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Ubicato nel centro urbano, non lontano dal corso principale e dal teatro, l’allora “Civico Ospitale” di Brescia sviluppava l’assistenza e la cura verso i malati, attraverso quell’assiduo legame diretto con il proprio contesto cittadino che si traduceva anche in una costante attenzione ricevuta dalla stampa locale, per un contestuale resoconto indicativo dei casi emersi dal quotidiano servizio di soccorso, assurto, per chi scriveva, a contenuto statistico di un monitoraggio informativo.

Tale concomitante sensibilità descrittiva traeva spunto dalla possibilità di dare una cronaca spicciola riguardo le delicate necessità scaturite da quelle drammatiche emergenze che, da sole, occupavano il sistematico rapporto giornalistico di quanto fosse rappresentativo delle loro corrispondenti insorgenze.

Una sollecitudine, quella dell’offrire uno sguardo alla solerte prima linea sanitaria stemperata in un’interazione parallela all’andare dei giorni, che andava, ad esempio, pure ad inaugurare una nuova annata, come quella del 1908, quando, il primo giorno dell’anno, “La Sentinella Bresciana”, in tal senso, pubblicava: “Ieri al nostro Civico Ospitale vennero accompagnati certi Poletti Silvio d’anni 49, per contusioni ed abrasioni al dorso del naso; Perotti Angelo per ferite lacero contuse alla mano destra; Poloni Francesco per contusioni riportate accidentalmente alla spalla destra; Veneziani Faustino per ferita da punta e da taglio alle mani ed alla regione mastoidea sinistra, guaribile in venticinque giorni, salvo complicazioni, e Chiarini Angelo d’anni 71, per diverse abrasioni. Vennero tutti curati dal medico di guardia dott. Castelli”.

Pare che fosse diverso, il concetto di riservatezza in quel tempo, quando pure il giornalismo sembrava ratificare l’attività svelata di uno fra i più frequentati servizi ospedalieri dello storico nosocomio cittadino, destinato, poi, mezzo secolo più in là, a trasferirsi strutturalmente nell’attuale sede, interessata all’articolata realtà qualificata dell’Azienda Socio Sanitaria Territoriale (ASST) degli Spedali Civili di Brescia.

Nchirurgia-primi-900ella sinistra varietà della sofferenza, implicita all’evenienza di un intervento d’emergenza, questi, pressochè giornalieri, contributi giornalistici dettagliavano, fra l’altro, una esplicita traccia delle rispettive motivazioni che inducevano alla ricerca subitanea di un immediato riscontro salutistico, oltre a fare, pure, denotare, la disponibilità effettiva del medico citato nella sua stessa identità, in capo al determinante ruolo da lui interpretato, secondo il suo importante mandato di stampo altruistico.

A cavallo dell’avvicendarsi di un anno con un altro, certe dinamiche che, nella ricostruzione dei fatti, apparivano considerate, recavano testimonianza di uno spessore di informazioni indirette, mediante le quali, le stesse si trovavano ad essere specificate, attraverso quelle peculiarità, fra le altre, rilevate a carico dei tipi di spostamenti sui mezzi dell’epoca, alla concezione dell’età dei personaggi coinvolti, ad alcune tipiche realtà toponomastiche cittadine e, pure, relativamente al perdurante contatto con le località della provincia, documentate, per il tramite del ricorso, di alcuni loro esponenti, alle prestazioni sanitarie erogate nel medesimo nosocomio.

Uno spaccato di questo vasto scibile, recante la prospettiva esistenziale di un implicito retaggio ancora, per certi versi, riconoscibile, era messo in pagina da “La Sentinella Bresciana” del 3 gennaio 1908, con lo scrivere: “Grave disgrazia di tre poveri vecchi. Investimenti e cadute. Certo Villa Giovanni, un buon vecchietto sulla settantina, da Castenedolo dove abita, veniva a Brescia per passare il primo giorno dell’anno in compagnia di alcuni suoi parenti risiedenti in Borgo S. Giovanni. Ieri, il Villa, volendo ritornare a Castenedolo si era incamminato verso Porta Milano, quando per uno sgraziatissimo accidente veniva investito da un tram a cavalli. Il poveretto riportava gravi ferite lacero schiacciate al piede sinistro, con frattura del 3° e 4° dito. Soccorso da alcuni pietosi, fu trasportato d’urgenza al nostro Civico Ospitale dove il medico di guardia dott. Ranzoli gli prestò sollecite cure, giudicandolo guaribile in una quarantina di giorni, salvo complicazioni. Un altro vecchio di Castelmella, d’anni 69, certo Zanetti Gottardo, mentre transitava per una pubblica via, veniva investito da un birroccio e gettato violentemente a terra. Riportò ferite lacero contuse all’arto inferiore sinistro e fu subito trasportato al nostro Ospitale. Certo Leali Pietro di san Felice di Scovolo, un ottimo vecchio d’anni 73, dalla lunga barba bianca, ieri mattina, nella cucina di casa sua stava sbrigando alcune faccenduole domestiche, quando fatalmente inciampò e cadde così in malo modo da fratturarsi il femore destro. Il dottor Ranzoli del nostro Ospitale giudicò la frattura guaribile in circa ottanta giorni. All’Ospitale vennero pure accompagnati ieri certi Legari Luigi, per ferite lacero contuse alla mano sinistra riportate accidentalmente sul lavoro e Fracassi Luigi per contusioni al labbro inferiore”.

Pare che questo fosse un piano d’osservazione attestante anche gli infortuni sul lavoro, pure recepiti, per quanto non mortali, come divulgabili riferimenti per una correlata informazione, pubblicata, in un caso riguardo questo genere rilevato, il giorno di Natale dell’anno prima, rispetto alla data del quotidiano sopra menzionato, in linea con l’analogo stile praticato di una capillare metodica ricognitiva: “Le disgrazie di ieri. Al nostro Civico Ospitale vennero ieri accompagnati certi Vivenzi Domenico, Bertoncini Aristide, Cominotti Angela, Copetta Agostino, De Maria Giuseppe, Rocca Adone e Beraroli Francesco per diverse ferite e contusioni riportate accidentalmente sul lavoro. Vennero tutti curati dal medico di guardia dott. Cantù”.

L’ultimo resoconto plurale di quell’anno, rimandava all’annata successiva la convalescenza dei soggetti imbattutisi nei rovesci di una sorte avversa, ulteriormente esemplificando la messa in stampa di quel contingente esiguo di esistenze che, nel locale ospedale, avevano ricevuto la pronta risposta funzionale a sovvenire alle loro sofferenze, riferite da “La Sentinella Bresciana” il 29 dicembre 1907: “Al nostro Civico Ospitale vennero ieri accompagnati certi Dormia Eugenio per ferita lacero contusa alla testa, cadendo al suolo in un eccesso di epilessia; Ogni Vincenzo d’anni 32, oste, per una distorsione riportata al piede sinistro cadendo dalla scale di casa sua; Copetta Giuseppe d’anni 15, ortolano, per una frattura riportata al malleolo interno della tibia sinistra, cadendo accidentalmente dal proprio carretto e guaribile in una trentina di giorni salvo complicazioni; Rasati Domenico d’anni 53 per una ferita contusa alla fronte, riportata pure cadendo da un carretto e Rinaldi Giuseppe per ferita da taglio riportata accidentalmente al pollice destro. Vennero tutti curati dal medico di guardia dott. Lombardi”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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