Il rumore del treno che corre sulle rotaie mi rilassa, o forse sono ancora un po’ assopita, d’altronde è mattina presto e mi sono svegliata da poco. Ho preso il treno al volo, attraversando Paddington station di corsa scavalcando i suoi ordinati pendolari, afferro un caffè e senza fermarmi arrivo direttamente nel mio vagone, tutto di fretta, come quando si facevano andare avanti le videocassette veloci, d’altronde, in Italia, i treni non sono quasi mai puntuali, ma qui è tutt’altra storia!
Comunque, grazie alla mia fortuna sfacciata (e non di certo alla mia innata puntualità) sono sul treno diretta ad Oxford, oggi: gita fuori porta.

Il viaggio non è molto lungo, poco più di un’ora, ma già dopo poco tempo, dal finestrino inizio ad intravedere la brulla campagna inglese; il verde la fa da padrone, tutto è ricoperto da un tappeto regolare di erba fresca, il suo colore così acceso richiama alla mente qualcosa di soffice e morbido; non posso toccarla, ma dalle sue sfumature accese non è difficile immaginare di sentirla sotto i piedi soffice come una piuma!
Un soffio di vento di fine estate se ne va, portando con sé un po’ di foglie ormai secche e alcune nuvole che imprigionavano il cielo in un grigio spento. Adesso, come d’incanto, tutto s’ illumina, come se qualcuno avesse acceso la luce. Una luce così intensa che mi infilo subito gli occhiali da sole, tuttavia riesco a vederlo chiaramente: eccolo è il cielo più azzurro e terso che occhi abbiano mai visto!

Talmente blu, così intenso, pulito ed incontaminato che pare appena creato, il migliore degli impressionisti non avrebbe potuto immortale cielo come questo, non una nuvola, non un’ombra, solo azzurro!

Ma ecco che il verde dei prati, geloso di questa supremazia celeste, si fa avanti invadendo, con la sua nuance più scura, alti gruppi di cipressi, cespugli sparsi e fronde a chiazze, mischiandosi col rosso mattone e il giallo ocra delle foglie. Come una tavolozza la natura dell’Oxfordshire mostra la sue sfumature migliori; sembra impossibile descriverle tutte, non credo nemmeno di conoscere tutti i nomi delle tonalità di colore che il mio occhio ,ancora sonnolento, riesce a percepire!
Il treno corre e l’eterna lotta fra cielo e terra è lì, davanti ai miei occhi; mi ricorda un po’ l’antica lotta fra le due città universitarie più famose del mondo Oxford, dove arriverò fra una mezz’ora o poco più e Cambridge.

La loro rivalità è secolare e tuttavia ancora molto attuale in questi luoghi, ma al momento io sono di fronte ad un’ altra intensa lotta, quella cromatica fra cielo e terra! Il paesaggio è spaccato in due, a dividere le belligeranti fazioni, una sottile fila di arbusti scuri, una linea di confine selvaggia e irregolare che prima degli altri ha subito l’inesorabile passare delle stagioni e ormai con poche foglie e rami sottili, resta in disparte, come uno spettatori morente, soffocato fra il verde e il blu più intensi.

A sud di questi scheletri danzanti, vengo attratta da alcune macchie bianche che interrompono il ritmo regolare del manto verde: è un gregge di pecore, che mollemente brucano, ignare di essere nel mezzo di un conflitto! Il verde così, interrotto, sembra farsi un po’ più chiaro per la vergogna, ma all’improvviso il vento, incostante, riporta la parità trascinando nel cielo immacolato qualche nuvola leggera. Adesso se alzo lo sguardo l’azzurro intenso è macchiato di venature bianche, che formano tante onde vellutate e candide, regolari e cangianti, dalle forme più disparante, mi inseguono, come se volessero superarmi in velocità.

Divertita dal susseguirsi di vittorie e sconfitte a favore della supremazia cromatica di uno o dell’altro antagonista, non mi accorgo di essere vicina alla meta. E’ di nuovo il paesaggio a ricordarmelo, i prati lasciano spazio a strade di cemento, le silouettes degli alberi a eleganti case vittoriane, le nuvole ai tetti e ai loro comignoli. Mentre mi preparo a lasciare il mio vagone con uno strano senso di incompiutezza, come se sapere il risultato finale della battaglia, mi incuriosisse di più di ciò che sto per vivere nella città appena raggiunta!

E’ ora di rientrare, salgo su un altro treno, in direzione opposta, curiosa di conoscere chi, fra verde e cielo, fra terra e blu, è riuscito a dominare sull’altro; affacciata al finestrino, con grande stupore, lo spettacolo che mi si apre davanti è tutt’altro: un’infinita distesa ombreggiata e scura di fronte a me e più spostato sulla destra, il cielo caldo del tramonto.

L’azzurro intenso del mattino, ha lasciato posto ad un blu leggero, già puntellato di piccoli diamanti stellati, che raggiunge le sue sfumature più scure, man mano che la sera si avvicina. Dal canto suo, invece, il verde brillante e i mille colori dell’autunno si son fatti bui e intriganti, consegnando il ruolo di protagonista indiscusso di questa mostra naturale al sole e alle tinte del rosa, rosso e vermiglio che si sprigionano dai suoi raggi morenti. Una quiete dopo la battaglia, l’armonia dopo il caos, tutto suggerisce pace come l’inevitabile susseguirsi dei giorni e delle stagioni.