Con mezzi improbabili, in Paesi lontani, in antichi conventi o sul divano di sconosciuti. Il numero di luglio-agosto di Piazza Grande offre spunti non tradizionali per andare in vacanza, anche con pochi mezzi a disposizione.

Il giornale di strada ha chiamato in causa Paolo Rumiz (è suo il volto in prima pagina) inviato speciale del ‘Piccolo’ di Trieste e storica firma di ‘Repubblica’. Scrutatore e camminatore instancabile, Rumiz ha dedicato al viaggio la sua vita di giornalista e di scrittore, e da poco ha percorso a piedi i 611 chilometri della via più antica d’Europa: l’Appia da Roma a Brindisi.

“Mettermi in cammino per il mondo è sempre stato un bisogno fisico, non posso sopravvivere da fermo. Per capire la realtà che mi circonda devo incontrare gente diversa da me, mettermi in gioco, verificare costantemente le mie certezze”.

E per cercare avventure non è necessario raggiungere mete esotiche: “Abbiamo meno soldi, ma ciò ci dovrebbe spingere a esercitare al meglio la nostra fantasia – dice Rumiz –. Il turismo di massa va sempre negli stessi luoghi, mentre ci sono regioni semi deserte d’Italia con meraviglie che aspettano di essere viste. Si pensi, per esempio, alla montagna o all’Appennino emiliano: alcune valli del bolognese sono molto meno abitate e conosciute di un secolo fa”.

A Paolo Rumiz fa eco Andrea Segre, regista di documentari su temi sociali, al lavoro su un progetto sul viaggio: ‘FuoriRotta’, un diario di viaggio lungo 15 anni che a settembre uscirà in sala come documentario, e che per ora è un concorso originale per giovani viaggiatori.

“Abbiamo scelto i viaggi in cui sentivamo il respiro di una vera ricerca – dice il regista –, di chi era mosso da una curiosità profonda e non semplicemente da desiderio di esotico. Lì dove il movimento in una direzione fuori rotta è un movimento anche verso te stesso”.

Una ricerca di Coldiretti annuncia per il 2015 un aumento dell’8 per cento degli italiani in vacanza. Restano comunque le difficoltà per molti di permettersi viaggi, ma non mancano gli espedienti per abbattere i costi.

Ci sono riusciti Anna, Lucio e la loro figlia Gaia che per 6 mesi hanno viaggiato in Europa sperimentando il baratto, lo scambio casa, l’ospitalità in eco-villaggi, tutto raccontato online e che ora è diventato anche un originale documentario.

Ma ci riescono anche i tantissimi che sperimentano Couchsurfing, Wwoof e Workaway, piattaforme web dove ci si registra per trovare ospitalità in casa altrui surfando da una divano all’altro oppure rimboccandosi le maniche e offrendo il proprio lavoro in cambio di vitto e ospitalità.

Giulia, una studentessa di 20 anni – che con un Wwoof ha fatto le sue vacanze in una fattoria – lo racconta così: “Quest’esperienza mi ha anche dato più fiducia nelle persone. La gente è disposta ad accoglierti in cambio di un piccolo aiuto, che è la cosa più bella di questa community”.