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Brescia – Una tradizione confermata anche per l’anno subentrante alla serie di quelli già utilmente interessati dalla sua annuale espressione caratterizzante.

Nel praticato solco dell’apprezzata iniziativa interpretata da Giovanni Cherubini, la pubblicazione bilingue, stampata in vernacolo bresciano ed in italiano, dal titolo che, in lingua locale, persiste nell’accezione di “Lonare Bressà” (Almanacco Bresciano), è disponibile pure per l’edizione del 2016, attraverso la sua tipica modalità editoriale, fra l’altro, esorbitante dai testi, in ordine sparso, di Danilo Tamagnini, Tonino Zana, Attilio Mazza, Giannetto Valzelli, Marco Vitale, Egidio Bonomi, Massimo Tedeschi, Costanzo Gatta, Sergio Gianani, Giorgio Sbaraini, Giacomo Danesi, Giambattista Muzzi e Pietro Gibellini, insieme ad una ulteriormente diversificata proposta di lettura, sullo sfondo di una densa contestualizzazione folcloristica appassionante.

Nell’ispirazione di un calendario che si sviluppa nella proporzione di una agenda, incorniciata in un formato di stampa orizzontale, questa pubblicazione, giunge, con il 2016, nel decennale della propria istoriata espressione culturale, dedicata alla brescianità, osservata in ogni suo possibile aspetto significativo di una valenza tematica trattata secondo una eloquente ed un’interessante matrice locale.

Attraverso il progetto editoriale di Massimo Boni, centonovantacinque pagine seppiate, riconducono alla dimensione famigliare che il dialetto, fra l’altro, evidenzia nella sua diretta portata comunitaria, coincidente con un corrispondente ambito territoriale, che delinea, unitamente al tripudio di una spontanea gemmazione gergale, l’ereditato ascendente di un registro espressivo assimilato alla genuina storia dei luoghi ed alla perdurante sua sopravvivenza adattata ad un’odierna varietà di contatto verbale.

Giovanni_CherubiniNel fissare questa lingua nel supporto cartaceo dove è impressa secondo quella privilegiata manifestazione di argomentata e di evocativa misura melodica e gutturale che le è funzionale, in una invalsa, come pure, in una svelata, realtà di innegabile caratura sociale, l’opera è introdotta nell’italiano delle considerazioni che ne sdoganano gli intenti in una interessante panoramica generale: “(….) sono veramente tanti gli appassionati di brescianità: proverbi, modi di dire, curiosità, aneddoti, stramberie di casa nostra. In questa edizione oltre 600 immagini storiche e illustrazioni varie. Un doveroso tributo a tutti gli sponsor che hanno creduto e che credono – tramite l’Editore Publimax – all’efficacia del traino pubblicitario del Lonare Bressà”.

Nell’esordio dominante sull’incombente evolversi stellare, con la posizione di una luna calante, il 2016 comincia con quel venerdì festivo di capodanno come inizio di quel puntuale periodare di giorni che sono, in questo volume, scritti in bresciano, quotidianamente correlati dai santi riportati come da martirologio romano, quale griglia temporale per infilare, a ridosso delle stesse giornate, numerosi spunti descrittivi di un patrimonio etnografico sostanziale che è trattato sulla base di una poliedrica raccolta di riferimenti, anche evidenziati nell’analisi di un svezzato e pragmatico retaggio sapienziale.

Come, fra l’altro, spiega il giornalista e scrittore Egidio Bonomi, tra le pagine de “Il Giornale di Brescia” del 29 dicembre, prossimo ad avvicendarsi nel tempo in seno all’incipiente annata in questione: “Il “Lonare” del decennale continua a regalare un sorriso, sapida poesia con liriche di autori dialettali nostri, tratti di storia, pillole di saggezza, insomma, un intero “mondo bresciano” che illumina personaggi, macchiette, aneddoti, altrimenti a perdere, ancor più nella corsa a perdifiato, a chi dimentica più in fretta, nel divorar dei giorni quando, al contrario, andrebbero sorbiti come il raro sorbetto di una volta e, proprio perché raro, quanto mai gustato”.

