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“La guerra scoppiò quando il frumento cominciava ad avvolgersi della sua veste di grazia e le ultime more sui gelsi morivano di troppa dolcezza”, racconta Franco che assiste in piazza alla dichiarazione, attraverso la radio messa sul balcone dal podestà.

Iniziava la seconda guerra mondiale. Giunsero la morte, la miseria, il terrore, le battaglie sui monti, la Resistenza. Infine, la Liberazione.

Don Luisito Bianchi quel 25 aprile non aveva ancora 18 anni, ma si rimproverò sempre di non aver partecipato direttamente alla Resistenza.

Per “sdebitarsi”, negli anni Settanta scrisse la sua opera principale “La messa dell’uomo disarmato- Un romanzo sulla Resistenza”, un capolavoro della narrativa italiana cristianamente ispirata. Un libro che, sulla scia del maestro di don Luisito, don Primo Mazzolari, racconta la guerra, la lotta partigiana, il dolore e lo spaesamento per celebrare la pace.

Il romanzo ebbe una storia interessante. Uscì senza editore nel 1989 con il contributo di alcuni amici che ne avevano capito il valore. Solo nel 2003 arrivò un vero editore, valoroso quanto piccolo, Sironi, che lo pubblicò, lo distribuì e lo fece conoscere veramente.

Sarebbe interessante che straordinario pensiero di don Luisito e la sua voce sulla Resistenza, trovassero spazio e interesse nel dibattito di questi anni sul significato e sul futuro di una data così densa come il 25 aprile.

Ma questo non succede ancora. Se non in alcuni luoghi, come Leno, nella bassa bresciana.

Fu per strade tortuose e profetiche che Don Luisito arrivò a Leno, in Cassa Padana e alla Fondazione Dominato Leonense. Arrivò come un soffio lieve di umanità, empatia, generosità. Arrivò con quel suo libro, ma la collaborazione prosegue ancora oggi.

“Era un temperato giugno del 2011”, racconta il suo fraterno amico Pier Carlo Rizzi, “quando don Luisito, degente da alcune settimane all’Istituto don Carlo Gnocchi di Milano, cullava un sogno.

Eravamo scesi in cortile per una boccata d’aria che non fosse il vestibolo del reparto, lui in carrozzina e io a spingerlo.

Lui disincantato, consapevole dell’imminente chiusa dell’arco di vita che c’è concessa, frenata la carrozzina su uno scivolo, e io, dopo che m’ero seduto sul muretto inclinato dove uno spicchio di sole biancheggiava ogni cosa e c’intiepidiva discreto, iniziammo a vagheggiare sulla fine che avrebbero fatto le sue cose.

«Dammi un nome, una comunità religiosa che stimi e che possa fare di te e le tue cose buona custodia e buona memoria.»

«Vuoi correre il rischio di fare la fine del maiale?» Mi guardò perplesso e interrogativo. «Una volta morto, ognuno lo spezia e propina l’insaccato come vuole. È così che di Pasolini stanno facendo.» Amabile fu il silenzioso sorriso in tutta risposta.

Chiamammo al telefono Luigi, sì, Luigi Pettinati , il direttore di Cassa Padana scomparso nel novembre 2016, al quale avevo anticipato in una visita l’enorme e importante mole del suo fondo bio-bibliografico.

Con l’affettuoso quanto imperativo ricordo di quel giorno, cominciammo insieme a farneticare sui dettagli della sua aia e del rustico della casa paterna fino alla sua scomparsa, avvenuta il 5 gennaio 2012, cioè qualche mese dopo, e la potenzialità che il luogo portava in sé per fare custodia e memoria del suo lavoro e della sua vita di uomo e di prete a testimonianza”.

Un convegno il 4 maggio per celebrare la memoria e il pensiero di don Luisito
Un convegno il 4 maggio per celebrare la memoria e il pensiero di don Luisito

A cinque anni dalla sua scomparsa, il vagheggiato desiderio di don Luisito è diventato realtà. il 23 gennaio 2013 viene costituito in seno alla Fondazione Dominato Leonense di Leno il Comitato Fondo Luisito Bianchi che fra i tanti progetti aveva anche quello di mettere mano al rustico di via Giacomo Matteotti a Vescovato, nella campagna cremonese, che fu casa natale di don Luisito Bianchi e che era stata donata dagli eredi alla Fondazione Dominato Leonense.

E a sette anni dalla sua scomparsa, i semi d’amore iniziano a portare i primi frutti.

La sua casa natale, su desiderio dello stesso Luisito, sta diventando Casa Doreàn (casa della gratuità): dopo la donazione dell’abitazione fatta dagli eredi, Fondazione Dominato Leonense sta procedendo, in collaborazione con il Fondo Luisito Bianchi, all’attività di ristrutturazione dello stabile. Da questa ristrutturazione avrà origine un centro aperto a tutti, che nei prossimi anni custodirà l’immenso patrimonio librario, epistolare, letterario e musicale di Luisito.

Per ricordare e celebrare la sua figura, Fondazione Dominato Leonense e Fondo Luisito Bianchi promuovono sabato 4 maggio alle ore 17.00 presso Cascina Moreni a Cremona un grande convegno: Il profilo profetico di don Luisito Bianchi”.

Interverranno all’incontro Don Luigi Epicoco, teologo, scrittore e docente di filosofia alla Pontificia Università Lateranense; Massimo Tedeschi, saggista e giornalista del Corriere della Sera e Franco Aliprandi, segretario di Fondazione Dominato Leonense.

Saranno presenti anche Vittorio Biemmi, presidente di Cassa Padana e di Fondazione Dominato Leonense, don Gianpaolo Maccagni, vicario per il clero e per il coordinamento pastorale della Diocesi di Cremona, Natalino Stringhini, già vice-presidente nazionale Acli, Gianluca Galimberti, sindaco di Cremona, Davide Viola, presidente della Provincia di Cremona e Stefano Bruno Galli, assessore all’autonomia e cultura Regione Lombardia.

L’incontro, coordinato dal direttore del quotidiano La Provincia di Cremona Marco Bencivenga, sarà introdotto da Angelo Baronio, coordinatore scientifico di Fondazione Dominato Leonense.

Al termine del convegno, presso Cascina Moreni seguirà cena conviviale a cura della Cooperativa Eco Company al prezzo di 40,00 euro. Il ricavato sarà devoluto al Fondo Luisito Bianchi per la ristrutturazione di Casa Doreàn di Vescovato (prenotazioni al 331-6415475).

L’incontro è promosso in collaborazione con Cassa Padana Bcc, Acli provinciali di Cremona, Fondazione Fabio Moreni onlus, Seminario Vescovile di Cremona e Diocesi di Cremona con il patrocinio di Comune di Vescovato, Comune di Cremona, Provincia di Cremona e Regione Lombardia.

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