Brescia. Venerdì 25 novembre a Malegno I Luf presentano, in un concerto a sostegno del Centro Comunità “Ales Domenighini”, il loro nuovo album “Delaltèr”.

Ogni uomo sogna di viaggiare. Il viaggio è attesa e speranza, desiderio ed impazienza, ricerca e promessa. Ma per qualcuno è solo fuga dalla disperazione. Quando il viaggio diventa fuga, il viaggiatore diventa migrante“.

Sono queste le parole che I Luf usano per presentare il nuovo disco “Delaltèr”, uscito lo scorso 21 giugno in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato. Un concept album sul “viaggio”, raccontato come sempre con quella miscela di divertimento e impegno tipica della band, stemperando nell’allegria della musica temi tragici come la migrazione.

Il titolo del lavoro, in stretto dialetto bresciano della Valcamonica, significa “dall’altra parte” ed è completato dal sottotitolo “Verso un altro altrove”. Una “direzione ostinata e contraria” in un doppio disco (un cd elettrico e uno acustico con gli stessi brani più due canzoni dai lavori precedenti) impreziosito da un libretto a fumetti e da un poster che ritrae il gruppo in formato comics.

Il primo dei due dischi di “Delaltèr” si apre con “Verso un altro altrove”, singolo radiofonico e introduzione al tema centrale del lavoro, una canzone in due versioni (una più rock con ospite Alessandro Sipolo) che profuma d’Oriente e racconta sui ritmi cari ai Luf il disincanto di un viaggio partito con la speranza e terminato “fra gli ulivi e le lampare dove ora crescono le bare”. Un’immagine che torna pure in “Lampe Crucis”, dedicata all’isola martire di Lampedusa, e si ammanta di (laica) spiritualità in “Ave Maria Migrante”, dove la Madonna diventa “madre di tutti i clandestini” che dopo aver “pianto suo figlio sulla croce ascolta le lacrime di chi non ha più voce”.

Ma “Delaltèr” è anche un disco di festa, come nella title-track che è un inno al viaggiare sempre e comunque, magari muovendosi sul passo folk diviso fra America e montagna di “Questa macchina”, o passeggiando nella storia sino a sconfinare nella leggenda con “Don Vecare”, traccia che narra la storia di Giorgio Vicario il Bullo di Pisogne, bandito del ‘700 decapitato dai suoi stessi compagni di ruberie e malefatte. “Stelle” è invece il brano autobiografico di chi ogni sera si muove in un posto diverso che lo porta ad incontrare nuove persone, le quali sanno come coi Luf “il bicchiere è sempre pieno mai a metà”. E se “Signora dai lunghi pensieri” è un viaggio negli affetti e negli amori che a volte ritornano, “Camminando e cantando” è l’unico brano non scritto dai Luf, essendo una delle canzoni più popolari della musica brasiliana, portata al successo in Italia negli anni ‘60 da Sergio Endrigo.

Tuttavia un disco di viaggio non può dimenticarsi di chi ha compiuto l’ultimo tragitto, quello definitivo, e così “La lüna le ‘na randa mata” accompagna Ugo, amico fraterno e fan dei Luf, rivolgendosi alla luna tanto cara ai lupi, per avere risposte che non potranno mai arrivare. Dentro il vento soffiano infine anche le domande implicite nella chiusura di “Bare a Vela”, una brevissima poesia accompagnata dalla sola chitarra e da un verso tanto delicato quanto implacabile: “chi ha messo le vele alle bare lo sai solo tu”.