Tra i personaggi che il riverbero della storia, qui contemplata, ribadisce in una asseverata ottica confermata, in ordine ad un sopravvivente appannaggio esperienziale dal peso documentaristico corrispondente, anche il bresciano Giuseppe Zanardelli, ministro Guardasigilli all’epoca dell’eclatante visita del re Umberto I, avvenuta, alla fine dell’Ottocento, fin nell’ambito delle eccellenze armiere che la porzione valtriumplina della provincia di Brescia relegava, da ancor prima, ad inappuntabili prerogative settoriali da capofila.

Prima tappa bresciana del re sabaudo era stata la stazione ferroviaria cittadina, inaugurata, come attesta la pubblicazione stessa, il 24 aprile 1854, durante quel regno Lombardo Veneto a cui Brescia, solo qualche anno prima, aveva immolato sangue e sacrifici nelle note “dieci giornate” della sua epopea risorgimentale che, nell’intrecciata parabola della storia, centellinata nella misura di una somma di avvenimenti esponenziale, nella pagina che il “Lonare Bressà” del 2016 dedica all’imponente infrastruttura della strada ferrata accennata, cede invece spazio al suggestivo confronto visivo, desumibile fra una foto d’epoca, nella quale, fra altri particolari, “sullo sfondo a destra si intravede la vecchia copertura sui binari e le antiche carrozze, trainate dai cavalli per il trasporto dei passeggeri”, tipograficamente messa in accostamento ai suoi medesimi profili, catturati, invece, in un’immagine fissata nei concomitanti frangenti attuali.

Antonio_FappaniSe l’apporto fotografico si presta a utilmente descrivere anche mode e tendenze, tra le pieghe delle vicissitudini delle molteplici e rispettivamente uniche impronte esistenziali affacciatesi nella complessità delle variegate loro manifestazioni sociali, non di meno, anche l’arte concorre ad assicurare, ad un allusivo viatico generazionale, quell’esplicita testimonianza che è strumentale ad una sua interazione con la realtà locale.

E’ questo, fra gli altri, il caso del carisma compositivo dell’artista iseano Aurelio Gatti, “in arte Micio”, a cui il volume dedica anche la riproduzione delle sue incisive caricature, via via, imperniate, sui tratti connotativi di una serie di personaggi rappresentativi, come mons. Antonio Fappani, “studioso della brescianità”, Franco Solina “indomito alpinista, attento fotografo”, Franco Fava “lucida voce del dialetto del Sebino”, Andrea Pirlo “sublime protagonista del zoch del fobal”, Egidio Bonomi “giornalista, scrittore, cultore del dialèt”, il compianto Giorgio Sbaraini “il popolare Jos. Giornalista di razza”, Francesco Braghini “cantautore di tante cansù bressane”, l’avvocato Giuseppe Frigo “penalista di fama nazionale”, Gino Corioni “in versione Codino…di volpe”, Mario Balotelli, “Super decisamente, nel bene e nel male”, il “bresciano Giovan Battista Montini di Concesio”, Giovanni Cherubini “l’autore del creativo Lonare Bressà”, Roberto Baggio “il Divin Codino quand’era al Brescia”, fino alla composita rappresentazione di “Cinque carismatici sindaci della città di Brescia: Boni, Padula, Trebeschi, Martinazzoli e Corsini” che, nella medesima pagina, convive figurativamente con l’interpretazione de “La conferenza del dutur Beanda del poeta Angelo Canossi. Grande protagonista: l’ortolano e buon bevitore Rassega”.

Da questa menzionata traccia letteraria canossiana, il “Lonare Bressà” sembra trarre un’analoga ispirazione di mediazione concettuale dei molteplici elementi costitutivi delle omogenee radici di una comunità, per recare loro anche una risoluzione scritta, correlata pure dai grafemi per disciplinarne la dizione, capace di offrire, insieme alla lingua nazionale, l’attestazione di un’interculturalità, sperimentata nell’evoluzione del presente, in quelle tradizioni conseguenti, a margine di certe vicissitudini attinenti, che ne modellano le tipicità intercorrenti: per una logopedia identitaria che educhi a sgrossare la vernacolare pietra grezza dei più reconditi e congeniti affetti.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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