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La città di Quito si sveglia in un alba densa di scure nuvole nere che ingoiano le verdi colline che salgono dall’immensa città. Piccole gocce di pioggia segnano l’aria carica di smog del giorno precedente che pizzica la gola, il vento si infila a fatica fra i tetri palazzoni della città nuova che sorgono grigi, squallidi e disordinati, senza una logica architettonica soffocando il vecchio borgo, antico gioiello coloniale nato sulle antiche rovine dell’impero Incas.

Dorme la città, le strade che fra poche ore si riempiranno del caotico traffico sembrano attendere sonnolenti il risveglio. Camminare per le strade all’ora mattutina è l’occasione per conoscere l’aspetto umano che si nasconde vergognoso dietro il volto patinato di un progresso zoppicante fatto di palazzi, cemento, vetri e Mac Donalds… Sono i poveri, i senza tetto, senza speranza, i loro vestiti dai colori sgargianti sono l’unica nota di colore nel grigiore del cemento, sono gente della montagna, i campesinos, nativi di valli leggendarie ai piedi di altissime montagne.

Vengono in città per rincorrere il falso miraggio della modernità, in cerca d’un futuro che non verrà mai, esseri umani alla deriva in una crudele realtà. Una piccola famiglia e’ accovacciata in un angolo, al riparo sotto un cornicione, li’ hanno passato la notte , al freddo umido, rannicchiati nei poncho colorati, i bimbi sul selciato sono coperti con un sacco nero dello sporco…Di fronte, in un elegante hotel, oltre le vetrate pulite, ricchi signori imbellettati ingoiano succulenti colazioni, miseria e nobiltà una di fronte all’altra divisi da una vetrata e da un’incolmabile indifferenza.

La citta’ si sveglia e come per magia nelle strade si accalca una folla come in un fiume in piena, le vie, le piazze dall’elegante livrea spagnola si riempiono di gente dalle mille attività, i mercati organizzati per strada offrono prodotti di ogni genere, vestiti, frutta, scarpe, cibo cotto sui marciapiedi e immagini di Cristo. Come piccole silenti ombre compaiono una moltitudine di bambini: hanno dormito in qualche parte della città, dove capitava, dove c’era un posto, un angolo, un riparo; i loro vestiti sono oramai miseri cenci logori, è giorno e prima che cali la sera devono mangiare, si ingegnano in piccoli lavori, sono i figli della disperazione, “los niños de la calle” , i bimbi di strada, orfani o semplicemente abbandonati dai genitori.

Fanno i lustrascarpe, sono in tanti a guardare una di loro che ha trovato miracolosamente un’ anima gentile con le scarpe da pulire. Mi siedo fra loro e attacco discorso, Luis cosi’ mi dice di chiamarsi, e’ una dei tanti, ha nove anni, sorride, nel suo volto ingenuo gli occhi espressivi cancellano per un attimo la dura realta’ della vita. Gli chiedo di raccontarmi un po’ di lui mentre mangiamo delle caramelle, insieme, perche’ non sembri una squallida elemosina. – Vengo dalla sierra, dalle Ande, il mio villaggio e’ vicino ad un vulcano e sul fondo del cratere c’e’ una laguna, lo consci e’ bello lassu’ – Mentre racconta, la malinconia adombra il dolce viso.

La conosco la sua valle, le belle montagne che toccano il cielo, l’incanto della laguna, i colori, e’ bello lassù… Suo fratello sta lavorando, le piccole mani nere corrono laboriose, spalma il lucido sulle scarpe con le mani, la spazzola consumata e il logoro straccio serviranno solo per finire il lavoro, trattengo a stento la commozione mentre il sole buca le nuvole e inonda la piazza.
Sono bimbi, bimbi come gli altri, chissà se nella notte sognano di salire sul carro trainato dai ciuchi con Lucignolo e Pinocchio diretto al paese dei balocchi, tanto poi nelle fiabe arriva sempre la fata turchina a perdonare le marachelle.
Ma dov’è finita la loro fata turchina.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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