Travagliato (Brescia). “Negli ambienti della canonica la sua ultima firma”: è uno dei trenta capitoli del libro, intitolato “Luigi Casermieri – Il cielo stellato senza inferriate”, che l’esordio autunnale con cui il 2016 incontra il 29 settembre, ha in serbo di divulgare in una pubblica e corale presentazione, prevista, a partire dalle ore 20.30, nella sala civica “Nicolini” di via Marconi.

Protagonista di quest’avvincente biografia, pure correlata da una diretta trascrizione diaristica, è il compianto pittore citato nel titolo della medesima pubblicazione, realizzata per la cura dell’autore, Giovanni Quaresmini, nella figura promotrice dell’iniziativa editoriale che è fra i relatori previsti al tavolo della presentazione, insieme al parroco, don Mario Metelli, ed ai giornalisti, Claudio Baroni del Giornale di Brescia, Gian Paolo Laffranchi di Bresciaoggi e Massimo Tedeschi del Corriere della Sera, mentre, a fare gli onori di casa, sono rispettivamente attesi il sindaco e l’assessore alla Cultura, Renato Pasinetti e Simona Tironi.

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Copertina del libro “Luigi Casermieri – il cielo stellato senza inferriate”, di Giovanni Quaresmini

Decoratore, affreschista e pittore, Luigi Casermieri (1947 – 2015) aveva personalmente affidato alla propria minuta calligrafia un’intensa narrazione descrittiva della propria vita, attestando, fra altre interessanti considerazioni ed esperienze, stralci disarmanti di quelle dure vicende legate alle memorie dei difficili trascorsi della minore età vissuta nell’ambito della sua permanenza in orfanotrofi ed in vari istituti preposti all’accoglienza ed a quella educazione che, come quello di Casteggio (Pavia ), si riconducono alla rispettiva congregazione vocativa dei loro interpreti, secondo una religiosa pertinenza.

Si tratta di brani riprodotti in larga misura in questo libro, ricco di significative immagini evocative, fra le esternazioni più indicative di un vissuto documentato ed, infine, svelato, perchè possa, insieme ad una asseverata e subentrata testimonianza artistica pure attentamente trattata, essere materia indiretta per una costruttiva riflessione condivisibile, circa un certo percorso faticoso e sofferto del vivere.

Oltre l’autentica vena biografica, questo volume sviluppa, valorizzandole, una sequenza di altre realtà, intersecatesi fra loro, in una medesima consequenzialità temporale, caratterizzata da quei fatti e da quelle realizzazioni di rilievo che, nel differenziato piano creativo dell’arte figurativa, trovano il perdurante riscontro pittorico di vari aspetti concatenati alla laboriosa proiezione di una sensibile parabola esistenziale.

Per le edizioni della “Compagnia della Stampa”, centoventi pagine illustrate rendono omaggio ad un generoso artista bresciano che, nella sua vita in salita, ha pure saputo coniugare la propria apprezzata vocazione artistica con la spontanea dedizione filantropica spesa a favore di numerose e benefiche iniziative di promozione religiosa e sociale, fra le quali, l’abbellimento decorativo e pittorico di vari ambienti parrocchiali di Travagliato e di una serie di locali edicole votive, affrescate nella tradizionale corrispondenza dei loro soggetti devozionali, in armonia con il suo abituale stile espressivo, radicato nell’efficace repertorio di classici riferimenti culturali.

Riferimenti che, emancipati in una mitologica risoluzione, elaborata in aderenza ad una stilistica rinascimentale d’affabulazione, sono stati da lui pure assicurati, con altro genere di rappresentazioni, nei vari luoghi laici e profani delle committenze ricevute, sia in Italia che all’estero, per asservire le sedi interessate ad un suo conseguente estro echeggiante.

Nello sviluppare il proprio contributo introduttivo al libro, il parroco travagliatese don Mario Metelli, scrive, fra l’altro, a proposito di una lettura del legame di questo stimato artista che era nato a Voghera (Pavia), rispetto alla intervenuta rivelazione della sua elettiva località d’appartenenza:

“ (…) Le sue origini non trovano la genesi nella nostra comunità, ma vi è per provvidenza di Dio entrato a farne parte in modo appieno, facendosi travagliatese nell’incarnare il meglio di quello che noi siamo. Per noi, il suo non è il ricordo di un personaggio straordinario, ma la memoria di una persona vera che ha condiviso un tratto della nostra storia. Tanti sono gli aspetti edificanti che dalle pagine del suo diario e dalle varie testimonianze emergono dalla sua vita. Non si è certamente tirato indietro là dove il suo aiuto poteva essere significativo e utile; ha manifestato con la sua caratteristica riservatezza le sue doti e capacità, portandole anche in terre lontane; ha dato se stesso con generosità, senza cercare il tornaconto personale. Il suo stile libero ci proietta insieme oltre ogni barriera, nel guardare anche verso l’immenso e l’impossibile. Siamo riconoscenti a chi si è preso cura di ricordarne la memoria e mantenerlo così protagonista della nostra comunità. La mia gratitudine personale, espressa anche a nome dell’intera comunità, trova motivo nel suo ultimo operato sull’edificio della Casa Canonica. Quando già la malattia lo incalzava, vi ha dedicato tempo, fantasia e creatività con passione e amorevolezza. Tutto nella casa della comunità che è la Canonica parla di lui, in particolare alcune immagini tra cui il grande stemma della parrocchia, da lui pensato e realizzato che si affaccia sulla grande piazza”.