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Reggio Emilia – Mercoledì 23 e giovedì 24 novembre alle ore 20.30, presso il Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia, il Festina Lente Teatro presenta lo spettacolo teatrale “L’ora in cui non sapevamo niente l’uno dell’altro“, liberamente tratto dall’omonimo testo di Peter Handke, con l’aiuto delle parole di Pier Paolo Pasolini, progetto e regia di Andreina Garella.

Si tratta di un progetto realizzato da Festina Lente Teatro in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale di Reggio Emilia, Scandiano e S. Polo, l’Associazione Sostegno e Zucchero, Regione Emilia-Romagna, Fondazione I TEATRI di Reggio Emilia, Provincia e Comune di Reggio Emilia.

Dal 2003 il Festina Lente Teatro porta avanti un progetto di Laboratorio Teatrale rivolto agli ospiti, ai volontari e agli operatori dei Centri di Salute Mentale di Reggio Emilia, Scandiano e S. Polo: un gruppo numeroso composto da attori fuori dagli schemi che collaborano con Andreina Garella nella produzione di spettacoli. Tra silenzio e comunicazione può scattare una scintilla, si può superare una soglia, si può creare una curiosa intesa.

In scena un gruppo di persone con fragilità e disagio psichico – composto da Stefano Barbieri, Elena Beltrami, Iside Bersanetti, Luciano Bertazzoni, Lorena Bianchini, Maria Grazia Caviglia, Giovanni Coli, Carmine Cirillo, Valeria Ferrari, Elia Ferri, Enrico Franchi, Giampaolo Gualtieri, Caterina Iembo, Linda Iori, Elena Manenti, Patrizia Marcuccio, Stefano Marzi, Antonia Prandi, Consuelo Tamburrino, Massimo Torri, Aurelio Vergai – che da oltre 14 anni lavorano nell’ambito del progetto teatro e salute mentale. Un gruppo di straordinaria umanità, che amalgama dolore e piacere, caos e ordine, follia e normalità, in una continua alternanza di emozioni, e che trasforma la fatica del vivere in poesia. Poche le parole, contrappuntate dai suoni.

Un gruppo di musicisti, la Banda di Quartiere diretta da Emanuele Reverberi, transita sulla scena seguendo gli attori, diventando loro stessi protagonisti dello spazio.

L’azione si svolge in una piazza qualsiasi di un luogo qualsiasi, uno spazio vuoto, libero, attraversato da un’ umanità indaffarata che non riesce a vedersi, che ha paura dello sguardo dell’Altro e dell’incontro, concentrata solo su se stessa.

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Festina Lente Teatro – Progetto teatro e salute mentale (foto di Anna Campanini)

Quando gli sguardi si incrociano, si accorgono con timore che l’Altro esiste e di nuovo si evitano, si sfiorano, si cercano, mescolando inconsapevolmente la loro esistenza con quella degli altri e la paura per un attimo sparisce. Poi, si ricomincia, nello spazio accadono storie tangibili e fantastiche, passano le persone più diverse, un’umanità vera che fa intravvedere frammenti di vita. Fragilità che si scoprono, ma anche l’utopia dell’incontro che si concretizza, accorgersi dell’esistenza dell’Altro, superare timori e curiosi avvicinarsi, per un attimo riconoscersi. Che cos’è il teatro se non un luogo d’incontro tra le persone più diverse? Lo spazio si fa teatro del mondo e accoglie l’insolito della vita.

Una novità, in occasione dei 14 anni di attività del Progetto, è il film documentario “La vita non sa di nomi” di Giovanna Poldi Allai e Andreina Garella in fase di realizzazione attraverso un crowdfunding, un finanziamento collettivo dal basso per un progetto costruito da tutti, dove ognuno può ritrovare una parte di sè e condividerne lo spirito. Questo il sito per la donazione: https://www.becrowdy.com/la-vita-non-sa-di-nomi.

Festina Lente Teatro propone un teatro attento alla società, indicatore di eventi e cambiamenti che modificano il modo di essere, un teatro in cui impegno artistico e impegno civile permettono di non sfuggire dalla responsabilità del presente. La necessità del fare teatro è l’urgenza del dire, per creare relazioni, scambi, incontri, per resistere, difenderci da un mondo che spesso ci spaventa e spesso non riconosciamo. È un teatro “difficile”, che fa drammaturgia con i racconti di donne migranti, con le visioni poetiche dei matti, con le storie di donne indigene, con i disagi, con i razzismi e le discriminazioni. Raccoglie nella grande discarica dei valori ciò che quotidianamente viene dispensato dalle relazioni tra gli uomini, fino ad entrare nell’animo dello spettatore attraverso i difetti di fusione del suo sentire. Piccole fessure attraverso le quali contaminare, emozionare, far vacillare.

La Banda di Quartiere è un laboratorio musicale aperto e rivolto a musicisti principianti, 20 elementi coordinati dal maestro Emanuele Reverberi che affrontano un repertorio che tocca varie geografie e tradizioni musicali: dalla tradizione popolare emiliana, ai colori dei Balcani, alle luci della musica ebraica, restituendo il tutto in una personalissima versione.

Lo spettacolo è fuori abbonamento e avrà un’anteprima per le scuole martedì 22 novembre alle ore 11.00.

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Silvano Treccani
Nato a Leno nel 1964 lavora presso Cassa Padana Bcc dal 1995. Le sue grandi passioni sono la musica, il cinema, la lettura e la corsa podistica. Rigorosamente in quest'ordine. E guai a cambiarlo.

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