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Lo speciale su Londra

Cammino senza meta fra la gente, lo sguardo perso nel vuoto, non riconosco nulla di ciò che ho intorno, tutto mi è sconosciuto, qualcuno mi chiama e mi avvisa che la mia valigia è arrivata. Come se non fossi io ad avere il controllo dei miei gesti, la trascino verso l’uscita, salgo in auto dalla parte del passeggero, mi stanno guidando a casa.

Il viaggio fra l’aeroporto e casa è il momento più amaro. A volte, mentre seguo con gli occhi le luci dei lampioni che corrono nella direzione opposta alla mia, mi sembra di invidiarli perché loro stanno tornando indietro, verso l’aereo che mi potrebbe riportare là, mentre io resto ferma a guardarli inerme! Come una specie di condannato sotto il Ponte dei Sospiri, ogni volta che torno da Londra, mi sento pesante, porto con me il fardello della stanchezza, dei ricordi e di ciò che mi lascio alle spalle, come il retrogusto del cioccolato fondente: prima la sua dolcezza effimera pervade il palato, proprio nell’istante in cui lo appoggi sulla punta della lingua, poi essa cede il posto ad una superba amarezza.

Sì, credo che Londra sia per tutti come una scatola di cioccolatini assortiti: ce n’è per tutti i gusti! A volte, qualcuno sceglie per primo quello ripieno al liquore e sente il bisogno di tornarci e di mangiarne subito un altro, perché in fondo sa che il cioccolato al latte può nascondersi dietro ad ogni angolo.

Il mio primo viaggio nella capitale inglese è stato come assaporare qualcosa di dolcemente sconosciuto: arricci le labbra, mosso da profonda curiosità, vuoi esplorarla, scoprirla pian piano e subito dopo poi viverla fino in fondo, ma giunto alla fine, deluso dalla brevità di un così godurioso sapore, provi a fare piccoli, lunghi morsi, per prolungarne la durata.
E’ una specie di droga, come il cioccolato, non ne hai mai abbastanza!

Camminare per Hyde Park in una soleggiata giornata invernale è come il ripieno al torrone, fa freddo, il clima è ostile, il vento gelido del nord non ti conforta. Alzi gli occhi verso il cielo e ti chiedi come possa nascondersi tanta inospitalità climatica in un azzurro così terso, poi ti siedi quasi esausto su una panchina ad osservare la Serpentine, i cani a passeggio, gli scoiattoli giocosi e capisci che quel cioccolatino, non è poi così duro, il suo ripieno all’inizio può coglierti di sorpresa, ma in fondo è dolce perdersi nel silenzio dei propri pensieri, seppur con la consapevolezza del caos metropolitano che ti circonda.

La varietà di intrattenimenti che offre la moderna Albione invece è il cioccolatino alla cannella, lo addenti e sei a Camden Town, oltre il mercatino americano dell’usato, al di là del ponticello i colori e le musiche di tutto il mondo, che attraggono come un preludio d’estasi dei sensi, provengono dall’ambulante turco che sta cucinando kebab, dal ristorantino vietnamita, dal piccolo barettino greco. Ordino un riso pilaf in Tahilandia e bevo il caffè a Islamabad, faccio pochi passi e mi gusto un confortante sake, mentre ho ancora sulle labbra la cannella di un dolce marocchino.

Non resisto, apro la scatola patinata e li vedo tutti lì, ordinati, preziosi come gioielli, ne mangio un altro! Mmm, ripieno di liquore e ciliegia: è una serata al pub con gente di ogni paese, nazione, continente; c’è Diego dall’Argentina, Iriaha dall’Iran, Andrea da Boston, Tali dall’isola di Wight, una moltitudine di sapori e di razze, l’amaro del cioccolato, la freschezza della ciliegia, lo spirito del liquore, tutti intorno ad unico bancone, ognuno con la loro storia. Stasera sono solo amici, la maggior parte di loro, da domani, non si rivedrà mai più, perché la sera dopo, saranno in un’altra scatola di cioccolatini, mischiati ad altri gusti, coinvolti in altre armonie multilingue e multi accento; ma per quell’infinito istante, per questa serata londinese sono loro la mia compagnia. Il liquore brucia in fretta giù per la gola, così come le grandi passioni, il buio è ormai profondo, il dolce finito e io chiudo la porta alle mi spalle lasciandomi dietro quel piccolo pezzo di vita, mischiata al sapore sconosciuto di quelle degli altri.

Passeggiare fra le vie snob del centro è come l’unico extrafondente della scatola, così sofisticato e tremendamente “posh“. La sua presenza è indispensabile in ogni confezione che si rispetti, perché se non lo assaggi almeno una volta, non saprai mai cosa ti stai perdendo! E così mi lascio Tiffany & co. sulla destra, accanto al palazzo Ralph Laurent all’angolo con la Burlington Arcade, la quale, come uno scrigno, custodisce da un lato e dall’altro tante piccole botteghe orafe, Il tre piani di Louis Vuitton e poi Fortune and Maison, dove ti servono il tè in eleganti teapot d’argento; mentre in fondo al viale: il “cartier” dei negozi di dolciumi: La Durée.

I cioccolatini vanigliati e bianchi invece rappresentano la musica, che spunta irregolare qua e là per la città, esce dai negozi di vinili di Brick Lane, scorre fra le bancarelle del Mercatino domenicale di White Chapel, bussa alle vetrate dei pubs nel weekend, si fa strada attraverso i finestrini dei taxi cab e, infine, ti sorprende agli angoli delle strade e delle labbra, perfino nei lunghi corridoi della metropolitana, avvolgendoti col suo sapore dolce e nuovo: un’esperienza sensoriale e sensuale completa.

Apro gli occhi nel cuore della notte, ma in realtà sto solo varcando la porta di casa, quella reale, non la dimora dei sensi. La mia scatola è ormai vuota, i cioccolatini finiti. Al loro posto sulla carta dorata restano i volti, le esperienze, i luoghi, gli sguardi, i rumori, i sapori, i profumi, tutto quello che mi porto dietro di questa città, in qualche modo e per qualche tempo mia, è penetrato in me attraverso i sensi; ma adesso è ora di riporla insieme alle ombre delle meraviglie che ha contenuto, tuttavia già so che prima del prossimo viaggio, ogni tanto, la riaprirò.

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Claudia Corini
Claudia è laureata in lingue e letterature straniere e diceva che "non avrebbe mai lavorato in banca" ;). Collabora saltuariamente con Popolis. Ama i viaggi, la lettura, la fotografia e ascoltare musica rock! Dice di lei "potrei definirmi in mille modi...ma ce n'è sempre +1"!