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Milano. Generazioni e linguaggi diversi convivono nell’esposizione collettiva LOVE•&•HATE, in un’armonia tanto azzardata quanto stimolante.

Il confine tra amore e odio è sottile. La scienza dimostra come questi due sentimenti coinvolgano i medesimi circuiti celebrali, sebbene l’odio mantenga tracce di giudizio e razionalità. Apparentemente opposte, in realtà amore e odio sono emozioni intimamente connesse nel cervello umano. Questo spiegherebbe perché entrambe possano sfociare in reazioni estreme simili – empie o eroiche – spesso irrazionali.

L’indagine di LOVE•&•HATE muove dall’interesse per l’incontro e scontro di materiali diversi, di forme dissonanti e accostamenti azzardati. Un’attrazione e repulsione alla base di una ricerca formale del tutto particolare, capace di trovare un equilibrio inatteso tra elementi anche molto diversi tra loro, per determinare un’estetica nuova, incrocio di emozioni forti.

Le curatrici Valentina Romen e Annalisa Rosso proseguono la loro indagine sul gioiello contemporaneo, con l’obiettivo di trovare nuovi spazi e occasioni di confronto in un settore di grande attualità, ancora da scoprire.

Gli artisti in mostra sono:

Monika Brugger, orafa.
Spinge i limiti della creatività verso un territorio di distruzione violenta, bilanciato da un grande potenziale di grazia e ricostruzione. Nelle sue opere, concetti e tradizioni linguistiche, lavoro sartoriale e ricerca della materia preziosa. Un lavoro intimo, delicato, e al tempo stesso sfacciatamente ironico.

Federico Floriani, designer.
Attratto da oggetti non convenzionali e forme antropomorfe, ha sviluppato una particolare capacità di trasformare intuizioni visionarie in progetti coerenti, con un suo personale segno decorativo e una spiccata sensibilità per le immagini. Per la prima volta, si confronta con il tema del gioiello: una sua idiosincrasia.

Nadine Kuffner, orafa.
Un’operazione di disorientamento. I parametri assodati della gioielleria – materiali, dimensioni, peso, competenze artigiane – vengono messi in discussione. Così come l’idea di preziosità, che viene rivoluzionata attraverso interazioni e l’impiego dello stagno, metallo liquido lasciato libero di assumere forme minimamente delimitate.

Brigitte Niedermair, fotografa.
Una tensione emotiva costante attraversa gli scatti concettuali in cui convivono sublime e crudele, enigma e poesia, erotismo sottile e cruda realtà. Influenze diverse per un approccio meticoloso che si muove con naturalezza in territori estremi, trasformandoli in espressioni minimaliste e quasi asettiche, sospese e silenziose.

Gabi Veit, orafa.
Le forme della natura come fonte d’ispirazione. In mostra sono esposti una selezione di pezzi dedicati alla potatura, simbolo di una cesura che permette di svilupparsi, crescere. “Costruire e togliere il superfluo” negli oggetti preziosi realizzati con la tecnica della cera persa, dove il materiale vulnerabile viene trasformato in solido metallo.

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