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Chiari (Brescia) – Che senso ha considerare una data realtà di allora, per avvicinarla al presente? Ha il significato di riattualizzarla nell’ambito di un percorso storico dove la stessa è documentata in un contesto più ampio, rispetto a quello dell’oggi, rivelandone le radici, da tempo, compromesse in uno specifico territorio di afferenza.

Si tratta di curiosità: minime, forse, fin che si vuole, ma comunque significative di vari particolari che solitamente, come gli esperti in materia sogliono fare, si avvalgono del modo di rivelarsi affidato a citazioni mirate, tratte dalle fonti scritte dell’epoca, nella fattispecie di tracce evocative, le quali, per poter essere lette e divulgate, dando senso alla ricerca che ne riguarda la materia, vanno testualmente e fedelmente “ricopiate”, entro laboriose trascrizioni virgolettate.

Non si tratta di un mero “copia incolla”, ma di una cernita capillare, rispettando la presa diretta, di ciò che meglio concorre a descrivere una data realtà, esaminata nel suo effettivo spettro di manifestazione, tale da poter pure esprimere quegli ulteriori rimandi che risultano utili ad estenderne la portata, nella dimensione temporale alla quale la stessa tematica risulta storicamente oggettivata e riparametrata nelle sue età pregresse, anche grazie alla mediazione di ciò che la rende contenutisticamente suffragata.

Ad esempio della natura di tale lavoro di analisi storica, concentrato in una perdurante realtà bresciana ospedaliera, emergono, fra l’altro, i nomi delle “Quadre di Chiari”, come zone dove alcuni beni immobili del locale ospedale si situavano ad oggetto di una disamina generale, rispetto alle proprietà che, all’epoca, tale nosocomio deteneva, a sostanza dei propri beni, anche nel periodo immediatamente prerisorgimentale.

Era il tempo del “Regno Austro – Ungarico” ed il Giornale della Provincia Bresciana giovedì 21 maggio 1835, n. 21 riferiva pari pari dello “Spedale Milino”. Ora Asst (Azienda Socio Sanitaria) della Franciacorta, tale sede ospedaliera rispecchiava il nome del benefattore Mellino Mellini (1604–1665) che le aveva poi ispirato la denominazione, come, per altro, tuttora attestano un busto ed un dipinto, rispettivamente realizzati a suo ritratto, da tempo collocati nella medesima e frequentata struttura di ricovero e di cura della cittadina clarense.

Nel gergo ottocentesco, utilizzato nella produzione giornalistica accennata, “Milino” era quanto corrispondeva all’identità di tale benefattore, fra l’altro, pure attualmente ricordato a Chiari per via della toponomastica di un lungo viale del centro che gli è dedicato.

L’annuncio in stampa divulgava l’intento dell’allora amministrazione ospedaliera di affittare le sotto elencate proprietà dell’importante centro dell’ovest bresciano dove tuttora, ampie porzioni dell’abitato, ne riverdiscono le stesse denominazioni, pure nominalmente protagoniste del noto “Palio delle Quadre”: “(…) Gl’immobili da affittarsi sono: una possessione detta la Zucca di piò 36, tav. 16 situata sul tener di Chiari in Contrada Villatico ora affittata alli signori Pietro e Battista fratelli Faglia. Altra, detta pure la Zucca, di piò 32, tav. 6 situata come sopra, ora affittata al sig. Giovanni Castelli fu Stefano. Altra detta pure la Zucca di piò 9, tav. 87 situata, come sopra, affittata al sig. Bernardino Scaglia. Altra detta Balladori di piò 8, tav. 32 sita come sopra in contrada di Zeveto, affittata al sig. Antonio Castelli. Tre pezzolette di terra di tav. 71 site sul tener suddetto in contrada Villatico ora affittata al sig. Agostino Rosina. Altra casa, in Chiari, in contrada di Zeveto, al civico n. 113, ora affittata al sig. Pescali. Altra casa i Chiari, in contrada Zeveto, al civico n. 115, 2/4 ora affittata al sig. Fogliata Bernardino. Altra sita in contrada Cortezzano, al civico n. 243 ora abitata dagli eredi Zulli. Altra al Redello, al civico n. 69, ora affittata agli eredi Bernardelli Domenico. Una staanza grade in contrada dello Spedale al civico n. 93. Due stanze in contrada di Cortezzano affittate a Cristoforo Ciserchia. (…)“.

A testimonianza della lunga tradizione ospedaliera di Chiari, è pure disponibile un’altra impronta in tal senso rivelatrice che la stampa di un decennio prima, rispetto alla citazione accennata, poneva nell’edizione del “Giornale della Provincia Bresciana” del 31 ottobre 1825, ancora in tema di proprietà, andando però a testimoniare un caso diverso di gestione delle stesse, nel taglio, cioè, degli apporti filantropici di lasciti benefici, non estranei nemmeno a quelle opportunità che sono state interpretate localmente anche nel corso di una cronaca, a differenza a quei giorni remoti, invece, ben più recente: “Milano 25 ottobre. L’imperial Regio Governo, con determinazione del giorno 9 di settembre prossimo passato, ha autorizzato l’amministratore dell’ospedale Milino in Chiari, provincia di Brescia, ad accettare il legato disposto a favore di detto pio stabilimento dal defunto Giacomo Vidagnotti, con testamento del 9 d’aprile anno corrente, consistente nelle case di sua ragione paterna, dopo che sarà cessato l’usufrutto di dette case lasciato al di lui nipote Antonio Pini”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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