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di Alessio Adanti

Parlare di microcredito in Argentina significa affrontare un discorso innovatore, dato che in questo paese le esperienze di finanza per i poveri sono assai poche, comparandole con i paesi limitrofi, soprattutto quelli della fascia andina, dal Cile all’Ecuador, generando pertanto una situazione difficile per la realizzazione e la crescita della microfinanza.

COCIM (Consorzio ONG italiane CospeIscosMlal Progetto Mondo) insieme a 5 organizzazioni locali dal 2005 sta portando avanti un progetto di microfinanza in 3 delle piu’ povere province settentrionali del paese, Misiones, Tucuman e, dal 2007, Chaco. Il microcredito e’ un potente strumento di lotta alla povertá soprattutto quando, inserito in contesti marginali di fatto impossibilitati a ricorrere al credito formale per mancanza dei requisiti e delle garanzie che questo richiede, viene arricchito dalla formazione e dall’accompagnamento per l’investimento del prestito.

I soggetti coinvolti sono tanti: per cominciare chi ha donato i fondi necessari al progetto – Il Governo Italiano – chi li ha gestiti in un consesso multilaterale, l’UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo) , chi ha svolto un ruolo importante di assistenza tecnica ed accompagnamento, il COCIM. Infine gli attori che hanno fatto da anello con i beneficiari del progetto: 5 ONG locali che si sono calate nel ruolo di IAC (Istituzioni Amministratrici del Credito), cui é spettato il compito piú difficile: quello di lavorare con quelle centinaia di persone che hanno ricevuto, investito e restituito i crediti.

Durante il secondo semestre del 2005 si é proceduto a selezionare, formare e consolidare le equipes locali in una metodologia creditizia semplice che permettesse di potere scattare “fotografie” dettagliate delle unitá economiche da finanziare, favorendo un processo di interiorizzazione della stessa da parte dei promotori di credito e delle organizzazioni.  Sono stati mesi intensi, di laboratori di formazione, di incontri e riunioni e di definizione del quadro normativo e legale in cui le ONG si sono finalmente cominciati a dare i primi crediti: a Misiones, si cominciava a fare microfinanza sul serio! Da quel momento, si e’ assistito a uno sbocciare di richieste di prestiti, di composizione di gruppi solidari e di persone interessate a ricevere il credito, e soprattutto interessate a far fruttare questi prestiti e, senza che questa fosse una sorpresa, gran parte di loro sono donne.

Donne sposate, separate e vedove, con a carico un numero medio di 3 figli, che si erano inventate un’attivitá commerciale da pochi anni, nella la maggior parte dei casi proprio nel corso dei pochi anni trascorsi dalla crisi del 2001. In molti casi queste donne possedevano un piccolo chiosco o vendevano vestiti in forma precaria, ma non si consideravano imprenditrici, o almeno non totalmente, e per loro ricevere il credito significava una presa di coscienza e anche una validazione della loro realtá e della loro attivitá economica, spesso determinante per il futuro dei figli.

Il settore di intervento é principalmente rappresentato da quelle micro imprese, di natura prettamente famigliare e molto spesso a conduzione femminile, che contraddistinguono il tessuto socioeconomico nella maggior parte dei contesti marginali, soprattutto in ambito urbano o urbanizzato. Insomma, avete presente quei negozietti d’angolo, con poco assortimento, in case precarie, con spesso l’intera famiglia che si intravede nel retro?

Logicamente, la povertá di questi “imprenditori” non é soltanto una questione economica, molto spesso é strettamente legata a situazioni familiari complesse, a una difficoltá di amministrazione dell’impresa e alla confusione dell’economia famigliare (che presenta necessitá non soddisfatte) con quella del negozio. Queste problematiche, unite con una forte dipendenza da quei pochi fornitori che distribuiscono nel quartiere si associano a una debolezza sistemica: questo settore é direttamente dipendente dalla crescita economica nazionale.

Questi problemi, insieme ad altri (mancanza di istruzione, perdita progressiva della cultura del lavoro, assenza di adeguate coperture sanitarie, etc.) ben definiscono il concetto di povertá strutturale, un congiunto di cause strettamente connesse tra di loro, che si possono combattere attraverso un approccio sistematico e coerente di sviluppo locale. Per questo, le ONG locali che COCIM ha scelto giocano un doppio ruolo: come istituzioni di microfinanza permettono di rimuovere un ostacolo spesso decisivo per la crescita, come ONG sociali permettono di accompagnare il credito con attivitá di formazione, di appoggio, con programmi di sviluppo integrale, grazie anche all’articolazione con altre organizzazioni (centri di formazione, universitá, programmi di assistenza tecnica e organismi governativi).

A distanza di quasi due anni dall’inizio del progetto, il bilancio e’ molto positivo, non solo a livello quantitativo ma anche qualitativo e in termini di costruzione di capitale sociale, inteso come: “la fiducia, le norme che regolano la convivenza e tutti gli elementi che migliorano l’efficienza dell’organizzazione sociale, permettendo alle persone di agire collettivamente grazie a un migliore coordinamento delle azioni individuali”.

Nelle 2 province si sono finanziati un totale di 1.263 persone, di cui il 67% (852) sono donne, delle quali piú della metá sono capofamiglia, intendendosi con questo che anche se sposate o conviventi il loro reddito é il principale sostegno della famiglia. E li restituiscono i crediti? Beh, abbiamo parlato di bilancio positivo, per cui si, i crediti si restituiscono. Il capitale prestato é stato restituito e riprestato varie volte, certo c’é chi non ha pagato, ma sono cifre molto piccole sul totale del flusso finanziato: lo 0,40 % del totale!

Che le persone “povere” restituiscano i crediti d’altronde é un pó la scoperta dell’acqua calda, peró attesta anche la bontá del lavoro svolto, la scrupolositá nell’applicazione della metodologia e il clima di collaborazione e confronto costruttivo che si é stabilito con le ong locali. Perché momenti difficili ce ne sono stati, certamente, ma sono stati affrontati e superati grazie a uno spirito di reciproca fiducia e collaborazione che rende il lavorare a sud dell’equatore economico particolarmente gratificante e stimolante.

Certo che di cammino da fare c’é n’é ancora moltissimo, si calcola che le microimprese in Argentina siano circa 2 milioni e mezzo, il 90% delle quali sono di natura famigliare e impiegano stabilmente una sola persona. In questo momento sono circa 40.000 quelle che ricevono credito!

In questi ultimi mesi, Enrico Vagnoni é stato sostituito prima da Stefania Boccaleoni e poi da Alessio Adanti, cooperanti italiani espatriati, mentre l’equipe conta anche con la preziosa collaborazione di Juan Padilla, Maria Angelica Ortigoza, Magdalena Frigerio e con la saggia guida che i rappresentanti istituzionali delle ong di COCIM hanno saputo regalare durante questi intensi anni. Viera Schioppetto di ISCOS, Anna Daga del COSPE e Giuseppe Cocco prima e Aldo Magoga poi del Mlal, sono stati quelli che hanno saputo tenere ferma la barra del timone, anche quando il mare si increspava e i venti fischiavano minacciosi. Insomma, un bel progetto, una bella esperienza e una testimonianza di come il microcredito possa davvero essere qualcosa di piú che una alternativa teorica.

 

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La Redazione
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