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Cremona. In occasione delle celebrazioni del 450° anniversario, al teatro Ponchielli l’inaugurazione del Monteverdi Festival è impreziosita da una produzione di elegante pregio, ovvero Orfeo, in scena venerdì 5 e sabato 6 maggio alle 21. La prima vera opera della storia della musica e capolavoro assoluto del divin Claudio. Il progetto di teatro musicale tutto made in Italy è affidato all’Accademia Bizantina e al suo carismatico direttore Ottavio Dantone, al Coro Costanzo Porta e al talentuoso regista Andrea Cigni.

Nel 1607 Monteverdi compose la sua prima opera, L’Orfeo, su libretto di Alessandro Striggio, umanista e valente letterato.  Fu con quest’opera che Monteverdi creò uno stile musicale completamente nuovo: “dramma per musica” o melodramma, come venne chiamato.

Nel febbraio del 1607, in una sala della residenza ducale, venne per la prima volta rappresentato davanti alla scelta platea dell’Accademia degli Invaghiti: ad ogni accademico viene data una copia del libretto affinché potesse “leggere mentre che si canterà …” (come sta scritto in una lettera di pugno del duca Francesco Gonzaga). A quell’epoca era normale per i compositori creare lavori su richiesta per occasioni speciali e quest’opera era intesa ad aggiungere lustro al carnevale annuale di Mantova. In effetti fu un grande successo, che aderiva perfettamente allo spirito dei tempi.

L’opera svolta da Monteverdi si colloca a cavallo di due epoche: con i suoi madrigali  può essere  considerato l’ultimo grande polifonista del Rinascimento e insieme apre la strada alla nuova musica, la “monodia accompagnata”, cioè il canto solistico dei primi melodrammi, che dominerà il mondo musicale dal ‘600 Barocco e oltre. Il melodramma è una nuova  forma di spettacolo  in cui erano presenti insieme musica, poesia e azione teatrale.

L’Orfeo si ispira a un antico mito greco: Orfeo sposa la bella Euridice, che muore morsa da una serpe. Decide perciò di scendere nel regno dei morti per riportare Euridice alla luce, e con la sua cetra placa le divinità infernali. Plutone, che governa il regno dei morti permette a Orfeo di riavere Euridice, a patto che egli non si volti mai a guardarla prima di essere tornata alla terra; in caso contrario la perderà per sempre.  Orfeo infrange questo divieto e incorre nella terribile punizione di veder morire la sua amata una seconda volta.

L’Orfeo è segnato dalla sua potenza drammatica e dall’orchestrazione vivace. Si può sostenere che questo lavoro sia il primo esempio in cui un compositore assegna specifici strumenti a singole parti, ed è anche una delle prime grandi opere delle quali ci è pervenuta l’esatta composizione della strumentazione per la prima rappresentazione. La trama è descritta in vivide immagini musicali e le melodie sono lineari e chiare.

Monteverdi nella sua vita compose almeno diciotto opere, delle quali solo l’Orfeo, l’Incoronazione, Il ritorno, e la famosa aria “Lamento di Arianna”, dalla sua seconda opera, appunto, L’Arianna, sono sopravvissute.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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