”, attraverso l’ebook intitolato “Miga tot ma un pò de tot – Storie, poesie e riflessioni in dialetto bresciano”, il compianto maestro Tomaso Romano di Alfianello è, insieme ad altri, ricordato fra le poco meno di duecento pagine del “Lonare Bressà”, pubblicato, in un ormai acquisito e caratteristico formato, anche per il 2021.

La lunga tradizione culturale di questa annuale proposta di stampa locale è puntualmente definita mediante la valorizzazione del computo del tempo, attraverso la particolareggiata infarcitura di curiosità e di notizie, stemperate nel dipanarsi temporale di un’ulteriore annata da corredare con ispirazioni legate ad una data e sentita contestualizzazione territoriale.

Tale nesso fondante è specificato nella dedicazione stessa della pubblicazione, stampata per le “Edizioni Publimax”, su progetto editoriale di Massimo Boni e per la direzione di Giovanni Cherubini, con l’intitolazione di “Almanacco Bresciano”, posta fra parentesi, a congiunta presentazione della pari semantica di un’indicazione, a sua volta, esplicitata, a caratteri cubitali, nel vernacolo locale, graficamente evidenziata negli effetti di una maggiore attenzione, da sempre legata al suo stesso verace ambito particolare.

Una traduzione in dialetto bresciano, significativa del contenuto proprio degli approfondimenti di questo agevole volume da poter facilmente consultare, che, per l’assiduità delle sue molteplici versioni è divenuta, di anno in anno, marchio evocativo della sua diffusa portata divulgativa, circa l’ampio spettro di interessanti richiami alla realtà locale.

Sindaco per molti anni, al vertice, poi, dell’ente Provincia di Brescia ed, in seguito, pure della “Camera di Commercio”, la figura di Bruno Boni pare campeggiare nel maggior innesto di elementi utili per un’immedesimazione, in seno al capoluogo bresciano, dei decenni decorsi dagli anni del Secondo Dopoguerra, andando in avanti, per una serie di varie contingenze differenti nelle quali, tale stimato esponente del mondo delle istituzioni, ha profilato un proprio mandato pubblico, a favore di quella collettività che l’ha, in seguito, monumentalizzato in scultura e nella toponomastica di una piazza cittadina, adiacente alla stele posta a basamento del rilievo marmoreo, volto a celebrarne il ricordo civico in una unanime premura.

Parecchie le vie che conducono ad incontrare tale personaggio pubblico nel “Lonare Bressà” del 2021, in una sorta di ritorno di peculiarità valevoli anche per altrettante connessioni sfocianti in un’ulteriore pertinenza, come, ad esempio, nel caso della testimonianza tracciata ad impronta della visita di Indro Montanelli e di Roberto Gervaso a Brescia e dell’aleggiante carisma del sacerdote filippino Ottorino Marcolini, operante in quegli anni nel bresciano, anche in quella vocazione a cerniera fra la terra ed il cielo, per la quale riuscire ad innalzare, fra questi due piani del Creato, quartieri di case predisposte in una armoniosa vivibilità, privilegiante una dimensione umana, che hanno dato concreta risposta alle esigenze abitative dell’epoca, con una pragmatica e mite visione d’insieme, scevra da ogni omnivora speculazione, che stilisticamente bagna il naso, a motivo dei perduranti risultati raggiunti, ai tanti architetti e geometri alla ricerca di una sedicente e mal riposta innovazione stilistica circa il dove fare andare ad abitare la gente.

Tempi nei quali, ad un generale clima di ripresa, nell’affermazione del regime democratico, Brescia aveva in gestazione quel monsignore, poi, da Roma, divenuto arcivescovo di Milano, e partorito, in seguito, dal Vaticano come papa, a sua volta, pure da pontefice, unito ad un mai scisso cordone ombelicale legato al genitoriale ventre bresciano.
Era tutta un’altra aria, in quegli anni a Brescia, rispetto ad ora, secondo una finestra privilegiata aperta al mondo per il tramite della Chiesa di Paolo VI, ma anche per un’economia che tirava, tutto sommato, confermando quell’intraprendente spirito di impresa che è valso a cucire addosso all’operosità locale un lavacro lustrale, evocativo di una autentica ed abile vocazione al lavoro, mai esautorata da tutto il resto di quanto coniugato ai giorni bresciani acquisiti, a bilancio del tempo, nel medesimo metaforico borsone della spesa.

La dolorosa lacerazione della strage di piazza della Loggia è rimasta nel plumbeo afflato temporalesco con cui tale tragica contingenza ha segnato quegli specifici momenti di sofferenza nella dinamica dell’attentato terroristico, conservando, nell’eco triste di analoghe violente degenerazioni, defragrate altrove, la propria funesta cornice, ritagliata attorno ad una fissa e insopprimibile inquadratura d’insieme, focalizzata in quell’attraversamento da un capo all’altro di un fatale cimento.

Mediante tali, insieme ad altri ancora, ambiti d’impostazione, evidenziati per una comprensibile memoria locale e collettiva, “Lonare Bressà” ottiene il lasciapassare per il cuore dei bresciani che si ritrovano fra le sue pagine, come protagonisti nell’essere compartecipi, per una titolarità implicita, cioè, sancita, da un’appartenenza territoriale, alle vicende ed alle personalità trattate, in rapsodiche pennellate, concretizzandosi tali sbocchi nelle differenti sezioni della pubblicazione che vi risultano tematicamente considerate.

Dalla cultura, con numerose citazioni, fra gli altri, di pittori, ma anche di poeti e di scrittori, approdando all’aneddotica, densa di sfumature per percepire il riflesso del tempo andato, dalle leggende, a cifra di un substrato culturale, contestualmente compromesso a luoghi, a tracce di testimonianze, ad opportunità fattibili anche per una rivisitazione del reale, in una chiave di maggior prossimità con quanto pure spetta ad un bilancio personale di interazione con il proprio contesto locale, oltre l’apparenza della quotidianità strisciante, nel silenziato percorso di giorni imbragati in una sbrigativa e distratta apparenza ufficiale.

Di facile consultazione, nato, proprio, più che per una progressiva lettura consequenziale, per un saporito piluccare fra pagine liberamente usufruibili, anche in ordine sparso, per la compiutezza, ciascuna, della propria dedicazione particolare, il “Lonare Bressà”, realizzato grazie ad alcuni sostenitori, disegna un romantico profilo di Brescia, indugiante in memorie patrie, con generosità di belle illustrazioni e con il criterio analitico del divulgare una rosa di motivi di interesse capaci di catturare l’eco plurale degli estimatori o di quella o di quell’altra menzione peculiare.

Piace, nella fioritura di tali curiosità, contemperare, fra queste righe, fedeli all’estemporaneità di una figurazione possibile del contesto locale, fatta da pagine e pagine argomentate ciascuna nel suo nesso essenziale, la figura, fra altri ancora, del bresciano Osvaldo Cavandoli, indimenticato autore del cartone animato “La linea”, mediante una sorprendente creatività che, con il semplice, ma efficace, tratto grafico longitudinale, riusciva ad animare briose sequenze di profili narranti, conformi ad un contesto surreale, ridotto all’essenziale, di una linea, appunto, sul vuoto sfondo monocolore, dove la realtà stessa pareva, conseguentemente, appesa ad un filo. A quel filo grafico sospeso nel vuoto che raggiungeva, entro lo svolgimento di una azione, un punto poi ultimo di rappresentazione, metafora della vita, intesa nella geneale visione di un dibattersi lungo quella “linea” che, nella geometria, sposa, insieme al proprio possibile disegno, un misurato ambito di proiezione.